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Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. (Antonio Gramsci)
11 novembre 2011
Phobos Grunt alla deriva

Alle 20.27, ora italiana dell'8 Novembre il razzo Zenith- 2SB41 è partito alla perfezione dalla piattaforma di Baikonur. Un lancio da manuale, ma all'accensione del secondo propulsore in volo, qualcosa è andato storto.

 Phobos Grunt , tradotto la voce di Phobos, sembra avere qualche problema. La missione spaziale russa che doveva raggiungere una delle lune di Marte per studiarla, a causa di un problema tecnico o del software di gestione della traiettoria, non sta per il momento eseguendo il suo compito.

Al momento però l’Agenzia Spaziale Russa non da la missione ancora per definitivamente fallita, in quanto hanno ancora tre giorni (tempo disponibile prima che le batterie di collegamento con la terra si scarichino) per ricaricare una nuova traiettoria che permetta alla sonda di raggiungere la sua meta e di terminare il suo incarico, oppure di rientrare senza troppi danni sulla terra.

Phobos Grunt alla deriva.

Questo si rende necessario a causa della presenza di materiale radioattivo all’interno della sonda. Si tratta di cobalto57.

A quanto dicono le fonti dell’Agenzia Spaziale Russa si tratta di pochissimi grammi, non quantificati però, che sarebbe la stessa quantità presente nei rover Spirit e Opportunity.

L’impiego del materiale radioattivo si è reso necessario per il funzionamento dello spettrometro, che è stato montato sulla sonda per rilevare eventuali presenze di ferro sulla superficie della luna Phobos.

Secondo le prime indiscrezioni, potrebbe non essersi acceso il Fregat che doveva dare il via alla propulsione necessaria per impostare l’orbita corretta da seguire per raggiungere il 12 Ottobre del 2012 l’orbita di Marte e successivamente avanzare verso Phobos.

COmponenti di Phobos Grunt

Al momento non abbiamo dati effettivi per poter dire se l’Agenzia Spaziale proseguirà con il lancio o se la sonda verrà riportata a terra per ripristinare eventuali guasti sulle apparecchiature.

Purtroppo però, non è la prima volta che si verifica un guasto del genere.

Già ad Agosto e poi in Ottobre, il lancio del cargo Progress che doveva portare i rifornimenti alla ISS è fallito facendolo precipitare sulla terra. La causa? anche quella volta, fu una mancata partenza del Fregat.

Il problema è che, se la sonda dovesse essere guidata verso la terra, andrebbe fatto in un tempo limite di tre giorni, poi con le batterie scariche le comunicazioni sarebbero impossibili e di conseguenza lo sarebbe anche veicolare la sua caduta in un luogo sicuro, ma in caso di schianto in questo tempo limite molto breve, avremmo il grosso problema della dispersione del cobalto57 che ha un tempo di decadimento di circa 9 mesi, quindi fino a quando non passerà questo periodo di tempo, lo schianto potrebbe risultare potenzialmente pericoloso.

Il direttore del RosKosmos, Vladimir Popovkin, sembra essere fiducioso però in quanto ha dichiarato che il lancio non è ancora considerato un fallimento totale, ma la missione ha solo subito qualche intoppo. Queste sono state le sue prime dichiarazioni dopo che il problema è stato rilevato. Ma sono passate quasi ventiquattro ore e al momento le possibilità di poter rimettere nell’orbita corretta la sonda non sembrano molte.

Popovkin nelle dichiarazioni rilasciate durante la giornata ha tenuto a precisare che hanno passato una notte molto movimentata e che al momento non sono riusciti a ricaricare la traiettoria corretta. Il che vuol dire che la sonda orbita ancora intorno alla terra.

Altre fonti del RosKomos sostengono in realtà che riuscire a caricare la traiettoria corretta sulla sonda sarebbe un miracolo.

Purtroppo al momento in rete pare si voglia scatenare il caos, ipotizzando le fini più catastrofiche per questa sonda. Ma nonostante tutto siamo fiduciosi che venga trovato al più presto il modo di caricare il programma correttamente.

Questa missione doveva essere il fiore all’occhiello dell’agenzia spaziale russa, infatti pare che ci stiano lavorando dal lontano 1992, quando cominciarono gli sviluppi del progetto su carta.

Il primo lancio avrebbe dovuto essere pronto per il 2009, ma guasti meccanici hanno rimandato la missione, che è stata spostata ad ottobre 2011 e poi nuovamente a Novembre. Cioè Ieri.

Restiamo comunque ottimisti, perchè la missione potrebbe aprire nuovi orizzonti su Marte e le sue Lune, in quanto lo scopo del viaggio non è solo raccogliere pietre lunari da poter analizzare, ma durante la sua orbita intorno al Pianeta Rosso, Phobos Grunt dovrebbe rilasciare una micro sonda che viaggerà intorno all’orbita del pianeta per poterne catturare ulteriori informazioni per lo studio e favorire l’accelerazione dell’arrivo sul pianeta di un equipaggio.

La sonda,  altro non è che un micro satellite di fabbricazione cinese, che  ha inoltre già creato non pochi problemi nel 2007, in quanto l’agenzia spaziale ha dovuto ridisegnare la forma di Phobos Grunt per poterla trasportare.

Restiamo fiduciosi nelle capacità dei tecnici russi.

Vi aggiorneremo appena nuove notizie verranno diffuse.

Aggiornamento 10 Novembre

Nelle prime ore della mattina, ora di Mosca, Lev Zeleny direttore dello  Space Research Institute, ha comunicato che, grazie all’aiuto delle forze armate statunitensi e alla NASA, sono riusciti a determinare l’esatta traiettoria orbitale della sonda.

Operazione non semplice che ha finalmente permesso di poter effettuare il download delle informazioni relative agli errori, per correggerli ed effettuare un upload delle nuove coordinate.

Tutto questo però andrà fatto in brevissimo tempo presso la sede di Baikonur, l’unica che riesce a comunicare con la sonda nei periodi in cui non si trova nelle zone d’ombra.

In questi minuti stanno tentando di ricaricare i dati, ma a questo punto si suppone dovremo attendere la notte per ricevere ulteriori aggiornamenti, in quanto se questa procedura non dovesse andare a buon fine si tenterà un nuovo riavvio del modulo software della sonda, già tentato la notte scorsa.

RIA Novosti, la prima agenzia di comunicazioni Russa ha citato, Vladimir Popovkin capo dell’Agenzia Spaziale Russa, diffondendo il bollettino nel quale si evidenzia il reale guasto; pare che il propulsore MDU allo stadio Fregat non si sia acceso, ne al primo ne al secondo tentativo.







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8 novembre 2011
9/11/2011: la verità sull’asteroide "2005 YU55" contro la Terra

Un asteroide di 400 metri di diametro potrebbe colpire la Terra, ma gli esperti cercando di nasconderlo? Sembrerebbe così a leggere molte ipotesi apocalittiche dell'ultima ora, ma la verità (per fortuna) è diversa. Dopo la mezzanotte del 9 novembre, giorno in cui si celebra l'anniversario della caduta del Muro di Berlino l'asteroide 2005 YU55 scoperto solo da cinque anni, transiterà nello spazio compreso tra la Terra e la Luna, a circa 327mila chilometri dal nostro pianeta.  Anche se potenzialmente pericoloso, non comporta alcuna minaccia per la Terra per un'eventuale collisione nei prossimi cento anni, rassicura la Nasa. Alcuni sollevano dubbi sulla sicurezza della Luna che dista circa 384.400 dal nostro pianeta. Dovesse colpire il nostro satellite le conseguenze per noi non sarebbero piacevoli. Cerchiamo di capire cosa succederà davvero.

Partiamo dalla carta d'identità della asteroide. L'oggetto di cui stiamo parlando è stato scoperto il 28 Dicembre 2005 da Robert McMillan del Programma Spacewatch vicino a Tucson in Arizona, e osservato in precedenza da Mike Nolan, Ellen Howell e altri colleghi con il radar di Arecibo. L'incontro che si verifichà con la Terra sarà in effetti assai ravvicinato - 0,85 della distanza media fra Terra e Luna - senza tuttavia costituire un vero record: nel 1976 l'asteroide 2010 XC15 passò senza essere scoperto ad appena metà del raggio dell'orbita lunare, prima di essere rilevato l'anno scorso. La breve distanza dovrebbe permettere ai radar a terra di ottenere delle radio-immagini dell'asteroide con una risoluzione di 5 metri, molto più precisa che nel caso delle sonde orbitali utilizzate fino ad ora per le missioni di sorvolo asteroidale.

 

Siamo al sicuro?

Anche se classificato come un oggetto potenzialmente pericoloso, 2005 YU55 non costituisce una minaccia di collisione con la Terra per almeno i prossimi 100 anni. Tuttavia, questo sarà il massimo avvicinamento e un evento di questo tipo non si ripeterà fino al 2028, quando l'asteroide (153.814) 2001 WN5 passerà entro 0,6 distanze lunari. Dopo sarà la volta di Apophis con il prossimo perigeo previsto il 13 aprile del 2036; tuttavia, i rischi di una collisione nei passaggi successivi rimangono e i dati raccolti nei prossimi anni serviranno a prevedere l'orbita dell'asteroide fino almeno al 2070.

Gli asteroidi e gli impatti con la Terra

 

Nonostante le piccole dimensioni della maggior parte degli asteroidi se confrontate con il diametro terrestre (12756 km), l’impatto con un piccolo corpo che si muove ad alta velocità (decine di km al secondo), può portare alla formazione di un grande cratere con effetti devastanti anche per l’intero pianeta.

Un corpo che si muova verso la Terra con un’incertezza sull’orbita avente un raggio di 100 000 km, ha una probabilità dell’1,5% di cadere al suolo. Per questo motivo è necessaria un’osservazione assidua delle posizioni degli asteroidi: calcolando orbite sempre più precise si può distinguere fra i corpi davvero pericolosi e quelli innocui. Il continuo miglioramento della conoscenza delle orbite spiega perché all’annuncio della scoperta di un asteroide potenzialmente pericoloso (riportata comunemente anche da stampa e TV), segua qualche giorno dopo la puntuale smentita (ma non riportata dai media perché non fa più “notizia”).

In ogni caso l'atmosfera terrestre ci protegge dai NEO più piccoli, per intenderci quelli con un diametro dell'ordine di una decina di metri. Questi corpi, durante l’attraversamento dell’atmosfera, raggiungono temperature talmente elevate che sublimano prima di raggiungere il suolo. Nella fase di disintegrazione si generano superbolidi molto luminosi (visibili anche in pieno giorno), come quello di Lugo di Romagna del 19 gennaio 1993, dello Yukon del 18 gennaio 2000 o quello, un po’ più piccolo, del 6 aprile 2002 su Innsbruck (Austria). I superbolidi, a parte gli effetti elettromagnetici al suolo, sono relativamente innocui.

NEO sui 50 metri di diametro possono dare luogo ad eventi tipo quello di Tunguska (Siberia, 30 giugno 1908), o a quello avvenuto in Brasile nel 1930. Se cadono su regioni abitate il numero di vittime può arrivare a 5000, ma la catastrofe è regionale senza effetti sul larga scala. Per asteroidi di diametro superiore ai 1500 m l’effetto di devastazione è su larga scala (per via delle polveri immesse in atmosfera), e il numero di vittime potenziali è stimabile in 1,5 miliardi di persone. Con NEO dai 10 km in su, come quello responsabile dell’estinzione dei dinosauri 65 milioni di anni fa (evento K/T), si rischia l’estinzione della specie umana.

Il numero dei NEO diminuisce a mano a mano che si sale con le dimensioni, tuttavia la probabilità che, alla fine, un NEO di dimensioni chilometriche o decimetriche impatti la Terra non è zero. Da qui l’importanza di un monitoraggio continuo della volta celeste per scoprire e catalogare tutti i PHOs. Sfortunatamente le risorse investite nella ricerca dei PHOs non sono esuberanti ed esiste la probabilità di scoprirne uno pochi giorni prima della collisione con la Terra. In questo caso sarebbe molto difficile cambiarne l’orbita nella misura sufficiente ad evitare l’impatto: solo se il corpo è scoperto con grande anticipo si può avere una minima probabilità di successo nel difficile compito di deviazione orbitale.




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12 settembre 2011
Fusione fredda, lo strano caso dell'Università di Bologna

Due fisici emiliani sostengono di aver concretizzato uno dei sogni più sfuggenti della ricerca. Il loro reattore a fusione funziona, ma non sanno spiegare come. La comunità scientifica resta scettica

Roma - Sta facendo molto discutere la recente "impresa" di Sergio Focardi e Andrea Rossi, ricercatori dell'Università di Bologna che sostengono di aver sviluppato un nuovo design di reattore nucleare "portatile" in grado di generare energia attraverso un processo di fusione a temperatura ambiente. Nei giorni scorsi il reattore è stato presentato a un piccolo gruppo di spettatori e giornalisti, ma la comunità internazionale continua a professare scetticismo per via della mancanza di spiegazioni teoriche sul principio di funzionamento della tecnologia.

In molti hanno provato a "ingabbiare" il processo chimico-fisico che si verifica al centro delle stelle - la fusione di due atomi in un elemento differente con la conseguente generazione di spaventose quantità di energia - replicandolo a temperature meno estreme di quelle esistenti nei succitati nuclei stellari. Tutti hanno sin qui fallito, o per lo meno non sono riusciti a passare l'indispensabile test del "peer review" - la valutazione di studi e ricerche da parte di scienziati terzi e pubblicazioni specializzate.

Altrettanto fallimentare è stato finora il tentativo di Focardi e Rossi, con il loro studio inesorabilmente bocciato dalle riviste di settore per mancanza di spiegazioni teoriche sul funzionamento del loro reattore. Ma i due bolognesi non si sono dati per vinti, hanno dato origine al "blog di esperimenti nucleari" Journal of Nuclear Physics e hanno invitato stampa e colleghi a presenziare alla prima dimostrazione pratica della loro tecnologia.

Il reattore di Focardi e Rossi fonde atomi di nichel e idrogeno generando rame e liberando grosse quantità di energia: l'energia necessaria per la sua accensione è di 1.000W, ma scende a 400W dopo pochi minuti ed è utile a produrre 12.400 W con un guadagno energetico 31 volte superiore alla potenza in entrata. I ricercatori stimano il costo di produzione elettrica a meno di un centesimo per kilowattora, molto meno di quanto necessario agli impianti a carbone o gas naturale.

Per Focardi e Rossi il reattore funziona, e l'avvenuta fusione sarebbe confermata dalla produzione di rame e dal rilascio di energia corrispondente. Giuseppe Levi, scienziato dell'Istituto Nazionale di Fisica che ha collaborato all'organizzazione della conferenza stampa, conferma la produzione di 12KW e pianifica di redigere un rapporto con le sue considerazioni sul reattore bolognese.

I due fisici emiliani ammettono di non essere in grado di spiegare il perché, il principio teorico su cui si basa la loro tecnologia, ma promettono di passare dalla fase di sperimentazione a quella della produzione di massa del reattore nel giro di tre mesi. Il nostro giudice sarà il mercato, dicono Focardi e Rossi, e il mercato giudicherà la validità del nostro lavoro spazzando via congetture, ipotesi e criticismo.

Alfonso Maruccia



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20 maggio 2011
Una scoperta di scienziati giapponesi lascia supporre che esistano miliardi di “pianeti erranti”
Inserito da cassioli in Spazio, Ieri alle 10:32
“Pianeta” già di per sé vuol dire “errante” in greco, quindi sembra un’espressione un po’ ridondante. In realtà, i pianeti furono battezzati così dagli antichi Greci per distinguerli dalle stelle fisse; nel cielo notturno, infatti, gli Antichi osservavano migliaia di puntini luminosi, solo che alcuni restavano sempre immobili gli uni rispetto agli altri (le stelle), mentre altri si muovevano in modo apparentemente caotico in mezzo agli altri, e furono chiamati “(stelle) vaganti”, cioè “pianeti”.
Oggi sappiamo che stelle e pianeti sono oggetti profondamente diversi: basti guardare il sole, che ha un diametro di alcuni milioni di chilometri ed emette luce proprio, quando Giove, il più immenso dei pianeti del nostro sistema solare, ha un diametro di “soli” 140.000 chilometri, contro i 12.000 della Terra.
Ma c’è un’altra caratteristica fondamentale che differenzia stelle e pianeti: le prime emettono luce propria, i secondi solo luce riflessa. Quindi, nel buio dello spazio profondo un pianeta può essere visto solo se orbita intorno alla sua stella: o perché passandole davanti la oscura, totalmente o parzialmente (eclissi), o perché muovendosi intorno ad essa la fa oscillare introno al baricentro dei due corpi, cosicché possiamo osservare la stella muoversi “senza motivo”, e quindi dedurre la presenza del pianeta, sono diversi i modi per rilevare i pianeti extrasolari, ma finora tutti richiedevano la presenza della stella.
Ora gli scienziati giapponesi sono riusciti invece a “vedere” dei pianeti erranti: li hanno scoperti grazie al fenomeno della “lente gravitazionale”, teorizzato da Einstein decenni fa: secondo questa teoria, la forza di gravità è in grado di piegare i raggi di luce:



a causa di questo effetto, la fortissima gravità di una galassia è in grado di curvare la luce delle stelle che stanno dietro di essa (rispetto alla Terra), come si vede ad esempio in questa immagine:



Intorno a un punto centrale si osservano varie “galassie” inclinate in modo diverso: in realtà si tratta di un’unica galassia dietro alla grossa galassia in primo piano, “moltiplicata” e distorta dall’effetto della lente gravitazionale.
In quest’altra foto si vede un oggetto lontano “quadruplicato” dalla lente gravitazionale di un oggetto più vicino, dando origine alla cosiddetta “Croce di Einstein”:



Un fenomeno simile è stato osservato intorno a quelli che sono quindi stati identificati come pianeti erranti, aventi massa sufficientemente grande da distorcere la luce delle stelle dietro di essi.
L’aspetto intrigante della scoperta è che, visto l’alto numero di pianeti individuati in un’area molto piccola, si suppone che ne esistano svariati miliardi in tutto l’universo, completamente invisibili ad osservazioni tradizionali: la loro esistenza è infatti tradita non da un pixel su una foto, ma da tanti pixel che si spostano al passaggio di un “pixel nero”, evento molto più difficile da rilevare.
C’è da chiedersi allora se la tanto misteriosa “materia oscura”, chiamata “oscura” proprio perché non si sa cosa sia, non potrebbe invece essere proprio materia scura, cioè fatta di pianeti che non emettono luce propria.

Ma come fa un pianeta a "perdersi nello spazio"?? Questo simulatore in java permette di verificare come, in casi particolari, un pianeta può assumere un'orbita così larga da allontanarsi infine troppo perchè la sua stella riesca a richiamarlo a sè in un'orbita chiusa:
http://www.arachnoid.com/gravitation/

----


http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-13416431

ammesso che nn mi sembra chissà che scoperta ..nel senso che si sapeva che nell'universo ci fossero un numero infinito di pianeti lo pubblicato perche mi piacevano le immagini...



permalink | inviato da marika il 20/5/2011 alle 1:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
14 maggio 2011
Aids, un'altra vittoria fermato il contagio

PREVENZIONE

Negli Usa l'annuncio dell'Istituto nazionale della Salute dopo una ricerca sull'uso preventivo dei retrovirali. Controllate 1.763 coppie, la possibilità di trasmettere il virus al partner si annulla nel 96 per cento dei casi

dal nostro inviato ANGELO AQUARO NEW YORK - L'Aids non è più una maledizione. La malattia che ha devastato le ultime due generazioni, l'incubo che negli anni Ottanta aveva spezzato il sogno della festa sessuale senza fine, si scrolla finalmente di dosso l'orribile etichetta di condanna ineluttabile.
Resistere, da tempo, si può, grazie a quei farmaci retrovirali  che permettono ai malati di condurre una vita dignitosa. Ma per la prima volta una ricerca dimostra oggi che gli stessi farmaci, se usati da subito, bloccano la trasmissione. Il passaggio del virus è quello che definisce appunto un'epidemia. Per questo i medici americani parlano di traguardo storico.

L'annuncio dell'Istituto nazionale della salute squaderna numeri che ogni ricercatore vorrebbe sbandierare. I test dimostrano che le medicine sono capaci di bloccare le infezioni nel 96,3 per cento dei casi. Al punto che gli scienziati hanno deciso di interrompere l'esperimento originariamente decennale - portato avanti su 1.763 coppie - con quattro anni di anticipo. "I risultati dimostrano che curare il singolo malato - e farlo il più presto possibile - può avere un impatto significativo nella riduzione della trasmissione" spiega Anthony Fauci, il direttore dell'Istituto nazionale delle malattie infettive che ha curato la raccolta dei dati.
Al più presto possibile: è questa la chiave della ricerca. L'esperimento mirava a monitorare la possibilità di contagio del partner. E naturalmente - specificano i ricercatori - a tutte le coppie dell'esperimento sono state illustrate per prima cosa tutte le tecniche di prevenzione: preservativi compresi. Le coppie sono state così divise in due gruppi. Nel primo, le cure con gli antivirali sono state fornite come la pratica medica convenzionale prevede: e cioè quando nel paziente si comincia ad assistere alla degenerazione del sistema immunitario, che come si sa è l'obiettivo mortale del virus. Nel secondo gruppo, le cure sono state praticate invece appena la malattia è stata diagnosticata. E i risultati sono straordinari. Nelle 881 coppie del secondo gruppo, sono in una il partner è rimasto infettato. Nelle altre 882, il numero delle infezioni è subito salito a 27.

Che l'assunzione di medicine diminuisse la possibilità di infezione del partner era ovviamente una ipotesi già confortata dalla pratica medica quotidiana. La spiegazione è evidente: i farmaci retrovirali diminuiscono la quantità di Hiv nel sangue e prevedibilmente rendono il paziente meno infettivo. Ma l'esperimento dimostra per la prima volta in maniera scientifica l'assunto. Il test ha poi un significato che trascende l'esperimento particolare: è la dimostrazione che la strada indicata da tanti medici e attivisti, quella cioè della "prevenzione come rimedio", è ancora la più indicata per battere la malattia. Aspettando, ovviamente, quel vaccino su cui gli studiosi continuano a spaccarsi la testa.

Non è una espressione figurata. "Mi sto davvero spaccando la testa per trovare il modo di trasferire nell'uomo quello che abbiamo scoperto per le scimmie" dice alla Bbc Andrew McMichael, il professore dell'Oxford University che l'altro giorno ha annunciato su "Nature" un altro beneaugurante esperimento: funziona sui macaco (13 su 24 il rapporto del test) il vaccino che sconfigge la Siv, che sarebbe l'Hiv delle scimmie. Ma il cammino per arrivare a sperimentarlo sull'uomo è ancora lungo. Due anni fa, poi, sulla rivista Lancet è stato svelato un vaccino la cui efficacia è stata dimostrata in un terzo dei casi studiati. E la combinazione di alcuni medicinali funzionerebbe invece da cocktail per ridurre del 44 per cento la percentuale di trasmissione da maschio a maschio - secondo uno studio del New England Journal of Medicine.

Basterebbero questi pochi casi a sottolineare l'importanza dell'annuncio dell'equipe di Fauci. Che fra l'altro ha compiuto gli studi su coppie per il 97 per cento eterosessuali e selezionate in diversi paesi, dall'Asia all'Africa fino agli Usa. Proprio l'importanza di accedere presto alle cure rivela però l'altezza della posta in gioco. Soprattutto nei paesi che una volta si definivano in via di sviluppo l'accesso alle costosissime medicine continua a essere difficile. E i tagli alla sanità in tutto il modo finiscono per azzoppare le campagne di prevenzione. Ma lo studio-spartiacque proprio questo dice: che l'Aids si può sconfiggere, sì, con medicine e prevenzione. Una sfida che adesso dovrebbe essere affrontata letteralmente senza risparmio.
(13 maggio 2011)


mi viene da pensare ...quante coppie o persone si sono dovute prendere per far da cavia l'aids??
e poi speriamo che si arrivi a qualcosa ....uno si deve prendere i farmaci per prevenirlo??boh vedremo




permalink | inviato da marika il 14/5/2011 alle 1:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
30 aprile 2011
Maschi addio, lo sperma arriva dal midollo osseo delle donne
La ricerca ai primi stadi di scienziati inglesi apre inquietanti scenari
ROMA
Cari uomini, addio. Dopo avere raggiunto la parità dei sessi, ora le donne attuano il sorpasso “definitivo” nei confronti del maschio, rendendosi autonome nell’unica cosa che, fino ad oggi, non potevano fare: autofecondarsi. Una prospettiva “estrema”, che nel prossimo futuro potrebbe non essere così fantascientifica dopo la scoperta fatta dagli scienziati inglesi dell’università di Newcastle Upon Tyne, che hanno scoperto un modo per trasformare le cellule staminali del midollo osseo femminile in sperma, tagliando di fatto il maschio fuori dal processo di creazione della vita.

La scoperta è pubblicata sul New Scientist e ha ampio risalto su tutti i principali quotidiani inglesi. Il professor Karim Nayernia, che guida l’equipe, è pronto ad iniziare gli esperimenti entro i prossimi due mesi, previo il rilascio delle necessarie autorizzazioni e si dice certo di potere produrre le prime cellule spermatiche femminili entro due anni. Lo sperma maturo, capace di fertilizzare gli ovuli, richiederà invece almeno tre anni di esperimenti.

Una sorta di “primo stadio” dello sperma da cellule di midollo osseo femminile sarebbe già stato prodotto dai ricercatori lavorando sui topi di laboratorio, bombardando le staminali del midollo osseo di vitamine e composti chimici. Secondo gli scienziati la scoperta potrebbe rappresentare una tappa fondamentale nella lotta contro l’infertilità. C’è solo un piccolo particolare che va tenuto presente: i bambini nati in questo modo potrebbero essere esclusivamente di sesso femminile, perchè nella riproduzione non entrerebbe in gioco il cromosoma Y, che è un “copyright” esclusivamente maschile. Cosa che, comunque, potrebbe non importare alle coppie omosessuali, che potrebbero avere in questa “terapia” l’unico modo per ottenere dei figli che siano biologicamente il prodotto di entrambe le persone della coppia.

Ma gli scenari aperti da questa scoperta, anche a livello etico, possono diventare inquietanti: le ricerche potrebbero consentire a una donna di aver un bambino “tutta da sola”, grazie allo sperma prodotto dalle cellule del proprio midollo osseo e ai propri ovuli. E la cosa potrebbe verificarsi anche per un uomo, che potrebbe produrre similarmente le cellule uovo dal proprio midollo osseo. In entrambi i casi si tratterebbe di ipotesi ad lato rischio di anormalità genetiche.

ma se ricercassero qualcosa di piu utile invece che ste stronzate....lasciate fare alla natura il suo corso...cercate la soluzione per i tumori ..e tutto il resto



permalink | inviato da marika il 30/4/2011 alle 20:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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