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8 novembre 2011
Il giallo della telefonata con Bechis Crosetto ammette: «Ero io»

Ma il sottosegretario spiega: «Privacy violata, ho negato perché non volevo ferire Berlusconi, gli voglio bene»

Guido Crosetto
Guido Crosetto
MILANO - «Non mi va di raccontare balle. Non ne sopporto il peso. La telefonata con Bechis è mia». A tarda sera crolla il mistero sulla fonte che ha annunciato al vicedirettore di Libero le dimissioni imminenti del premier Berlusconi. È stato Guido Crosetto a passare al giornalista l'informazione poi smentita dallo stesso presidente del Consiglio. Ma sebbene infondata, la notizia ha tenuto banco per tutta la giornata. E la voce contraffatta dell'audio diffuso dal giornalista ha scatenato la curiosità del web: «Quella testa di c... è andato a Milano, ma entro domani si dimette». Rivelava l'esponente del Pdl. Frasi colorite ma a quanto pare efficaci, dal momento che su twitter è partita la caccia a #lamicodibechis.

L'audio rallentato
L'IMBARAZZO - «La mia privacy è stata violata. Era un discorso con un vicedirettore, giornalista che conosco da undici anni», aggiunge il sottosegretario alla Difesa, imbarazzato per il riferimento poco cortese a Berlusconi. «L'epiteto iniziale è semplicemente un modo magari colorito di parlare tra persone in confidenza da anni, di un terzo amico di cui non condividi in quel momento una decisione e cioè quella di andarsene da Roma. A caldo pensavo fosse più semplice liquidare tutto negando, esclusivamente per non ferire una persona alla quale sono affezionato ed a cui voglio bene, con un termine che mi capita di usare con molti amici, non contestualizzando in un dialogo in libertà. Riflettendo con calma preferisco la verità. Non è mia abitudine mentire e, non voglio iniziare a farlo». Questo è l'epilogo. Ma la giornata che ha consacrato i social network come un canale primario di comunicazione politica era cominciata molte ore prime.

La voce alterata
IL TWEET DELLA DISCORDIA - «Berlusconi si dimette». Alle 10.30 di lunedì mattina Franco Bechis assapora il brivido dello scoop su twitter. Sulla rete cominciano i trenini di gioia, come a capodanno. Ma la doccia fredda per il vasto popolo degli antiberlusconiani è dietro l'angolo. Tempo due ore, e Berlusconi smentisce via Facebook: «Le voci di mie dimissioni sono destituite di fondamento». Il commentatore di Libero viene bollato come «troll» dai signori del TT, e un paio di deputati di Italia dei Valori e Fli sollevano accuse di aggiotaggio. Al solo udire la parola dimissioni Piazza Affari è infatti decollata. Per poi ripiombare all'arrivo della smentita su valori rasoterra. Bechis, che conosce le regole del mercato (e anche il codice penale), corre subito ai ripari, e pubblica l'audio della telefonata (opportunamente registrata) con una delle sue fonti. La voce è alterata, ma basta rallentare l'audio ed ecco spuntare il pastoso accento piemontese dell'onorevole Crosetto. Che dopo qualche smentita di circostanza, a tarda notte ammette.



permalink | inviato da marika il 8/11/2011 alle 3:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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