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Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. (Antonio Gramsci)
10 marzo 2013
Piemonte: cinghiali Valsesia contaminati da tracce di cesio 137

Roma, 7 marzo 2013 - Tracce di cesio 137, oltre la soglia prevista dal regolamenti, sono stati riscontrati in seguito a controlli nella lingua e nel diaframma di cinghiali del comprensorio alpino della Valsesia. Il cesio 137 è un isotopo radioattivo rilasciato - tra l'altro - nel 1986 dalla centrale di Chernobyl.

MASSIMA ALLERTA - Il ministro della Salute,Renato Balduzzi, in contatto con le autorità sanitarie e la presidenza della Regione Piemonte, ha immediatamente attivato il comando dei Carabinieri del Nas e del Noe, nel cui reparto operativo è inserita una Sezione inquinamento da Sostanze radioattive (orientata al contrasto di traffici illeciti di rifiuti e materiali radioattivi e dotata di complessi laboratori mobili di rilevamento), che insieme alla direzione generale per l'igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione dello stesso Ministero coordineranno tutti gli accertamenti. La prima riunione urgente di coordinamento è stata in detta per domani mattina.

RISULTATI SCONVOLGENTI - Sono stati analizzati campioni di lingua e diaframma di capi abbattuti durante la stagione venatoria 2012/2013. Su 27 campioni il livello di cesio 137 è risultato superiore allo soglia indicata dal regolamento 733 del 2008, come limite tollerabile in caso di incidente nucleare. I campioni erano stati prelevati per essere sottoposti ad una indagine sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce prevalentemente suini e cinghiali. Successivamente gli stessi campioni sono stati sottoposti a un test di screening per la ricerca del radionuclide Cesio 137, con l'intento di mettere a punto la metodica stessa, coerentemente con quanto espresso dalla raccomandazione della Commissione europea del 14 aprile 2003. I risultati hanno evidenziato la presenza di un numero consistente di campioni con livelli di Cesio 137 superiori a 600 Bq/Kg (becquerel per kilo, unità di misura per il cesio 137).

ALTRI ESAMI - I valori dei campioni oscillano in un range tra 0 e 5621 Bq/Kg e 27 campioni presentano valori al di sopra dei 600 Bq/kg. Ad oggi dei 27 con valore superiore alla soglia ne sono stati inviati 10 al Centro di Referenza Nazionale per la ricerca della radioattività nel Settore Zootecnico Veterinario dell'IZS di Puglia e Basilicata; 9 sono stati  confermati, con la metodica accreditata, con valori superiori ai 600 Bq/Kg. Il decimo campione ha un valore attorno ai 500 Bq/Kg. E' stato già programmato l'invio dei 17 rimanenti campioni positivi allo screening al Centro di Referenza nazionale di Foggia.



Cinghiali radioattivi, indagine sulle Alpi

27 animali
Sono i cinghiali abbattuti nell’ultima stagione di caccia nelle viscere dei quali è stato rinvenuto il cesio 137


Gli esperti: “Il cesio 137 potrebbe essere un’eredità dell’incidente
di Cernobil dell’86”
ALESSANDRO BALLESIO
VERCELLI

Cernobil. Adesso più nessuno ha paura di pronunciare a voce alta questa parola che fino a ieri, quassù in Valsesia, settanta chilometri da Vercelli, sembrava impossibile soltanto da immaginare. È proprio la centrale maledetta, quella del 1986, quella dell’incidente che ricorderanno chissà quante generazioni ad aver sporcato la terra con il cesio 137, trovato in quantità massicce nelle viscere di 27 cinghiali abbattuti nell’ultima stagione di caccia. 

 

Gli esperti non sanno fornire altre spiegazioni: è di fronte a quest’unica certezza che verrà lanciata una campagna di controlli estesa a tutto l’arco alpino. Non solo Valsesia, non solo Piemonte. «È doveroso iniziare uno screening di tutti i cinghiali presenti nelle vallate del Nord Italia. Sarà un lavoro lungo ma necessario: non possiamo pensare che gli unici casi si siano verificati in una porzione così minuscola di territorio. Bisogna approfondire. E pensare anche ad altre specie selvatiche come i caprioli, che sono in rapida diffusione».  

 

È quanto ha detto il responsabile dei laboratori di zooprofilassi di Vercelli, Novara, Asti e Alessandria, Fulvio Brusa, che ieri ha partecipato a Torino alla riunione di emergenza indetta dal ministro della Salute, Renato Balduzzi in video conferenza da Roma, con i carabinieri di Nas e Noe.  

 

I primi, questi, che grazie a un laboratorio mobile per il rilevamento di sostanze radioattive partiranno alla volta di un minuscolo perimetro di valle, in Piemonte orientale, per carpire quanto più potranno del «mistero cesio 137». Mentre il Noe procederà al campionamento di terra ed acqua, il Nas si occuperà delle matrici alimentari che verranno analizzate nei laboratori degli istituti nazionali: selvaggina, frutti di bosco, funghi, latte, formaggi. E da lì l’operazione cinghiali (e tutto ciò che ne consegue) si dipanerà in altre province, in altre regioni.  

 

Anche in Lombardia, dove pure l’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Elias, ieri mattina era intervenuto per sottolineare che «nessun livello anomalo di radioattività è stato finora rilevato. Ma non abbassiamo la guardia». L’Arpa del Piemonte ha assicurato che sarà in prima linea: effettuerà «uno specifico monitoraggio radiometrico» con particolare riferimento ai suoli e ai vegetali.  

 

Della riunione di ieri è stato informato anche il procuratore di Vercelli Paolo Tamponi che aveva già aperto un fascicolo contro ignoti per avvelenamento di acque e di sostanze alimentari. Il pm vercellese incontrerà gli ufficiali dei carabinieri il 13 marzo. Hanno collaborato le autorità regionali, fornendo la mappa precisa dei luoghi di tutti gli abbattimenti: di ogni animale adesso si conosce l’età e il peso.  

 

Intanto in Valsesia non si parla d’altro. Anche se ora è noto che gli esami di ricerca del cesio 137 tra il 2006 e il 2010 non hanno rilevato picchi preoccupanti (non più di altre regioni italiane, almeno). Nella norma, latte e formaggi. Ma qualche ristorante, per scrupolo, il cinghiale l’ha già bandito dalla tavola. 




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31 agosto 2012
Iran non rinuncia a nucleare

           

Aprendo il summit dei Paesi Non Allineati a Teheran, la Guida suprema iraniana Ali Khamenei ha ribadito che l'Iran non cerca di dotarsi di armi atomiche ma non rinuncerà all'energia nucleare a scopi pacifici. La Guida suprema iraniana ha sostenuto inoltre che le sanzioni internazionali contro l'Iran per il suo programma nucleare sospettato di finalità militari non paralizzano i paese ma anzi lo rendono più "solido".

L'iran "non cerca di avere armi atomiche" ma non rinuncerà "mai al diritto della sua gente all'uso pacifico dell'energia nucleare", ha detto Khamenei affermando che "energia nucleare per tutti e armi nucleari per nessuno è il "nostro motto". La guida suprema ha ribadito che l'uso dell'atomo per fini militare è considerato un grande "peccato" dall'islam. Inoltre "le armi atomiche non forniscono sicurezza né servono a consolidare il potere ma rappresentano una minaccia per tutti".




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21 maggio 2012
Fukushima un anno dopo. Il rapporto finale di Greenpeace: «può succedere ancora»
Lavori in corso nell'impianto di Fukushima Dai-ichi    L'impianto di Fukushima Dai-ichi            
TOKYO - Una nuova Fukushima potrà accadere in futuro, da qualche parte nel mondo. È piuttosto deprimente la conclusione del rapporto che Greenpeace ha rilasciato oggi, a quasi un anno dal terribile 11 marzo 2011, quando il mondo intero fu costretto a essere spettatore passivo e sconvolto di un terremoto e uno tsunami che innescarono la peggiore catastrofe nucleare del XXI secolo. "Lezioni da Fukushima", si intitola il dossier stilato da tre esperti per conto dell'organizzazione ambientalista (David Boilley, fisico nucleare del laboratorio francese indipendente Acro; David McNeill, corrispondente in Giappone di vari pubblicazioni mediche ed educative; Arnie Gundersen, ingegnere nucleare). Il rapporto è stato illustrato al Foreign Correspondents' Club di Tokyo, nel giorno in cui 11 attivisti di vari Paesi (tra cui l'italiano Alessio Ponza) hanno scalato il Monte Fuji per lanciare un messaggio contro il nucleare. dal nostro inviato Stefano Carrer - Il Sole 24 Ore -  Greenpeace sarà pure "di parte", ma certo è difficile sottrarsi all'impressione che la Tepco – l'utility che gestisce la centrale di Fukushima Daichi – si sia comportata come un qualsiasi comandante Schettino, con forti tratti di irresponsabilità prima, durante e dopo la tragedia, e che l' "armatore" – ossia il Governo e le autorità di regolamentazione - abbiano reagito a volte ponendo in primo piano considerazioni di diverso tipo (ad esempio il contenimento della diffusione del panico e del danno emergente per l'industria del settore) rispetto alla priorità assoluta da dare alla tutela dei cittadini. La conclusione di Greenpeace è che non è stato un disastro naturale a generare il disastro nucleare: si è trattato piuttosto di un disastro provocato dall'uomo a causa dei fallimenti di Governo, autorità di regolamentazione e industria nucleare. «Le cause fondamentali dell'incidente nucleare stanno nei fallimenti istituzionali dell'influenza politica e di una regolamentazione guidata dall'industria: fallimento delle istituzioni umane nel riconoscimento dei rischi reali, fallimento dal nostro inviato Stefano Carrer - Il Sole 24 Ore -



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5 ottobre 2011
Incidente nucleare in Belgio: Nessun pericolo per l’Italia?

L'incidente nucleare sarebbe avvenuto nell'impianto di reciclaggio, AIEA, nei Paesi Bassi. Italia, pericolo radiazioni in arrivo?

Un ispettore dell’Euratom e un funzionario di Begoprocess, presenti all’interno dell’impianto al momento dell’incidente, sono stati quest’oggi sottoposti a diverse e precise procedure di decontaminazione esterna e a minuziosi controlli medici che determineranno il livello della loro esposizione radioattiva. L’Aiea ha confermato quanto segue: “Le autorità belghe hanno riferito l’area in cui è avvenuto l’incidente è stata isolata e che non c’è stata alcuna perdita radioattiva nell’ambiente. La decontaminazione dell’impianto dovrebbe cominciare presto”. L’Aiea dunque conferma a priori la non dispersione di materiale radiattivo e conseguente fuga radiattiva nell’ambiente circostante il perimetro dell’impianto esposto al rischio, dunque non ci dovrebbero essere conseguenze per i Paesi circostanti e per l’Italia.

Un incidente radiattivo in Belgio di entità simile all’odierno, accadde già nella fine d’agosto 2008, un articolo.




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16 settembre 2011
Nucleare: il Giappone dice addio all’atomo e vira verso il “verde”

nucleare_stresstest_250x166Abbandonare il nucleare e scegliere le rinnovabili, puntando a diventare un Paese leader nel settore. È questa la nuova politica energetica del neo premier Yoshihiko Noda per il Giappone.

A sei mesi dal disastro di Fukushima e il giorno successivo al nuovo incidente nucleare francese, Noda, sesto capo di governo in 5 anni, ha annunciato nel suo primo intervento al  Parlamento giapponese che il Paese del Sol Levante cambierà strada: diminuirà sempre di più la dipendenza dall'energia nucleare a vantaggio delle energie rinnovabili, fino a diventare un modello a livello mondiale in questo settore. Una politica in linea con quella dell’ex premier Naoto Kan, che aveva accettato di rassegnare le dimissioni solo dopo l’approvazione di un progetto di legge che incentivasse fortemente sole e vento a discapito di uranio e plutonio.

Negli ultimi 6 mesi in Giappone su un totale di 54 reattori 30 sono già stati chiusi, così, se prima dell’incidente si prevedeva di aumentare di oltre il 50% l'elettricità d'origine nucleare sul totale nazionale, ad Agosto di quest’anno la quota energetica dell’atomo è scesa al 26,4%.

Ripartiremo con una pagina bianca e presenteremo entro l'estate prossima un nuovo piano energetico che arriva fino al 2030”, ha dichiarato il nuovo capo del governo. “Dobbiamo creare –ha spiegato Noda- una società basata su nuove energie. Grazie alle nostre capacità tecniche, insieme a una riforma delle leggi e a una politica di sostegno per l'adozione delle nuove energie, noi dobbiamo fare del Giappone un modello su scala globale”.


Il Giappone è un paese massacrato dai terremoti. Dobbiamo ridurre il nostro utilizzo di energia nucleare nei prossimi 20 anni”. Lo ha affermato Masayoshi Son, fondatore e amministratore delegato della Softbank, intervenuto in occasione del lancio della Japan Renewable Energy Foundation. Per raggiungere l’obiettivo 60% di energia dalle rinnovabili entro 20 anni, spiega Son, saranno necessari 2 trilioni di yen (26 miliardi di dollari). E Son, l’uomo più ricco del Giappone, ci crede e ha già investito personalmente per costituire la Japan Renewable Energy Foundation. Inoltre, la Softbank investirà dai 10 ai 20 miliardi di Yen nel business delle energie rinnovabili.

Se, da una parte, aumentare la produzione di energia rinnovabile è una priorità, dall’altra, questa virata “verde” è una strada obbligata dal deficit energetico, ma anche dalla crisi dello yen. A spiegare la situazione è lo stesso Noda:  “Il Giappone deve uscire da due crisi: quella del terremoto di marzo e la crisi economica globale. La discesa storica dello yen, abbinata con l’ascesa dei Paesi emergenti, rappresenta una minaccia senza precedenti per la nostra industria. C’è il rischio che le nostre industrie scompaiano e che posti di lavoro vengano persi. Se ciò accadesse, non potremmo uscire dalla deflazione o ricostruire le zone colpite”.


sarà vero?




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16 settembre 2011
Esplosione nucleare in Francia. WWF chiede chiarezza


«L’impianto di Marcoule in è usato per riciclare l’uranio e il plutonio contenuti nelle bombe nucleari e nelle barre di combustibile esaurite e farne MOX (Mixed Oxide Fuel), combustibile usato in impianti nucleari». Lo afferma il prof. Sergio Ulgiati del Comitato scientifico del Italia. «Il MOX contiene plutonio e uranio di varia origine (riciclato, impoverito o naturale). Siccome la sua produzione richiede una serie di fasi molto delicate di separazione del plutonio e dell’uranio dal combustibile esaurito o dagli ordigni nucleari smantellati, il rischio di tale lavorazione è evidente, e così pure la possibilità di fuoriuscita di materiale altamente contaminato in atmosfera». L’esperto non tarda poi a riferirsi al recente incidente nucleare che ha coinvolto l’impianto francese: «Resta pertanto il timore – continua Ulgiati – che l’incidente possa aver coinvolto anche scorie di elevata attività e per questa ragione sono  necessarie informazioni chiare e dettagliate». Intanto il WWF Italia, tenuto conto della ridotta distanza che separa l’Italia dal luogo dell’, ha chiesto al Governo italiano di attivarsi per ottenere dati completi sulla reale natura dell’incidente e della sua entità. «Questo incidente – aggiunge Mariagrazia Midulla, Responsabile Policy Clima ed Energia del WWF Italia – mostra come ogni singola fase del ciclo nucleare rappresenti una potenziale fonte di pericolo».



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13 settembre 2011
Francia, con l'esplosione di Marcoule torna l'incubo nucleare

Nella tarda mattinata di ieri a Marcoule, vicino Avignone - a 257 km da Torino - si è verificata un'esplosione in un sito di trattamento delle scorie. È al momento esclusa la possibilità di una fuga radioattiva. Greenpeace denuncia: "l'impianto in cui si è verificata l'esplosione non rientra nella lista di quelli per i quali il Governo francese aveva richiesto gli stress test".


marcoule

13 Settembre 2011

A sei mesi dal disastro di Fukushima, un altro incidente nucleare risveglia la paura per il nucleare. Dal Giappone al sud della Francia. Nella tarda mattinata di ieri a Marcoule, vicino Avignone, si è verificata un'esplosione in un sito di trattamento delle scorie.

La notizia dell'incendio, che ha provocato 1 morto e 4 feriti, ha scosso anche l'Italia per la vicinanza ai confini del nostro Paese e dunque per i rischi di una fuga radioattiva per la popolazione. Marcoule si trova infatti a 242 km in linea d'aria da Ventimiglia, 257 da Torino e 342 da Genova. La possibilità di una fuga radioattiva è stata poi esclusa dalle autorità francesi. La conferma che non ci sono state contaminazioni al di fuori dell'impianto è giunta anche dalla polizia.

Secondo le prime ricostruzioni l'incidente è stato causato dall'esplosione di un forno che serviva a fondere rifiuti radioattivi metallici. Secondo un portavoce di Edf , la società proprietaria del sito, “si tratta di un incidente industriale, non di un incidente nucleare”.

L'impianto in cui è avvenuta l'esplosione è utilizzato per il trattamento di scorie ma non sono presenti reattori. Nella centrale, filiale della società Socodei e Edf, viene prodotto il Mox, combustibile nucleare contenente uranio miscelato a plutonio proveniente dalle armi atomiche. L'esplosione di ieri non è però avvenuta nella centrale.

Il sito fa infatti parte del più ampio centro nucleare di Marcoule, un'istallazione industriale gestita da Areva e dal Cea, e prima centrale nucleare francese. Nella zona di Marcoule furono costruiti i reattori nucleari a uso militare per le ricerche destinate alla costruzione della bomba atomica francese.

In seguito all'esplosione avvenuta ieri, per cause ancora da accertare, non è prevista nessuna evacuazione né isolamento di lavoratori della centrale dove è avvenuto l'incidente.

Salvatore Barbera, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace, ci ha confermato a telefono che attualmente non sembra vi siano rischi per l'Italia derivanti dall'incidente francese. Un team inviato sul posto dall'associazione non ha infatti rilevato al momento nessuna fuga radioattiva.

Tuttavia, come ci ha spiegato Barbera, Greenpeace denuncia il fatto che l'impianto in cui si è verificata l'esplosione non rientra nella lista di quelli per i quali il Governo francese aveva richiesto gli stress test. Conclude Barbera "pur non trattandosi di una centrale nucleare, il sito contiene comunque materiale potenzialmente pericoloso".

Secondo l'associazione ciò conferma che la sicurezza dell'industria nucleare è soltanto “una promessa continuamente disattesa” e che i nuovi standard di sicurezza richiesti dopo il disastro di Fukushima sono “lontani da coprire l'intera filiera del nucleare”. La Francia, come la Germania e il Giappone, dovrebbe gradualmente abbandonare il nucleare e investire in risparmio energetico ed energie rinnovabili.




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13 settembre 2011
Esplosione su un sito nucleare a Marcoule : un morto e quattro feriti
Un forno è esploso Lunedi alle 11:45 nel sito nucleare di Marcoule (Gard), in un impianto di trattamento dei rifiuti di una filiale della EDF, con il rischio di una fuoriuscita radioattiva.
"Ci sarebbero un morto e diversi feriti. L'incidente è avvenuto nel centro Centraco della società Socodei, una filiale della EDF, di Codolet " ha precisato un portavoce del Commissariato all'Energia Atomica (CEA) "Per il momento, non c'è sversamento di rifiuti radiattivi", ha aggiunto.
12 settembre 2011 - Ernesto Celestini
Fonte: www.rue89.com - 12 settembre 2011

La prefettura di Gard ha dichiarato all’agenzia Reuters che non ci sarebbe stato rilascio radioattivo "anche se il rischio di perdite esiste."


Un morto e quattro feriti, bilancio provvisorio


L'incidente ha provocato la morte di una persona e il ferimento di quattro, una bilancio provvisorio confermato dall’ASN (Autorità per la sicurezza nucleare).

Carte nucléare de France

Il sito Marcoule è una piattaforma con più siti:
• Centraco (centro nucleare di trattamento e ricondizionamento), specializzata nel trattamento dei rifiuti provenienti dallo smantellamento delle centrali nucleari, gestito da una filiale di EDF, è formato da una fonderia e un inceneritore,
• MELOX, specializzata nella produzione di Mox ed è gestito da Areva
• Progetto di ricerca sui reattori di quarta generazione gestito dalla CEA.


Il sito Francenuc, riporta da fonti ufficiali, che Centraco è in attività dal 1999, e raccoglie rifiuti a basso livello radioattivo. Il forno ha una capacità di circa 4 tonnellate.


Un perimetro di sicurezza è stato creato per prevenire il rischio di perdite, hanno precisato i vigili del fuoco che al momento non erano ancora in grado di fornire una valutazione precisa del bilancio di questo incidente. Ma secondo il quotidiano locale Midi-Libre, che ha inviato giornalisti sul posto:

 

  •  "Non è stata messa in atto nessuna misura di contenimento della radioattività nei villaggi circostanti, né nel perimetro di sicurezza intorno allo stabilimento. Solo le porte del recinto sono state chiuse ".
  • Contattato alle14:00, quasi due ore dopo il fatto, il reparto della ASN di Marsiglia, incaricato di assicurare il controllo del nucleare per proteggere il pubblico e informare i cittadini ha detto di non aver nessun funzionario in loco per rispondere alla stampa, e consiglia di "richiamare più tardi".
  • Alle ore 14.15, ASN di Marsiglia ha precisato che i responsabili avevano lasciato il sito di Marcoule e non erano perciò raggiungibili. Si doveva attendere il ritorno del Capo Divisione prima di rilasciare ogni dichiarazione.
  • Data l'urgenza del caso e la necessità di informare tempestivamente la popolazione preoccupata per una possibile perdita radioattiva, l'ASN ha risposto che di fronte a un tale evento, la procedura interna prevedeva di "attendere il semaforo verde del Capo divisione prima di fornire qualsiasi informazione. "

Non è stata la prima volta a Marcoule.


Nel marzo scorso, un incidente di livello 2 (in una scala fino a 7) si era già verificato sulla stessa piattaforma di Marcoule. Questo incidente era stato inizialmente segnalato di "livello 1" da parte di Areva, ma dopo aver esaminato il caso, l'Autorità di sicurezza nucleare aveva deciso di classificarlo di "livello 2". Contestazione avanzata dall’ASN: "Il mancato rispetto di parecchi requisiti di sicurezza nell'impianto."
Nello stesso sito, Areva produce il combustibile MOX, da un miscuglio di uranio e plutonio, particolarmente radioattivi.
Il 3 marzo, ricorda L'Express, in occasione di un'operazione eccezionale, una massa di materiale fissile era stato introdotto nella fabbrica, e questo materiale aveva provocato il superamento del "limite di sicurezza-critica" - un incidente di criticità equivale all'inizio di una reazione nucleare fuori controllo - perché, a quanto pare, il materiale fissile non era stato pesato correttamente. L’Express continua:
" Il limite infatti, è stato superato solo dell’1% ", ha precisato l’ ASN - il rischio di criticità era quindi nullo. Naturalmente, questo "evento" non ha avuto nessun impatto né sul personale né sull'ambiente, afferma la ASN, visto che è stato riparato il giorno successivo.


E lo iodio?


Speriamo che le persone che vivono nei paraggi abbiano dello iodio a loro disposizione, come è previsto dai piani di intervento prioritari (IPP). La Francia però, potrebbe avere qualche falla nelle dotazioni previste per questi trattamenti preventivi, da disporre al più presto dopo una fuga di radiazioni.
Greenpeace deplora che il sito non sarà sottoposto a revisione da parte dell'Autorità per la Sicurezza Nucleare, nell'ambito dei controlli previsti dopo l'incidente a Fukushima in Giappone.
"Per mancanza di mezzi, i soli siti sottoposti a queste verifiche supplementari saranno le centrali nucleari di L'Aia e MELOX" si giustifica Sophia Majnoni, responsabile della campagna nucleare.
Alle 14:30, la prefettura di Gard non era ancora in grado di dare comunicazioni e il suo sito web è stato bloccato.




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12 settembre 2011
Francia: esplode forno in un sito nucleare “Non ci sono fughe radioattive”


Scoppia un forno nello stabilimento che produce combustibile nucleare a Marcoule, vicino Nimes. Un morto e quattro feriti. Il sito si trova a circa 242 chilometri da Ventimiglia, a 257 da Torino e a 342 da Genova. Un portavoce della Cea, il commissariato per l’energia atomica, precisa: "Nessuna fuoriuscita radioattiva si è verificata al momento"

La Francia ha temuto oggi l’allarme nucleare. C’è stata questa mattina un’esplosione nel sito nucleare di Marcoule, poco distante da Nimes. Un uomo è morto e 4 sono i feriti. La polizia francese ha fatto sapere che non c’è rischio di contaminazione. Un portavoce della Cea, il commissariato per l’energia atomica, precisa che: “Nessuna fuoriuscita radioattiva si è verificata al momento a seguito dell’incidente nel sito francese di Marcoule”. Fino a quando nel pomeriggoio è arrivata la rassicurazione da parte dell’Agenzia francese per la Sicurezza del Nucleare (Asn): “L’incidente causato da un’esplosione in un sito nucleare nel sud-est della Francia è chiuso”. “Questo incidente non implica rischio radiologico, né – continua la nota – necessità di protezione per la popolazione”.

L’impianto di Marcoule è utilizzato per il trattamento di scorie, ma non sono presenti reattori. Wikipedia riporta come a “Marcoule furono costruiti i reattori nucleari a uso militare per le ricerche destinate alla costruzione della bomba atomica francese”.

Nello stabilimento (una filiale di Edf), viene prodotto il Mox, un combustibile nucleare che contiene uranio miscelato a plutonio proveniente dalle armi atomiche. Il sito di Marcoule si trova a 242 km in linea d’aria da Ventimiglia, 257 da Torino, 342 da Genova.

La Protezione civile italiana sta comunque monitorando quelli che possono essere gli eventuali rischi per il nostro Paese. Impegnati, insieme alla Protezione Civile, anche l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e i vigili del fuoco. Il capo della Protezione civile nazionale, Franco Gabrielli, precisa che “nella malaugurata circostanza che si possano verificare fughe radioattive, sarebbero comunque ridotte, perché – continua – non fuoriuscite dal reattore della centrale”. I vigili del fuoco hanno una rete di rilevamento della radioattività attiva sul territorio nazionale, pronta a segnalare anomalie.

Intanto Cecile Duflot, leader del partito ambientalista francese Europe Ecologie-Les Verts, chiede al governo di Parigi “la più grande trasparenza, in tempo reale, sulla situazione e le conseguenze ambientali e sanitarie”. Inoltre i verdi transalpini denunciano che l’area dell’incidente al deposito di Marcoule risulta “offuscata” su Google Earth così come accade per i “siti militari”.



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12 settembre 2011
Incidente nucleare Francia, Wwf: “pericolo c’è, serve intervento Ue”

ROMA / “Il pericolo c’è, occorre l’intervento dell’Ue”, ha dichiarato Sergio Ulgiati del Comitato scientifico del Wwf Italia, in riferimento all’esplosione alla centrale elettrica Marcoule, nel sud della Francia.
In una nota Ulgiati ha spiegato che “l’impianto in questione è usato per riciclare l’uranio e il plutonio contenuti nelle bombe nucleari e nelle barre di combustibile esaurite”.
Quello che si ottiene è di nuovo un mix energetico, il MOX (Mixed Oxide Fuel), che contiene plutonio e uranio.
Il rischio derivante dalla lavorazione dei materiali è evidente, secondo l’esponente del Wwf.
“Il procedimento richiede una serie di fasi molto delicate di separazione del plutonio e dell’uranio dal combustibile esaurito o dagli ordigni nucleari smantellati ed è ad alto rischio, come la possibilità che il materiale che esce contamini l’atmosfera”.




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12 settembre 2011
Esplosione in sito nucleare Un morto e 4 feriti in Francia

L'incidente è avvenuto per un incendio all'interno di un sito di stoccaggio di rifiuti radioattivi. La zona  si trova a 242 chilometri in linea d'aria da Ventimiglia, 257 da Torino, 342 da Genova. Per il governo, la commissione energia atomica e l'Asn: "Non c'è fuga radioattiva o chimica all'esterno dell'impianto"

PARIGI - Alle 11:45 locali, c'è stata un'esplosione nel forno di un sito nucleare a Marcoule (FOTO 1 - VIDEO 2), nella regione del Gard a sud della Francia (MAPPA 3). L'incidente è avvenuto a causa di un incendio all'interno di un sito di stoccaggio di rifiuti radioattivi. L'esplosione ha causato un morto e quattro feriti, di cui uno "molto grave" trasferito in elicottero all'ospedale di Montpellier. Il corpo della vittima è stato trovato carbonizzato. Le altre persone sono state invece ricoverate all'ospedale di Bagnols-sur-Ceze. Il bilancio è stato confermato dall'ente nazionale per l'energia elettrica, Edf, mentre i vigili del fuoco hanno eretto un perimetro di sicurezza intorno alla zona. Secondo un portavoce di Edf: "Si tratta di un incidente industriale, non un incidente nucleare". L'Aiea, agenzia internazionale per l'energia atomica, ha comunque attivato il proprio centro per le emergenze.

L'esplosione è avvenuta nel sito Centraco della società Socodei, controllata del gruppo Edf, a Codolet, un comune francese di 558 abitanti che si trova nel dipartimento del Gard nella regione della Linguadoca-Rossiglione. "In questo momento - ha affermato il funzionario - non vi è rilascio verso l'esterno". Fonti del commissariato per l'agenzia atomica hanno confermato: "Al momento non c'è stato un travaso all'esterno di materiale radioattivo" e la stessa cosa ha comunicato ufficialmente il governo francese. "Secondo le prime informazioni, si tratta di un'esplosione di una fornace per la fusione di scorie radioattive metalliche di attività debole e molto debole", ha scritto in una nota l'Asn, l'autorità per la sicurezza nucleare francese, confermando che l'incidente non ha causato alcuna fuga radioattiva o chimica all'esterno dell'impianto. "L'incendio scoppiato dopo l'esplosione è sotto controllo", ha aggiunto Edf e il ministero dell'Interno ha confermato: non è prevista nessuna evacuazione né isolamento di lavoratori della centrale dove è avvenuto l'incidente.

Quelle centrali che fanno paura all'Europa 4 - La mappa dei siti 5

Il forno esploso oggi - non distante da Avignone e Nimes -, si trova a 242 chilometri in linea d'aria da Ventimiglia, 257 da Torino 6, 342 da Genova, dove è stata allertata la Protezione civile su tutto il territorio della regione Liguria. Il dipartimento della Protezione civile nazionale è in contatto con l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) per monitorare e verificare gli eventuali rischi per l'Italia. I vigili del fuoco hanno una rete di rilevamento della radioattività pronta a segnalare anomalie.

L'impianto in cui è avvenuta l'esplosione è utilizzato per il trattamento di scorie ma non sono presenti reattori. Nella centrale, filiale della società Socodei e Edf, viene prodotto il Mox, un combustibile nucleare che contiene uranio miscelato a plutonio proveniente dalle armi atomiche. Ma l'eslosione non è avvenuta nella centrale, il sito fa infatti parte del più ampio centro nucleare Marcoule, un'istallazione industriale gestita da Areva e dal Cea, e prima centrale nucleare francese. Nella zona di Marcoule furono costruiti i reattori nucleari a uso militare per le ricerche destinate alla costruzione della bomba atomica francese. Il titolo di Edf, quotato alla borsa 7 di Parigi, è arrivato a perdere il 6% dopo la diffusione delle prime notizie sullo scoppio.

L'incidente avvenuto nel sito nucleare di Marcoule "non riguarda sicuramente la centrale nucleare", ha detto l'esperto Emilio Santoro, dell'Enea. "L'esplosione - ha aggiunto - è avvenuta in un impianto per il ritrattamento del combustibile". Non è chiaro, al momento, se si tratti di un forno per estrarre l'umidità dal combustibile oppure di un impianto nel quale vengono fusi o vetrificati i metalli a bassa attività. "La causa dell'incidente al momento non è nota", ha osservato Santoro. "Probabilmente si è trattato di un effetto prodotto da una cattiva gestione o dall'anomalia all'interno di un forno".

"Siamo molto preoccupati", ha detto Angelo Bonelli, presidente dei Verdi. Il nucleare, prosegue, è "un'energia insicura e pericolosa che mette a rischio la salute e il futuro delle popolazioni che vivono intorno alle centrali: è necessario avviare una battaglia per bandire il nucleare dall'Europa con un grande referendum europeo". Adesso, spiega, "ci aspettiamo che siano resi pubblici i dettagli di quanto è accaduto perché dalle informazioni in nostro possesso nel sito di Marcoule è presente, oltre a tre reattori gas-grafite simili a quello di Latina, un reattore autofertilizzante Phoenix da cui si ricava il plutonio per le bombe nucleari che ha avuto in passato diversi incidenti e dove è presente sodio radioattivo infiammabile a contatto con l'aria".

(12 settembre 2011)




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8 settembre 2011
Gaffe su Fukushima, il ministro dell’Economia si dimette
Il governo del premier nipponico Yoshihiko Noda perde il primo «pezzo» a una settimana dal varo, mentre sale la «frustrazione» tra le comunità locali per i ritardi nella «ricostruzione» post tsunami dell’11 marzo.
Ieri il ministro dell’Economia Yoshio Hachiro ha dovuto rassegnare le sue dimissioni dopo le polemiche scoppiate per le dichiarazioni al rientro dalla visita di due giorni fa al disastrato impianto nucleare di Fukushima, in compagnia dello stesso Noda. Aveva definito l’area intorno alla centrale, i 20 km della cosiddetta «no-entry zone», come disseminata di «città fantasma» e poi cercato di toccare un giornalista dicendogli per scherzo: «ti passo un po’ di radiazioni». Giudizi «inaccettabili e poco rispettosi», hanno tuonato le forze dell’opposizione conservatrice e alcuni esponenti di primo piano dei Democratici, il partito di Hachiro.
«Chiedo scusa per quanto accaduto», ha detto il ministro uscente in conferenza stampa convocata in tarda serata, aggiungendo di «non avere ricordi chiari» sulle osservazioni in merito alle radiazioni. Per Noda è un duro colpo, mentre è al lavoro per le misure decisive per la ricostruzione, tra l’insoddisfazione in aumento. «C’è un senso di frustrazione profonda, aspettiamo che il governo prenda azioni decise», è stato lo sfogo raccolto di Kiyoshi Murakami, ascoltato consigliere del sindaco di Rikuzentakata, città della prefettura di Iwate tra le più colpite. A 6 mesi dal più grande disastro naturale abbattutosi nel dopoguerra sul Giappone, infatti, «i detriti (1 milione di tonnellate, ndr) sono stati raccolti quasi tutti, suddivisi per tipologia», ha aggiunto, e ora «siamo in attesa di disposizioni sullo smaltimento finale».



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24 agosto 2011
Milioni di girasoli buddisti per bonificare Fukushima

L’idea è dei : piantare girasoli, noti per la loro capacità di risanare la terra dalle tossine per bonificare l’area nuclearizzata attorno a .

Il monaco a capo del Tempio, Koyu Abeche, ha distribuito tra la popolazione 8 milioni di semi di girasole e 200mila di altre piante come la senape selvatica, l’amaranto e la cresta di gallo. I semi saranno piantati ovunque, tra le case, nelle vie, sulle colline, nei giardini e naturalmente intorno alla centrale nucleare.  Milioni di per salvare il Giappone dalla micidiale contaminazione delle radiazioni che hanno avvelenato tutta l’area interessata dall’incidente nucleare nella città di Fukushima causato dallo Tsunami.

La tecnica che utilizza i girasoli si chiama , cioè , e consente, per esempio, di risanare un terreno fortemente inquinato da idrocarburi pesanti e riduce a zero i rischi ambientali connessi alle bonifiche di tipo tradizionale. È già largamente adottata in altri Paesi e può dare un importante contributo al disinquinamento del territorio e al riutilizzo delle aree bonificate. I girasoli sono stati piantati anche a  per assorbire il cesio che ha nquinato i bacini d’acqua nelle vicinanze della centrale dopo il disastro della centrale nucleare.

servirà a qualcosa?




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10 agosto 2011
Fukushima. Fuso il MOX al reattore 3?

reactor3mox.jpg La notizia è uscita ieri sul Japan Times. Ecco il breve trafiletto:

Il combustibile MOX, che si pensava fosse mantenuto in raffreddamento in fondo ad uno dei reattori dell'impianto di Fukushima dopo che il nucleo si è fuso, si ritiene ora abbia rotto il contenitore dopo una nuova fusione, secondo uno studio rilasciato ieri.

Lo studio di Fumiya Tanabe, esperto di sicurezza nucleare, sostiene che gran parte del combustibile misto uranio-plutonio del reattore 3 sia penetrato nel contenitore sottostante, e se è così, tutto il sistema di raffreddamento del reattore deve essere ripensato. Ciò può costringere la Tepco a rivedere il suo programma di contenimento del disastro.

La Tepco in precedenza aveva sostenuto che i nuclei dei reattori 1 e 3 avevano subito la fusione, ma che il combustibile fuso era stato mantenuto in raffreddamento a sufficienza perché si solidificasse sul fondo di ciascuno dei contenitori a pressione dopo l'iniezione di acqua.

Dopo aver analizzato i dati pubblici Tepco, Tanabe ha ribattuto che era molto difficile iniettare acqua nel contenitore dopo la salita della pressione nel giorno 21 Marzo. Egli sostiene che il carburante sul fondo si è surriscaldato e fuso nuovamente in un periodo di 4 giorni.




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8 agosto 2011
1945-2011: Hiroshima, Nagasaki e Fukushima

Sono divenute tre le date indimenticabili per il Giappone: il 6 e 9 agosto 1945 e l’11 marzo 2011. Hiroshima, Nagasaki e Fukushima, tutte drammaticamente legate al “nucleare”, tutte catastroficamente piene della perdita di vite umane, sono oggi il simbolo del fallimento di una società che fa della tecnologia mezzo di distruzione e morte, restituendo un Pianeta ai posteri che non è quello che è stato, da loro, dato in prestito.

Sono trascorsi 66 anni da quel primo, drammatico “sgancio” sulla base giapponese di Hiroshima della "bomba atomica", più potente di ventimila tonnellate di alto esplosivo. Festante Truman dichiarava che «Con questa bomba noi abbiamo ora raggiunto una gigantesca forza di distruzione, che servirà ad aumentare la crescente potenza delle forze armate. Stiamo ora producendo bombe di questo tipo, e produrremo in seguito bombe anche più potenti»

Dopo soli tre giorni toccò a Nagasaki portando a 140 mila le vittime. Corpi senza vita, senza contare le vite spezzate per via delle radiazioni rimaste nell’aria, nell’acqua, nella terra…nel dna.

Sessantasei anni che riaprono uno ferita mai rimarginata e il sindaco di Hiroshima, Kazumi Matsui difronte a decine di migliaia di persone riunite nel Peace Memorial Park cui hanno preso parte diplomatici in rappresentanza di 60 Paesi tra i quali gli Stati Uniti, (il numero più alto finora registrato per ricordare l’anniversario del lancio della bomba atomica) ha sottolineato che «la recente catastrofe di Fukushima ha spazzato via la fiducia che il popolo giapponese un tempo aveva nell'energia nucleare. Partendo dall'idea che energia nucleare e genere umano non possono coesistere molti vogliono abbandonare completamente il nucleare».

E a dire “NO al nucleare civile” sono per primi i sopravvissuti al bombardamento del 6 agosto del 1945, simbolo vivente, per 65 anni simbolo del “NO alle armi atomiche”. Molti di loro, chiamati i 'hibakusha' avevano considerato l'energia nucleare civile come l'antitesi alla distruzione cui avevano assistito, divenendo in gran parte ricercatori e partecipando alla costruzione delle 54 centrali nucleari atte a produrre il 30% del fabbisogno elettrico del Giappone.

Oggi, un’immagine realizzata da un utente di Reddit che ha messo a confronto una fotografia scattata a Nagasaki nel 1945, poco dopo il lancio della bomba atomica, con l’immagine a colori che riguarda una zona distrutta di Sendai, ha sintetizzato le due più grandi tragedie che hanno colpito il Giappone dalla fine della seconda guerra mondiale. Ciò che resiste tra le macerie, in entrambi i casi, è un torii, il tradizionale portale d'accesso ad un area sacra jinja, e sembra quasi un monito a non ripetere gli errori del passato, sebbene le cause dei disastri, di fatto sono dovute a motivazioni ber diverse.

A seguito dell’incidente di Fukushima sono stati proprio i 120 sopravvissuti di Hiroshima che, prendendo parte all’appuntamento annuale nel Peace Memorial Park, hanno messo in dubbio la scelta del nucleare civile chiedendo alla loro associazione “Hindakyo”, di prendere posizione ufficialmente, sottolineando i pericoli ed i rischi per la popolazione che è stata esposta alle radiazioni. La dichiarazione del 71enne sopravvissuto Sueichi Kido ha fatto in poche ore il giro del mondo:«Anche se avevamo vissuto delle esperienze orribili, l'energia nucleare a quel tempo sembrava una seconda scoperta del fuoco in un certo senso speravamo che questa energia potesse essere uno strumento straordinario per migliorare le nostre vite. Secondo me abbiamo creato una terza generazioni di hibakusha: la prima è la nostra di Nagasaki ed Hiroshima, la seconda è quella creata dai test atomici nell'atollo di Bikini nel 1954 e la terza è quella creata dall'incidente alla centrale Daiichi a Fukushima».

Dei membri della missione di attacco sul Giappone oggi sono ancora in vita il navigatore Ted Van Kirk e l'operatore radio Richard Nelson e sembrano risuonare le parole riportate sul diario di bordo dal pilota dell’aereo Enola Gay riguardante gli ultimi secondi dal lancio di "Little boy": «Alle 8, 25 minuti e 17 secondi, Little boy scivolò nell’aria. L’esplosione avrebbe dovuto verificarsi dopo quarantatré secondi, contai mentalmente fino a quarantatré e poi fu la luce, un lampo accecante che abbagliò 300.000 persone e cancellò dalla città ogni ombra, sin nei recessi più nascosti. Alla luce seguì l’esplosione: solo a quaranta o cinquanta chilometri da Hiroshima fu possibile udirne il boato, per quelli più vicini si trasformò in silenzio. Il calore, dai trecento ai novecentomila gradi liquefece i tetti delle case, annientò le persone fissando le loro ambre sull’asfalto a irrefutabile prova della scomparsa di un essere umano. A quattro chilometri da Hiroshima la gente sentì quel calore sul viso e ne ebbe la pelle ustionata. La raffica dell’esplosione si sprigionò dalla sfera di fuoco alla velocità di 1300 chilometri orari e, in un raggio di molti chilometri quadrati, le case ancora in piedi vennero sradicate dalle fondamenta. Poi enormi gocce d’acqua color pece, prodotte dalla vaporizzazione dell’umidità, riportarono a terra la polvere radioattiva dispersa nell’atmosfera. Un vento infuocato rifluì verso il centro dell’esplosione a mano a mano che l’aria, al di sopra della città diventava più rovente. Dall’istante dell’esplosione erano passati solo otto minuti. Nel cielo, a undici miglia di distanza, due onde d’urto colpirono successivamente la superfortezza volante che aveva sganciato la bomba, scuotendola con violenza. Il mio compagno si volse a guardare indietro: "Dio mio, che abbiamo fatto!", fu il suo unico commento».

A distanza di 66 anni c’è ancora bisogno di dire, in tutto il mondo che si considera civilmente evoluto: “Dio mio, che abbiamo fatto?”




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4 agosto 2011
che fine ha fatto fukushima?

Fukushima. Un fondo per risarcire le vittime, dopo la carne test sul riso

4 Agosto 2011

riso
Il Ministero dell'Agricoltura giapponese annuncia di voler condurre una serie di test sul riso, almeno 18 le prefetture coinvolte

Dopo l'ennesimo record del livello di radiazioni registrato nei pressi della centrale di Fukushima Daiichi e a poco meno di cinque mesi dal disastro nucleare peggiore degli ultimi 25 anni dopo Chernobyl, il Giappone approva un piano per 'risarcire' le vittime dell'incidente atomico seguito al terremoto-tsunami dell'11 marzo scorso. Il piano è stato appena approvato dal Parlamento giapponese e prevede l'istituzione di un fondo per pagare i danni che gli abitanti dei territori adiacenti alla centrale di Fukushima Daiichi hanno subìto negli ultimi mesi. Anche se non si conosce ancora la somma precisa, si parla della possibilità che vengano stanziati centinaia di miliardi di dollari da parte di Stato, Tepco e compagnie nucleari giapponesi.

Il Governo giapponese, ha fatto sapere anche che c'è la possibilità che vengano licenziati tre alti funzionari statali che erano stati incaricati di seguire la politica nucleare e la sicurezza delle operazioni nelle centrali, perché una serie di 'scandali' hanno mostrato che parte dei funzionari governativi avrebbe cercato di influenzare l'opinione pubblica sollecitando alcuni dipendenti a intervenire in forum pubblici per dichiararsi a favore dell'energia nucleare. I tre funzionari incriminati sarebbero il principale funzionario del ministero del Commercio, il capo dell'Autorità per la sicurezza nucleare e il capo dell'Agenzia per le risorse naturali e l'energia.

A questo si aggiunge il mea culpa del ministro del Commercio giapponese, Banri Kaieda, che ha avuto un ruolo cruciale nella gestione della crisi di Fukushima e che ha detto di volersi dimettere per gli errori commessi; e le ultime dichiarazioni del primo ministro, Naoto Kan, che ha invitato a una maggiore responsabilità sulla sicurezza nucleare e promesso una revisione della politica energetica giapponese.

Queste notizie dal fronte istituzionale giapponese, arrivano dopo la protesta di circa trecento agricoltori e allevatori locali davanti alla sede della Tepco. A causa dei livelli elevati di contaminazione, l'agricoltura e l'allevamento sono tra i settori più colpiti dall'incidente di Fukushima. Dopo la constatazione di livelli di cesio fuori controllo nella carne bovina e il conseguente divieto di commercializzazione e vendita in tre prefetture (Fukushima, Miyagi e Iwate) - la prossima, probabilmente, sarà quella di Tochigi - adesso il Ministero dell'Agricoltura giapponese annuncia di voler condurre una serie di test sul riso in diverse regioni - almeno 18 le prefetture coinvolte - a partire dal periodo precedente alla raccolta.

Se i livelli di cesio radioattivo registrato nelle colture, dovesse superare la soglia dei 500 becquerel per chilo, il Ministero avrà la facoltà di vietare la vendita anche di questo alimento a tutti i coltivatori locali. Se invece i livelli saranno prossimi al raggiungimento del limite allora saranno condotti ulteriori test nel periodo successivo alla raccolta.

Intanto la Tepco ha fatto sapere che a partire dalla fine del 2011 si impegnerà nella costruzione di una 'muraglia' lunga 800 metri e profonda fino a 20 metri, che avvolgerà i reattori 1,2,3 e 4 della centrale di Fukushima, per bloccare l'acqua contaminata ed evitare che finisca in mare. Purtroppo, però, l'acqua contaminata nel mare di Fukushima ci è già finita negli ultimi cinque mesi, anche se il governo ha fatto di tutto per ostacolare dei monitoraggi trasparenti come è successo a Greenpeace. È di pochi giorni fa, inoltre, la nota diffusa dallo State Oceanic Administration cinese che rende noti i primi risultati dei test sui campioni di acqua marina eseguiti nel Pacifico occidentale nelle regioni ad est e sud-est di Fukushima. Questi test, spiegava la nota, dimostrano che il cesio-137 e -134, così come lo stronzio-90 si possono trovare in tutti i campioni di acqua.


test sul riso ...daccordo e perche nn si è fatto prima e si è aspettato che la carne finisca nei supermercati prima di rendersi conto che era contaminata ....perche fare test sul riso quando anche tutto il resto rischia di essere contaminato ....verdura, latte, acqua e la stessa aria....il risarcimento che arriverà alle famiglie sarà un apprezzabile sforzo inutile dal mio punto di vista dopo quello che hanno passato e quello che continuerà a portarsi avanti il disastro negli anni.....qualsiasi cosa venga dato alle persone nn sarà abbastanza...col nucleare nn si scherza...




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1 agosto 2011
Fukushima, livelli record radiazioni

01 Agosto 2011 17:06 ESTERI

(ANSA) - TOKYO - Livelli record di radiazioni rilevati nei detriti accumulati in un tubo di scarico tra i reattori 1 e 2 della centrale di Fukushima, pari ad almeno 10 sieverts all'ora. Lo ha reso noto la Tepco, il gestore dell'impianto nucleare danneggiato dal sisma/tsunami dell'11 marzo, ricordando che i massimi precedenti risalivano al 3 giugno, pari a 3-4 sieverts all'ora, all'interno del reattore 1.'Stiamo verificando la causa di livelli tanto elevati di radioattivita', ha detto un portavoce della utility


credo che sia ovvio che questa catastrofe è al paragone con Cernobyl se nn maggiore ...quanti altri disastri devono verificarsi prima che si capisca che il nucleare nn è sicuro ...e i danni prodotti sono peggiori di qualsiasi altro modo per produrre energia......




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TECNOLOGIE
22 luglio 2011
Giappone ultime notizie in diretta: chiuse 38 centrali nucleari su 54

Nelle stesse ore in cui il Giappone annunci di aver spento 38 reattori nucleari su 54, la Cina dichiara di aver avviato la sua prima centrale di quarta generazione.

L’impianto cinese è di fabbricazione russa e funziona a neutroni rapidi, una tecnologia che dovrebbe produrre meno scorie impiegando meno uranio.

La chiusura del reattore 4 nella centrale nucleare di Takahama (prefettura di Fukui) riduce così del 70% il numero delle centrali giapponesi




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TECNOLOGIE
22 luglio 2011
Le bistecche radioattive di Fukushima
di Lorenzo Mannella | Pubblicato il 21 Luglio 2011 11:42
Detail-ispettori fukushima

A distanza di quattro mesi dal sisma dell'11 marzo, la catastrofe di Fukushima continua a pesare sulle spalle del Giappone. La situazione all'interno della centrale nucleare, sfuggita al controllo dei tecnici dopo il lungo blackout causato dallo tsunami, non è ancora tornata sotto controllo. Secondo i piani della Tepco, il raffreddamento del combustibile rimasto sul fondo dei reattori danneggiati dovrebbe essere completato nel 2012. Tuttavia, le crescenti difficoltà operative incontrate dai tecnici durante gli ultimi mesi (vedi Galileo: Fukushima sull'orlo del collasso) non fanno sperare nulla di buono.

La contaminazione dei terreni agricoli

Nel frattempo, gli esperti iniziano a valutare l'entità dei primi danni ambientali causati dalla fuoriuscita di materiale radioattivo liberato durante l'esplosione del reattore numero tre. Secondo uno studio preliminare, (verrà pubblicato per esteso ad agosto su Radioisotopes) condotto dalla fisioradiologa Tomoko Nakanishi, il grano coltivato nel raggio di 30 km dalla centrale è stato contaminato da cesio 134 e 137. Gli elementi radioattivi avrebbero raggiunto i raccolti tramite le abbondanti piogge cadute dopo il disastro. I dati raccolti da Nakanishi dimostrano infatti che le piante sviluppatesi prima del fallout avevano raggiunto livelli di contaminazione altissimi, compresi tra 1000 e 1 milione di Bequerel per kilogrammo (Bq/kg).

La granella derivata da queste piante supera abbondantemente il limite massimo di 500 Bq/kg, e dovrà perciò essere distrutta. Tuttavia lo stesso non vale per le coltivazioni che hanno esposto la spiga dopo il picco del fallout. Per le piante più tardive, infatti, sono stati registrati livelli di cesio 134 e 137 inferiori, pari a circa 300-500 Bq/kg. Altre colture come la patata e il cavolo hanno invece registrato picchi molto bassi, non superiori a 9 Bq/kg. Ma se la maggior parte dei contaminanti potrà essere facilmente rimossa dalla superficie di alcune piante, lo stesso non varrà per il suolo.

Un secondo studio condotto da Tomoya Yamauchi, radiologo dell'Università di Kobe, ha infatti rilevato una massiccia presenza di radioisotopi negli strati più superficiali di alcuni terreni agricoli. Il cesio 134 e 137 si sarebbe accumulato nei primi 5 cm di suolo, raggiungendo un livello di contaminazione allarmante per almeno quattro siti localizzati fuori dal raggio di 30 km della zona di evacuazione. In particolare, presso la città di Fukushima, situata a 60 km dalla centrale, sono stati trovati dei campioni con radioattività pari a 47 mila Bq/kg, ben oltre il limite massimo di esposizione per gli esseri umani di soli 10 mila Bq/kg.

I radioisotopi raggiungono i banconi dei supermercati

Il 17 luglio, i cittadini di Tokyo sono stati scossi da una seconda brutta notizia. La catena Aeon ha infatti annunciato di aver venduto nei propri negozi, tra aprile e giugno, almeno 320 kg di carne contaminata. I capi bovini in questione, come riporta il quotidiano inglese The Guardian, erano stati allevati in una fattoria di Asakawa, nei pressi di Fukushima, dove gli animali erano stati nutriti con paglia di riso ad altissimo contenuto di cesio 137 (500 mila Bq/kg). Il livello di contaminazione radioattiva delle carni macellate era pari a 2400 Bq/kg, quasi cinque volte sopra il limite massimo imposto dalle autorità sanitarie.

In seguito alla tardiva segnalazione da parte della Aeon, il governo giapponese ha chiuso le porte del mercato nazionale a tutte le carni provenienti dall'area di Fukushima (il 3% dei capi allevati in Giappone), e ha avviato un programma di monitoraggio esteso a tutti gli allevamenti del paese. Gli operatori sanitari dovranno infatti verificare l'eventuale presenza di altri mangimi contaminati, in modo da bloccare le partite di carne sospette. Il fatto, poi, che gli effetti nocivi causati dal consumo di cibo contaminato da cesio radioattivo non siano ancora del tutto chiari, ha indotto la popolazione giapponese a diffidare di alcuni alimenti considerati a rischio come tè, verdure, latte e pesce.

Nonostante i dati raccolti negli ultimi mesi, gli scienziati devono ancora valutare il reale impatto sull'ambiente causato dalla fuga radioattiva di Fukushima. Di certo, il cesio 137 rimarrà in circolazione per almeno 30 anni prima di dimezzare la propria carica radioattiva. In un simile scenario a lungo termine, saranno necessari dei programmi di monitoraggio per tracciare la diffusione dei radionuclidi nell'ecosistema e nella complessa rete alimentare che porta da piante e animali fino all'uomo.

Il prezzo da pagare per mettere in sicurezza Fukushima

Durante il mese di giugno, l'arrivo del tifone Songda sulle coste del Giappone ha causato non pochi problemi alle squadre di ingegneri impegnate all'interno della centrale. Le abbondanti piogge hanno causato numerosi allagamenti alla base degli edifici, accrescendo il pericolo di crolli e fughe di liquidi radioattivi. Il piano varato dalla Tepco prevede di raffreddare completamente il combustibile rimasto nei reattori entro gennaio 2012, in modo da poter avviare le decennali procedure di rimozione e smaltimento del materiale radioattivo. Ma i lavori di messa in sicurezza dell'impianto potrebbero subire un ulteriore slittamento dovuto alla costruzione di una copertura d'emergenza per il reattore tre, minacciato dall'imminente arrivo del tifone Ma-on.

La crisi di Fukushima sembra insomma non avere mai fine, come dimostrano anche le innumerevoli difficoltà  che mettono costantemente sotto pressione i 3000 tecnici che dovrebbero realizzare le opere di recupero dell'impianto. L'85% degli operai richiesti dalla Tepco è costituito da lavoratori esterni, assunti tramite agenzie di subappalto dietro compensi minimi (appena 90 euro per ogni giorno di lavoro all'interno della centrale). Anchorché basse, le paghe hanno comunque attirato a Fukushima migliaia di disoccupati e precari del settore disposti ad esporsi ai rischi della radioattività pur di otternere uno stipendio. Molti di loro, sempre secondo The Guardian, non avrebbero neppure una preparazione idonea alla situazione.

Il lavoro all'interno degli impianti prevede turni di 90 minuti durante i quali i tecnici devono indossare pesanti tute e maschere per difendersi dalle polveri radioattive. Il caldo torrido dell'estate giapponese mette a dura prova il fisico degli operai, che hanno solo altri 90 minuti per riposarsi prima del turno successivo. Nonostante tutto, le misure di protezione non sono sufficienti ad azzerare i danni causati dalle radiazioni. Per questo motivo, il Ministero della salute ha fissato la soglia massima di esposizione a 250 Millisievert (MSv) per i tecnici Tepco e a 15-30 Msv per quelli occasionali, così da determinare un turnover molto frequente per il personale meno qualificato.

Foto Credit: Greg Webb / IAEA




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21 luglio 2011
Sarà indiana la prossima Fukushima?

Diverse associazioni indiane hanno scritto al presidente francese Nicolas Sarkozy per chiedere che la Francia non sostenga il progetto della gigantesca centrale indiana di Jaitapur, dove continuano le proteste e la repressione violenta da parte della polizia. La centrale dovrebbe sorgere sulla costa dello Stato del Maharashtra, nell'India occidentale, e dovrebbe essere dotata di 6 reattori di Areva, per 9.900 megawatt totali, il che ne farebbe il più grande complesso nucleare del mondo.

Ma le associazioni francesi sottolineano che «all'indomani della catastrofe di Fukushima, la sismicità della regione preoccupa gli abitanti e le associazioni ecologiste che il 12 luglio scorso hanno inviato  una lettera a Nicolas Sarkozy perché la Francia non accordi la garanzia alle esportazione che essa ha deciso di fornire». Per Les amis de la Terre, Greenpeace e Réseau Sortir du nucléaire, «il progetto della centrale a Jaitapur presenta tutti i rischi di un incidente nucleare» e per questo scrivono a Sarkozy: «Sarebbe un'estrema follia sostenere la costruzione di uno dei complessi nucleari più importanti del mondo e questo in una zona a rischio sismico, di un Paese che ha bassi standard nucleari, con immensi problemi di corruzione e che non dispone di un regolamentatore indipendente né di esperienza nella gestione di reattori di questa importanza».

La associazioni antinucleari indiane e francesi sono convinte che «l'ombra di Fukushima aleggi anche sulla centrale indiana, le similitudini di Jaitapur con la centrale giapponese la rendono vulnerabile ad incidenti gravi». Le critiche sono rivolte soprattutto alla localizzazione delle piscine del combustibile esausto al di fuori dell'edificio del reattore, alla vicinanza della sala di controllo al reattore, che la renderebbe inaccessibile in caso di gravi fughe radioattive, ed al posizionamento dei generatori di emergenza troppo vicini al terreno, il che li renderebbe vulnerabili alle inondazioni.

Inoltre, secondo le associazioni, «Gli studi di impatto ambientale non sono stati comunicati alle popolazioni locali. Il progetto ha così portato a grandi conflitti sociali e ad una forte opposizione locale. Non più tardi dell'aprile scorso, un manifestante è stato ucciso dalla polizia e più di 1.500 persone sono state imprigionate in seguito a manifestazioni contro Jaitapur».

Ad aprile il ministro dell'ambiente indiano, Jairam Ramesh, aveva riaffermato l'intenzione del governo centrale di New Delhi di procedere alla costruzione di 6 reattori nucleari a Jaitapur, un investimento da 10 miliardi di dollari che fa gola al gigante nucleare francese Areva, che nel dicembre 2010 aveva firmato due accordi per fornire almeno due reattori Epr all'India e combustibile nucleare per 25 anni. Areva era al seguito di Sarkozy, in visita ufficiale in India, che annunciò fiero che la vendita dei due Epr per Jaitapur era «Un préludio ad una serie di 6».

Mentre i francesi protestano o sperano di piazzare 6 Epr per trasformare Jaitapur in una centrale nucleare made in france, in India l'Atomic Power Project Rajasthan (Appr) ha avviato ufficialmente la costruzione dei reattori 7 ed 8. Si tratta di due reattori pressurized heavy-water reactors (Phwr) da 700 MWe l'uno, interamente di progettazione indiana, che dovrebbero entrare in funzione tra giugno e dicembre del 2016.   

Nonostante le crescenti proteste il governo indiano va avanti come un panzer sulla sua pericolosa strada del nucleare civile/militare, sostenuto entusiasticamente da occidentali e russi nonostante non abbia mai sottoscritto il trattato di non proliferazione nucleare.

Il costo dei due nuovi reattori  Phwr è valutato in 123,2 miliardi di rupie (2,6 miliardi di dollari). Nel maggio 2010 l'Hindustan Construction Company (Hcc) si è aggiudicata un contratto da 8,88 miliardi di rupie (188 milioni $) per iniziare a costruire le principali infrastrutture per ospitare i reattori 7 e 8 dell'Appr. In molti non si sono meravigliati, visto che l'Hcc ha costruito tutti e 6 gli edifici dei reattori già esistenti, che ospitano Phwr di varie dimensioni, alcuni dei quali ormai pericolosissimi ferrivecchi, dato che il primo è entrato in funzione nel 1973, mentre il numero 6 è attivo da quest'anno.

Nel 2009 Il governo indiano, insieme ai reattori dell'Appr ha dato il via libera anche alla costruzione di due nuovi Phwer, , il 3 e il 4, da 700 MWe l'uno, a Kakrapar, nello stato del Gujarat, la cui costruzione è stata avviata rispettivamente nel novembre 2010 e nel marzo 2011  e che dovrebbero entrare in servizio nel 2015.

Tempi e costi impossibili per le centrali nucleari occidentali e che per questo rendono gli impianti indiani ancora più insicuri, dato gli evidenti bassi standard di sicurezza e il modo in cui si trascurano gli aspetti ambientali e sismici.

In India attualmente sono in funzione 20 reattori nucleari per 4.780 MWe, ma si stanno costruendo altre 7 e unità con una capacità complessiva di 5.300 MWe. Quando i nuovi reattori saranno pronti l'India avrà a disposizione 10.08 MWe di nucleare. La costruzione delle altre contestatissime centrali aumenteranno la capacità nucleare ad almeno  20.000 MWe entro il 2020.

Una corsa folle in uno Stato che si prepara ad una possibile guerra atomica con il Pakistan, una minaccia per il mondo che potrebbe far diventare un pallido episodio lo spettro nucleare di Fukushima.


strafelice che per almeno i prossimi 30 anni niente centrali in italia....




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18 luglio 2011
Souvenir da Fukushima
imagesSouvenir da Fukushima. E’ l’ultima moda giapponese. Piccole dosi di radioattività infilate di nascosto in una bistecca, in un hamburger, in un’insalata, in un bicchiere di latte o in una tazza di tè.
L’11 luglio sui media giapponesi è apparsa la notizia di alti livelli di cesio radioattivo nel fieno impiegato per nutrire il bestiame in una fattoria nei pressi della centrale nucleare di Fukushima. Nella carne di 11 bovini provenienti dalla fattoria e inviati a Tokyo sono stati rilevati livelli di radioattività che superavano di oltre sei volte i limiti consentiti.
Oggi arriva la conferma. Il colosso giapponese Aeon Co ha ammesso di aver venduto a Tokio e in una dozzina di supermercati nell’area della capitale carne proveniente da animali che erano stati nutriti con mangime contaminato dal cesio radioattivo. La società ha annunciato controlli sulle spedizioni in corso.
Il commercio via nave degli alimenti a rischio – secondo quanto annunciato da Goshi Hosono, responsabile del coordinamento per il cleanup nucleare – verrà probabilmente vietato. In particolare le autorità giapponesi si apprestano a mettere al bando la vendita di carne bovina proveniente dall’area a rischio.

chissà perche la cosa nn mi stupisce... da sempre l'uomo guarda hai propi interessi e nn alla pericolosita delle sue azioni .....come la carne cosi qualsiasi altra cosa, credono forse che la verdura o l'acqua siano state risparmiate a questo disastro di contaminazione...sicuramente no...ma alla fine l'uomo cosè? una cavia su cui provare quanto possiamo arrivare lontano per sfiorare la tragedia senza finirci dentro tutti....prova ne è il fatto che nn esisterebbe l'energia nucleare se davvero chi decide avrebbe a cuore la salute dei cittadini ...nessun modo di produrre energia è sicuro ma nessuno è pericoloso e devastante per cosi tanto tempo come gli isotopi radioattivi usati nelle centrali nucleari......



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15 luglio 2011
Fukushima, venduta e consumata carne radioattiva

14 Luglio 2011

carne radioattiva
Carne bovina radioattiva proveniente da un allevamento di Minamisoma è stata venduta e consumata

Carne bovina radioattiva proveniente da un allevamento di Minamisoma, situato nei pressi della disastrata centrale nucleare di Fukushima è stata venduta e consumata. La carne conteneva livelli di cesio radioattivo fino a sei volte superiore alla quantità consentita: nei test effettuati su undici bovini dell'allevamento di Minamisoma è stato registrato un tasso di cesio radioattivo di 3.200 becquerels per chilogrammo, mentre il limite autorizzato è di 500 becquerels. Nei mesi di maggio e giugno 1.438 chili di carne contaminata sarebbe stato distribuito a negozi e ristoranti di dodici prefetture, tra cui Tokyo e Osaka.

La contaminazione non riguarda però soltanto gli animali. A Minamisoma sono iniziati i controlli sui livelli di radiazione interna degli abitanti. In due aree della città sono state misurate radiazioni superiori a 20 millisievert all'anno. Nonostante ciò la città è fuori dall'area di esclusione ed evacuazione istituita intorno alla centrale di Fukushima Daiichi.

E mentre preoccupano le conseguenze del più grave disastro atomico dai tempi di Chernobyl, il premier Naoto Kan ha affermato ieri che la crisi di Fukushima lo ha convinto che il Giappone dovrebbe abbandonare il nucleare e puntare sulle energie rinnovabili.

“Vista l'enormità dei rischi connessi alla produzione di energia nucleare, ho realizzato che la tecnologia nucleare non è qualcosa che può essere gestito solo con le convenzionali misure di sicurezza”, ha affermato il premier in conferenza stampa. “Credo che dovremmo puntare ad una società che non dipenda dalla produzione di energia nucleare”, ha proseguito Kan.

Prima del disastro di marzo 2011 l'energia nucleare copriva circa il 30% del fabbisogno elettrico del Giappone. A giugno il rapporto tra energia nucleare ed elettricità è sceso al 18%.

Intanto il governo ha presentato la sua roadmap per lo smantellamento della centrale nucleare di Fukushima spiegando che la rimozione delle barre di combustibile nucleare fuse potrà iniziare forse tra 10 anni. La tabella di marcia prevede che, dopo la rimozione del combustibile nucleare e delle parti metalliche radioattive, anche gli edifici dei reattori verranno demoliti. Il problema è però che nessuno sa dove avverrà lo stoccaggio di questa quantità enorme di materiali contaminati.


chissà perche la cosa nn mi stupisce... da sempre l'uomo guarda hai propi interessi e nn alla pericolosita delle sue azioni .....come la carne cosi qualsiasi altra cosa, credono forse che la verdura o l'acqua siano state risparmiate a questo disastro di contaminazione...sicuramente no...ma alla fine l'uomo cosè? una cavia su cui provare quanto possiamo arrivare lontano per sfiorare la tragedia senza finirci dentro tutti....prova ne è il fatto che nn esisterebbe l'energia nucleare se davvero chi decide avrebbe a cuore la salute dei cittadini ...nessun modo di produrre energia è sicuro ma nessuno è pericoloso e devastante per cosi tanto tempo come gli isotopi radioattivi usati nelle centrali nucleari.......continuerò a tenervi aggiornati....kiss




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14 luglio 2011
Sei in: NewNotizie > Esteri > Giappone, svolta dopo Fukushima: Ridurre il nucleare - 13/07/2011 - 20:58 - A | A | A Stampa la paginaStampa Visualizza una versione PDF di questa pagina PDF Giappone, svolta dopo Fukushima: Ridurre il nucleare
fukushima 2Un futuro senza nucleare. Il Giappone è al lavoro per "ridurre la dipendenza dall'energia nucleare", muovendosi verso una società orientata alle fonti rinnovabili. E' il messaggio del primo ministro Naoto Kan, che in una conferenza stampa trasmessa in diretta tv si è detto favorevole ad una "riduzione progressiva" della quota nucleare a favore delle energie rinnovabili, solare, eolico e da biomassa, con l'obiettivo finale di un abbandono completo del nucleare. Kan ha assicurato che il Paese, malgrado il blocco di 35 reattori su 54, ''ha una produzione energetica sufficiente per l'estate e per l'inverno''.

Programma nucleare da rivedere. Dopo Fukushima, ''tenuto conto della gravità dei rischi, ho realizzato che la tecnologia non è qualcosa che possa essere gestita soltanto con misure di sicurezza convenzionali'', ha detto il primo ministro, sottolineando che "ci potrebbero volere cinque, dieci anni o anche più per il definitivo smantellamento dei reattori della centrale". Sarà, dunque, inevitabile per il Paese rivedere la propria politica energetica che prevedeva un aumento della quota di elettricità fornita dal nucleare fino al 50% entro il 2030, contro il 30% nel 2010.



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12 luglio 2011
Terremoto in Giappone 7.3, evacuati operai centrale nucleare Fukushima
Terremoto in Giappone 7.3, evacuati operai centrale nucleare FukushimaGli operai addetti alla messa in sicurezza della centrale nucleare di Fukushima, gravemente colpito dopo il terremoto dello scorso 11 marzo, sono stati evacuati e costretti ad abbonadonare il posto di lavoro in seguito alla scossa di terremoto che ieri si è registrata in Giappone. Evacuati anche gli abitanti delle città di Otsuchi (Iwate) e Higashimatsushima (Miyagi) dopo l'allame tsunami diramato dalla Japan Meteorological Agency per onde alte fino a 50 cm, fortunatamente rientrato.


La scossa di terremoto si è verificata ieri, domenica 10 luglio 2011, alle 9.57 ora locale (2.57 ora italiana) con magnitudo di 7.3 gradi Richter. L'epicentro è stato localizzato nell'oceano Pacifico, a circa 200 km al largo delle coste della prefettura di Miyagi.



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SOCIETA'
10 luglio 2011
Fukushima, decenni per bonificare
Controllo delle radiazioni dopo il lavoro a Fukushima

Tokyo - Serviranno «decenni», per decontaminare il sito della centrale nucleare giapponese di Fukushima, colpita dal terremoto e dal seguente tsunami l’11 marzo scorso: durante una convention del Partito Democratico, al potere in Giappone, il primo ministro nipponico, Naoto Kan, ha dichiarato che per la decontaminazione del sito della centrale ci vorranno «decine di anni», presentando per la prima volta un programma di lungo termine per questo tipo di operazione.

Il potente sisma del marzo scorso danneggiò gravemente i sistemi di raffreddamento della centrale, portando a una parziale fusione delle barre di combustibile nei tre reattori, provocando una delle peggiori catastrofi del nucleare civile che il paese abbia mai conosciuto e la più grave a livello mondiale dopo quella di Chernobyl del 1986.

Il premier ha deplorato il fatto che «un gran numero di persone sia stato costretto ad abbandonare la zona intorno alla centrale», e ha allertato il paese, precisando che «ci vorranno tre, cinque, dieci anni per potere riprendere il controllo della zona e altri decenni per rimediare alle conseguenze dell’incidente».

Recentemente, il governo giapponese aveva annunciato un progetto a breve termine per ristabilire la centrale nucleare, ma mai, prima di oggi, aveva quantificato la durata del programma per mettere fine alla crisi. La televisione pubblica Nhk ha reso noto che la Commissione giapponese per l’Energia atomica e il gestore della centrale di Fukushima, la Tepco, si sono trovati d’accordo nell’iniziare a ritirare il combustibile nucleare fuso dalla centrale verso il 2021. L’emittente ha poi aggiunto che le autorità, l’operatore e i fabbricanti delle apparecchiature, citando un programma di lungo termine per riprendere il controllo della struttura, stimano che «ci vorranno diversi decenni» prima di «riuscire a smantellare i reattori della centrale».

Il progetto di cui parla la Nhk sarebbe ispirato a uno studio relativo al modo e alle procedure con cui gli Stati Uniti affrontarono l’incidente nucleare alla centrale di Three Mile nel 1979. La Tepco si augura di ridurre le fughe radioattive entro fine luglio e riuscire a raffreddare i reattori per fermarli al più tardi, nel gennaio del prossimo anno.

Goshi Hosono, ministro incaricato per la Gestione delle emergenze nucleari, ha dichiarato che il 19 luglio prossimo, il governo annuncerà un nuovo programma di decontaminazione del sito e la sua visione a lungo termine per la gestione dell’incidente.


l'uranio ci mette 24 mila anni per nn essere piu radioattivo ....e credo che anche se tutti dicono cose per coprire tutto io credo che questo disastro sia stato ben peggiore di quello di cernobyl




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2 luglio 2011
Fukushima, Guardian: “Gb tentò di insabbiare la gravità”

“Dobbiamo reprimere qualsiasi storia cerchi di paragonare questo a Chernobyl”: con questo imperativo, la Gran Bretagna avrebbe cercato di insabbiare la gravità del disastro giapponese alla centrale nucleare di Fukushima. Lo testimonierebbero numerose e-mail interne al governo britannico, che farebbero emergere un traffico di pubbliche relazioni per minimizzare la gravità dell’incidente. La notizia è stata resa nota ieri dal quotidiano inglese “The Guardian”.

Fukushima_nucleare_esplosione

I funzionari del governo britannico si sarebbero rivolti alle società nucleari per redigere una strategia coordinata di pubbliche relazioni per minimizzare l’incidente nucleare di Fukushima appena due giorni dopo il terremoto, lo tsunami in Giappone, il 13 marzo, e prima che l’entità della fuga radioattiva fosse resa nota.

Le e-mail interne rivelerebbero che i dipartimenti governativi che si occupano di affari ed energia lavoravano in gran segreto ad una campagna di disinformazione, con l’attiva partecipazione di multinazionali del settore, fra le quali le francesi Edf e Areva e la statunitense Westinhouse al fine di garantirsi che il disastro giapponese, del quale avevano già ben chiara l’entità, non mettesse a rischio i loro affari e i grandi investimenti fatti in Gran Bretagna per costruire le nuove centrali.

“Questo può far tornare indietro globalmente l’industria bellica – si legge in una e-mail di un alto funzionario del Departement for business, innovation and skills (bis) – Dobbiamo assicurarci che i capi anti-nucleari non guadagnino terreno con questo. Dobbiamo occupare il territorio e mantenerlo. Dobbiamo davvero dimostrare la sicurezza del nucleare”.

Per Louise Hutchins, portavoce di Greenpeace Uk:

“Questo evidenzia la cieca ossessione del governo per l’energia nucleare e dimostra che non ci si può fidare né di loro né dell’industria, quando si tratta di nucleare”.

Intanto, il governo inglese ha confermato i piani per costruire otto nuove centrali nucleari, in Inghilterra e nel Galles: “Se proposte accettabili verranno avanzate in luoghi appropriati e se non dovremo far fronte a inutili rapine”, ben inteso, come ha tenuto a precisare Charles Hendry, ministro dell’energia.




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26 giugno 2011
come stà fukushima?

Fukushima I by Digital Globe.jpg

Il disastro di Fukushima Dai-ichi è una serie di quattro distinti gravi

incidenti occorsi presso la centrale nucleare omonima a seguito del terremoto e maremoto del Tohoku dell'11 marzo2011.

A giugno 2011 la situazione non è ancora stabilizzata e il 24 maggio2011 la Tepco ha confermato che nei giorni immediatamente seguenti al maremoto è avvenuta la fusione dei noccioli dei reattori 1, 2 e 3[1], con un accumulo del materiale fuso alla base dei vessel, i quali continuano a perdere acqua che deve essere costantemente rimpiazzata.[2]

La stessa Tepco il 30 maggio2011 ha comunicato che sarà difficile stabilizzare i reattori entro la fine del 2011, come precedentemente ipotizzato.Il 3 giugno2011 la AIEA definisce la situazione ancora "molto seria".[4]

Complessivamente l'incidente, nella prima settimana stimato al grado 4 della scala INES, quindi al livello 5 (a pari livello con il singolo Three Mile Island in cui però non si ebbero né esplosioni, né rilasci di radioattività nell'ambiente pari all'evento giapponese); è stato infine provvisoriamente classificato dall'Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del Giappone al grado 7, il massimo grado della scala, finora raggiunto solo dal disastro di Cernobyl', considerando l'insieme dell'evento e non più i singoli incidenti distinti (classificati tra i livelli 3 e 5).A causa del terremoto molti altri impianti nucleari giapponesi sono stati coinvolti, sia centrali nucleari che impianti del ciclo del combustibile. Gli impianti di generazione elettrica direttamente coinvolti con arresti automatici dei reattori sono stati quelli di Fukushima Dai-ichi, Fukushima Dai-ni, Onagawa e Tokai; è stato anche coinvolto il Centro di riprocessamento di Rokkasho che funziona con l'energia fornita dai generatori diesel di emergenza. Le maggiori preoccupazioni riguardano quattro dei sei reattori dell'impianto di Fukushima Dai-ichi, e in particolare il reattore numero 4, il cui edificio è stato quello maggiormente danneggiato dalle esplosioni di idrogeno, e nel quale le barre di combustibile a rischio fusione non sono quelle in uso all'interno del recipiente in pressione (vessel), ma quelle stoccate nelle vasche del combustibile esausto, che si trovano quindi al di fuori della struttura di contenimento primaria del reattore.




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26 giugno 2011
Giappone: a Fukushima genitori in marcia

A centinaia scesi in piazza, chiedono maggiore protezione figli

26 giugno, 20:04
Giappone: a Fukushima genitori in marcia (ANSA) - FUKUSHIMA (GIAPPONE), 26 GIU - Centinaia di genitori preoccupati e pieni di rabbia per gli impegni disattesi sono scesi in piazza a Fukushima per chiedere una maggiore protezione per i loro figli visti gli alti livelli di radiazioni ancora presenti a tre mesi dall'incidente alla centrale nucleare.

"Vogliamo che ci restituiscano le nostre vite, vogliamo tornare alla vita che facevamo prima del terremoto, quando eravamo famiglie felici", tra le richieste della manifestazione
.

 



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19 giugno 2011
Troppe radiazioni alla centrale nucleare di Fukushima, fermati lavori ripristino

       (UPI) FUKUSHIMA: TONNELLATE DI ACQUA RADIOATTIVA IN MAREGli operatori della disastrata centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, hanno sospeso l’operazione di rimozione di acqua contaminata poco dopo il suo inizio a causa di un rapido aumento delle radiazioni.

Circa 110.000 tonnellate di acqua sono state utilizzate durante gli sforzi per raffreddare i reattori colpiti dal terremoto dell’11 marzo scorso e del conseguente tsunami.

L’acqua contaminata, sufficiente per riempire 40 piscine olimpioniche, è a rischio di sversamento in mare e deve essere rimossa dagli impianti.

La catastrofe, il peggior incidente nucleare del mondo da Chernobyl in Ucraina nel 1986, ha causato la fusione dei tre dei reattori e ingenti perdite di radiazioni.

Il terremoto e lo tsunami hanno ucciso più di 15.280 persone, mentre quasi 8.500 sono tuttora dispersi.

Fanghi radioattivi?
Un portavoce dell’operatore degli impianti, la Tokyo Electric Power Company (Tepco), ha detto che gli ingegneri stanno cercando di trovare la causa dell’aumento improvviso dei livelli di radiazioni dopo l’inizio del pompaggio di acqua.

Ci potrebbero volere settimane prima che i tecnici possano riprendere a pompare acqua, ha aggiunto il portavoce.

Trattare l’acqua radioattiva è un passo fondamentale per stabilizzate la crisi nella centrale di Fukushima Daiichi. E in questo momento siamo nel pieno della stagione delle piogge in Giappone e le piscine di acqua contaminata, prive della copertura saltata via con le esplosioni di idrogeno, potrebbero traboccare riversando acqua contaminata intorno agli impianti.

I tre reattori instabili dovrebbero essere portati ad “una chiusura stabile e fredda” dal gennaio 2012.




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19 giugno 2011
Tecnici Fukushima entrano per prima volta nel reattore numero Due

Missione delicatissima per verificare strumentazione ed eventualmente iniettare azoto per impedire un'esplosione

Tecnici Fukushima entrano per prima volta nel reattore numero Due
Tokyo, 19 giu. (TMNews) - Per la prima volta dal giorno della catastrofe, dei tecnici entreranno all'interno del reattore numero due della centrale nucleare di Fukushima, in Giappone. Lo ha annunciato la Tepco, la Tokyo Electric Power, gestore dell'impianto, rimasto gravemente danneggiato dal sisma e dallo tsunami dell'11 marzo scorso. Ad inizio maggio degli operai erano entrati nel reattore numero uno.

Junichi Matsumoto, responsabile della Tepco, ha precisato che l'accesso al reattore sarà aperto molto lentamente "per assicurarsi che le polveri che si trovano all'interno non possano fuoriuscire". "Crediamo - ha aggiunto - che questa operazione non porti conseguenze sull'ambiente circostante".

Il compito dei tecnici è quello di verificare il funzionamento della strumentazione interna ed eventualmente iniettare azoto nel reattore per impedire un'esplosione. I robot telecomandati che erano entrati nel reattore numero due ad aprile non erano riusciti a misurare la radioattività presente a causa dell'elevatissimo tasso di umidità all'interno, pari al 99%.



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