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16 agosto 2011
Bersani: «La manovra è già figlia di nessuno»

Il Pd: paghino gli evasori. Prodi: «L'euro non finirà».

«La manovra è già figlia di nessuno. Il Pd è pronto al confronto in Parlamento ma a due condizioni: paghino gli evasori e si introducano misure strutturali per equità, crescita e lavoro». Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha criticato il dibattito interno alla maggioranza e indicato le condizioni dei democratici in vista della presentazione della manovra il 17 agosto al Senato.
FIGLIA DI NESSUNO. «Visto che il decreto sulla manovra», ha sostenuto Bersani, «è stato approvato all'unanimità dal Consiglio dei ministri viene da chiedersi: in Cdm c'erano le controfigure? Possibile che dopo poche ore la manovra non sia più figlia di nessuno? La verità è che un governo di sopravvissuti può solo scrivere le sue decisioni sulla sabbia».
CONTRO L'EVASIONE. «Berlusconi dice adesso», ha aggiunto il leader Pd, «che sta riflettendo. Sappia dunque che se governo e maggioranza vogliono davvero discutere con noi in Parlamento, dovranno tenere conto di due condizioni: questa volta il contributo di solidarietà devono darlo gli evasori; questa volta ci deve essere nella manovra qualche cosa di strutturale per l'equità fiscale e per la crescita e il lavoro. Se non c'è questo, faranno da soli e con una opposizione che si farà sentire».
«IL CAV NON CHIEDERA' LA FIDUCIA». Quanto alla possibilità che la manovra venga approvata con la fiducia, Bersani si è detto sicuro che il premier non la chiederà. «Adesso dice così perché deve dare un messaggio di tranquillità al suo pollaio, perché c'é un sacco di gente del centro destra che vorrebbe cambiare la manovra. Dopodiché, abbiamo avuto 47 fiducie, e credo che quando saremo 'sotto', per problemi interni alla maggioranza, Berlusconi ci ripenserà».
BOSSI NON FACCIA FINTA DI NON CAPIRE. Più che con Berlusconi, però, il leader dei democratici è stato duro con il Senatùr. «Prima gli dico di non fare il furbo, perché ha capito benissimo ... poi glielo rispiego», ha ironizzato Bersani reagendo alle parole del Senatur che sostiene di non aver capito le proposte del Pd per modificare la manovra. «Primo punto: voglio far pagare il 20% a chi ha pagato il 3 o il 4%, e sono 15 miliardi. Quei soldi li metto alla pubblica amministrazione perché paghi le piccole imprese che sono in crisi di liquidità; poi li metto sulle deroghe dei Comuni ai patti di stabilità perché facciano investimenti per creare un po' di occupazione», ha spiegato il segretario del Pd a radio Popolare.
TRACCIABILITA' E LIBERALIZZAZIONI. «Secondo punto: faccio della tracciabilità seria sull'evasione fiscale; faccio un po' di alienazione di immobili statali e comunali. Terzo punto: risparmi nella pubblica amministrazione e nella politica. Infine faccio un po' di liberalizzazioni». Quindi, ha concluso il leader Pd, «come vede, quello che diciamo noi lo capisce anche un bambino. Il problema è se c'é la volontà politica di farle. E dubito che una parte di queste cose possa farle un governo di centrodestra».
PRODI: L'EURO NON FINIRA', ANCHE BERLINO NE HA BISOGNO. E della crisi che sta mettendo a dura prova l'Europa è tornato a palare anche l'ex premier Romano Prodi: «Sono preoccupato, ma non credo che ci sarà la fine dell'euro», ha detto intervistato da Radio 24. «Quando si va nel concreto e si dice 'abbandoniamo l'euro, i primi ad avere paura ad abbandonarlo sono i tedeschi. In un mondo grande come quello di oggi essere soli non va bene neanche per la Germania», ha spiegato il professore. «Sanno benissimo che solo con l'euro possono avere la forza economica che hanno oggi. Senza l'euro tutti gli altri paesi compresa l'Italia avrebbero svalutato e svaluterebbero la loro moneta». A questo proposito, Prodi ha ricordato come siano mutate le quotazioni lira-marco. «Quando ho iniziato la carriera accademica ci volevano 145 lire per un marco. Quando siamo entrati nell'euro ce ne volevano 990. Abbiamo svalutato del 600 per cento». E dunque? «I tedeschi sanno benissimo che in questo caos non potrebbero gestire una democrazia moderna. Con la demagogia arrivano fino al limite del burrone e dopo si fermano!».
AGENZIE DI RATING COME QUI QUO QUA. Prodi non ha risparmiato stoccate neanche alle agenzie di rating: «Si parla tanto di concorrenza e poi le tre agenzie di rating mondiale sono come Qui, Quo, Qua: vanno d'accordo tra loro», ha afferma. «Sono tutte americane. Si mettono d'accordo. Non c'é niente da fare, istintivamente rispondono a stimoli politici. Ci vogliono agenzie europee, cinesi, indiane. Questa soluzione avrebbe anche un altro vantaggio: quello di rendere relativo il giudizio di queste agenzie che, comunque, ci vuole. Ci vogliono dei controlli e i loro giudizi andrebbero poi presi con una certa saggezza». Qualcuno propone agenzie di rating in mano agli Stati. «Io ho delle perplessità perché evidentemente perderebbero di credibilità. Per definizione ognuno metterebbe l'asino dove vuole il padrone. Nel mercato di oggi è meglio che ci siano tanti asini e tanti padroni»




permalink | inviato da marika il 16/8/2011 alle 0:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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