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Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. (Antonio Gramsci)
politica interna
17 dicembre 2011
Vendola, sì a Monti fino in primavera
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Il governatore della Regione Puglia e leader di Sel, Nichi Vendola, non nega il suo appoggio a un governo tecnico presieduto da Mario Monti, ma detta le condizioni: "Se il mondo e' angosciato per la situazione del debito pubblico italiano, si faccia un governo di scopo che ci porti in primavera alle elezioni e in queste settimane faccia una 'patrimoniale pesante', una pesante tassazione delle rendite finanziarie e tagli le spese militari" ha detto Vendola nel corso di una conferenza stampa che si e' tenuta oggi all'Ambasciata d'Italia a Pechino.

 

Se il governo tecnico dovesse adottare esclusivamente una politica di tagli e dismissioni, Vendola opporrebbe quella che egli stesso definisce "ribellione": "Non vorrei neanche immaginare un governo di tecnici, sostenuto dal Partito Democratico, dal Terzo Polo e con l'astensione della PdL - ha proseguito il leader pugliese - perche' rischierebbe di essere un governo che fa le cose che non e' riuscito a
completare Berlusconi, in continuita' col passato, un governo che consente alla destra di rifarsi una verginita' e alla sinistra di suicidarsi. A uno scenario fantapolitico del genere, la mia risposta non puo' che essere quella della ribellione".

Da Pechino, dove e' in visita per stringere accordi tra la Regione Puglia e le province cinesi del Guangdong e dello Zhejiang, il governatore manda segnali agli alleati del suo
schieramento: secondo Vendola, l"alleanza di Vasto' tra Pd, Idv e Sel "non e' in frantumi". "Bersani ha detto che e' importante sostenere un governo di emergenza, per un periodo limitato, con un programma di equita' sociale, e ha usato la parola discontinuita', sulla quale sono d'accordo. Di Pietro ha gia' un giudizio su quello che potrebbe essere il segno di questo governo, un governo che magari non fa la patrimoniale, ma si occupa di rendere ancora piu' selvaggio il mercato del lavoro, e per questa ragione mette le mani avanti. Io parlo di un governo di scopo, e questo scopo non puo' che essere l'equita' sociale, e poi le elezioni a primavera. Altrimenti,
con le elezioni a gennaio, si rischiano altri due mesi di campagna elettorale, che per l'Italia sarebbero una sciagura".

La ricetta di Vendola esclude una modifica della legge elettorale, a meno che non passi attraverso le indicazioni del referendum: "Se, come hanno indicato un milione e duecentomila cittadini italiani, il 'Porcellum' e' una vergogna, basta un articolo per cancellarlo e ripristinare il sistema elettorale precedente. E' l'unica possibilita': si fa in un giorno e ci consente di non usare l'alibi della riforma per tirare a campare".

Infine, il governatore della Regione Puglia ha espresso
nuove parole di stima per il Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano: "Il Presidente della Repubblica e' stato davvero un faro nella buia notte italiana, ha rappresentato l'immagine orgogliosa e non quella vergognosa dell'Italia, ha tenuto in piedi con pazienza e costanza il dialogo tra le forze politiche, ha richiamato gli italiani al senso di responsabilita'. Ma non possiamo chiedere a Napolitano di fare piu' di quello che ha fatto, non compete al Capo dello Stato di decidere i contenuti di un governo e dell'agenda politica, perche' cio' compete alla politica".

"Non possiamo nasconderci dietro il Quirinale- ha concluso Vendola - se abbiamo la forza di mettere in piedi un governo che fa in poche settimane due o tre cose dell'equita' sociale, e' bene, e in primavera si va a votare. Se non abbiamo questa forza, si va a votare a gennaio. La crisi economica e' anche figlia della crisi politica, e alla crisi politica si risponde con la democrazia".




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13 novembre 2011
riflessioni personali sulle dimissioni di berlusconi

ora che berlusconi nn c'è piu che sarà dell'italia?....girovagando sul web se ne sentono di tutte le versioni ...
monti e peggio quello è meglio...ecc ecc
io credo che saranno gli italiani a valutare la cosa fra qualche tempo ...e credo che visto che le leggi in ogni caso vanno discusse in parlamento(o cosi bisognerebbe fare)avendo destra e sinistra insieme forse si faranno leggi utili almeno per uscire da sto casino ....e nn per darsi contro a priori .

la storia insegna ed è ciclica in ogni caso si ripete secondo le ere ....il dio denaro esiste da quando lo hanno inventato...l'italia è finita in mano alle banche ma nn so a questo punto cosa sia peggio...vero che i politici sono i camerieri delle banche ,destra o sinistra sembra cambiare poco ormai ....

.....festeggio cmq le dimissioni del premier perche dovremmo essere in democrazia .....nn si sentiva tanto la differenza da una dittatura.....

..nn so il fututo ma se nn siamo neanche speranzosi qui la cosa si fa ancora piu nera.......stasera chi vuole  festeggia domani si vedrà....notte a tutti





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politica interna
13 novembre 2011
Crisi di governo, Berlusconi al Quirinale per rassegnare le dimissioni

Scritto da il 12 novembre 2011 in Politica

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auto 300x216 Crisi di governo, Berlusconi al Quirinale per rassegnare le dimissioniIl presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è salito pochi istanti fa al Quirinale per rimettere il suo mandato nelle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Dopo il voto al decreto di Stabilità di questo pomeriggio alla Camera, l’attesa era rivolta tutta a quanto sarebbe accaduto in serata. Verso le 19 l’annuncio da parte del Quirinale: alle 20.30 il capo del governo sarebbe arrivato al Quirinale. Notizia confermata poco dopo anche da una nota della Presidenza del Consiglio.

Al momento dell’uscita del premier da Palazzo Grazioli, la folla l’ha “salutato” al grido di “Buffone”. Stessa accoglienza sulla piazza del Quirinale dove le auto presidenziali hanno sfilato tra due alle di folla che urlavano “in galera!”.




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11 novembre 2011
Phobos Grunt alla deriva

Alle 20.27, ora italiana dell'8 Novembre il razzo Zenith- 2SB41 è partito alla perfezione dalla piattaforma di Baikonur. Un lancio da manuale, ma all'accensione del secondo propulsore in volo, qualcosa è andato storto.

 Phobos Grunt , tradotto la voce di Phobos, sembra avere qualche problema. La missione spaziale russa che doveva raggiungere una delle lune di Marte per studiarla, a causa di un problema tecnico o del software di gestione della traiettoria, non sta per il momento eseguendo il suo compito.

Al momento però l’Agenzia Spaziale Russa non da la missione ancora per definitivamente fallita, in quanto hanno ancora tre giorni (tempo disponibile prima che le batterie di collegamento con la terra si scarichino) per ricaricare una nuova traiettoria che permetta alla sonda di raggiungere la sua meta e di terminare il suo incarico, oppure di rientrare senza troppi danni sulla terra.

Phobos Grunt alla deriva.

Questo si rende necessario a causa della presenza di materiale radioattivo all’interno della sonda. Si tratta di cobalto57.

A quanto dicono le fonti dell’Agenzia Spaziale Russa si tratta di pochissimi grammi, non quantificati però, che sarebbe la stessa quantità presente nei rover Spirit e Opportunity.

L’impiego del materiale radioattivo si è reso necessario per il funzionamento dello spettrometro, che è stato montato sulla sonda per rilevare eventuali presenze di ferro sulla superficie della luna Phobos.

Secondo le prime indiscrezioni, potrebbe non essersi acceso il Fregat che doveva dare il via alla propulsione necessaria per impostare l’orbita corretta da seguire per raggiungere il 12 Ottobre del 2012 l’orbita di Marte e successivamente avanzare verso Phobos.

COmponenti di Phobos Grunt

Al momento non abbiamo dati effettivi per poter dire se l’Agenzia Spaziale proseguirà con il lancio o se la sonda verrà riportata a terra per ripristinare eventuali guasti sulle apparecchiature.

Purtroppo però, non è la prima volta che si verifica un guasto del genere.

Già ad Agosto e poi in Ottobre, il lancio del cargo Progress che doveva portare i rifornimenti alla ISS è fallito facendolo precipitare sulla terra. La causa? anche quella volta, fu una mancata partenza del Fregat.

Il problema è che, se la sonda dovesse essere guidata verso la terra, andrebbe fatto in un tempo limite di tre giorni, poi con le batterie scariche le comunicazioni sarebbero impossibili e di conseguenza lo sarebbe anche veicolare la sua caduta in un luogo sicuro, ma in caso di schianto in questo tempo limite molto breve, avremmo il grosso problema della dispersione del cobalto57 che ha un tempo di decadimento di circa 9 mesi, quindi fino a quando non passerà questo periodo di tempo, lo schianto potrebbe risultare potenzialmente pericoloso.

Il direttore del RosKosmos, Vladimir Popovkin, sembra essere fiducioso però in quanto ha dichiarato che il lancio non è ancora considerato un fallimento totale, ma la missione ha solo subito qualche intoppo. Queste sono state le sue prime dichiarazioni dopo che il problema è stato rilevato. Ma sono passate quasi ventiquattro ore e al momento le possibilità di poter rimettere nell’orbita corretta la sonda non sembrano molte.

Popovkin nelle dichiarazioni rilasciate durante la giornata ha tenuto a precisare che hanno passato una notte molto movimentata e che al momento non sono riusciti a ricaricare la traiettoria corretta. Il che vuol dire che la sonda orbita ancora intorno alla terra.

Altre fonti del RosKomos sostengono in realtà che riuscire a caricare la traiettoria corretta sulla sonda sarebbe un miracolo.

Purtroppo al momento in rete pare si voglia scatenare il caos, ipotizzando le fini più catastrofiche per questa sonda. Ma nonostante tutto siamo fiduciosi che venga trovato al più presto il modo di caricare il programma correttamente.

Questa missione doveva essere il fiore all’occhiello dell’agenzia spaziale russa, infatti pare che ci stiano lavorando dal lontano 1992, quando cominciarono gli sviluppi del progetto su carta.

Il primo lancio avrebbe dovuto essere pronto per il 2009, ma guasti meccanici hanno rimandato la missione, che è stata spostata ad ottobre 2011 e poi nuovamente a Novembre. Cioè Ieri.

Restiamo comunque ottimisti, perchè la missione potrebbe aprire nuovi orizzonti su Marte e le sue Lune, in quanto lo scopo del viaggio non è solo raccogliere pietre lunari da poter analizzare, ma durante la sua orbita intorno al Pianeta Rosso, Phobos Grunt dovrebbe rilasciare una micro sonda che viaggerà intorno all’orbita del pianeta per poterne catturare ulteriori informazioni per lo studio e favorire l’accelerazione dell’arrivo sul pianeta di un equipaggio.

La sonda,  altro non è che un micro satellite di fabbricazione cinese, che  ha inoltre già creato non pochi problemi nel 2007, in quanto l’agenzia spaziale ha dovuto ridisegnare la forma di Phobos Grunt per poterla trasportare.

Restiamo fiduciosi nelle capacità dei tecnici russi.

Vi aggiorneremo appena nuove notizie verranno diffuse.

Aggiornamento 10 Novembre

Nelle prime ore della mattina, ora di Mosca, Lev Zeleny direttore dello  Space Research Institute, ha comunicato che, grazie all’aiuto delle forze armate statunitensi e alla NASA, sono riusciti a determinare l’esatta traiettoria orbitale della sonda.

Operazione non semplice che ha finalmente permesso di poter effettuare il download delle informazioni relative agli errori, per correggerli ed effettuare un upload delle nuove coordinate.

Tutto questo però andrà fatto in brevissimo tempo presso la sede di Baikonur, l’unica che riesce a comunicare con la sonda nei periodi in cui non si trova nelle zone d’ombra.

In questi minuti stanno tentando di ricaricare i dati, ma a questo punto si suppone dovremo attendere la notte per ricevere ulteriori aggiornamenti, in quanto se questa procedura non dovesse andare a buon fine si tenterà un nuovo riavvio del modulo software della sonda, già tentato la notte scorsa.

RIA Novosti, la prima agenzia di comunicazioni Russa ha citato, Vladimir Popovkin capo dell’Agenzia Spaziale Russa, diffondendo il bollettino nel quale si evidenzia il reale guasto; pare che il propulsore MDU allo stadio Fregat non si sia acceso, ne al primo ne al secondo tentativo.







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8 novembre 2011
9/11/2011: la verità sull’asteroide "2005 YU55" contro la Terra

Un asteroide di 400 metri di diametro potrebbe colpire la Terra, ma gli esperti cercando di nasconderlo? Sembrerebbe così a leggere molte ipotesi apocalittiche dell'ultima ora, ma la verità (per fortuna) è diversa. Dopo la mezzanotte del 9 novembre, giorno in cui si celebra l'anniversario della caduta del Muro di Berlino l'asteroide 2005 YU55 scoperto solo da cinque anni, transiterà nello spazio compreso tra la Terra e la Luna, a circa 327mila chilometri dal nostro pianeta.  Anche se potenzialmente pericoloso, non comporta alcuna minaccia per la Terra per un'eventuale collisione nei prossimi cento anni, rassicura la Nasa. Alcuni sollevano dubbi sulla sicurezza della Luna che dista circa 384.400 dal nostro pianeta. Dovesse colpire il nostro satellite le conseguenze per noi non sarebbero piacevoli. Cerchiamo di capire cosa succederà davvero.

Partiamo dalla carta d'identità della asteroide. L'oggetto di cui stiamo parlando è stato scoperto il 28 Dicembre 2005 da Robert McMillan del Programma Spacewatch vicino a Tucson in Arizona, e osservato in precedenza da Mike Nolan, Ellen Howell e altri colleghi con il radar di Arecibo. L'incontro che si verifichà con la Terra sarà in effetti assai ravvicinato - 0,85 della distanza media fra Terra e Luna - senza tuttavia costituire un vero record: nel 1976 l'asteroide 2010 XC15 passò senza essere scoperto ad appena metà del raggio dell'orbita lunare, prima di essere rilevato l'anno scorso. La breve distanza dovrebbe permettere ai radar a terra di ottenere delle radio-immagini dell'asteroide con una risoluzione di 5 metri, molto più precisa che nel caso delle sonde orbitali utilizzate fino ad ora per le missioni di sorvolo asteroidale.

 

Siamo al sicuro?

Anche se classificato come un oggetto potenzialmente pericoloso, 2005 YU55 non costituisce una minaccia di collisione con la Terra per almeno i prossimi 100 anni. Tuttavia, questo sarà il massimo avvicinamento e un evento di questo tipo non si ripeterà fino al 2028, quando l'asteroide (153.814) 2001 WN5 passerà entro 0,6 distanze lunari. Dopo sarà la volta di Apophis con il prossimo perigeo previsto il 13 aprile del 2036; tuttavia, i rischi di una collisione nei passaggi successivi rimangono e i dati raccolti nei prossimi anni serviranno a prevedere l'orbita dell'asteroide fino almeno al 2070.

Gli asteroidi e gli impatti con la Terra

 

Nonostante le piccole dimensioni della maggior parte degli asteroidi se confrontate con il diametro terrestre (12756 km), l’impatto con un piccolo corpo che si muove ad alta velocità (decine di km al secondo), può portare alla formazione di un grande cratere con effetti devastanti anche per l’intero pianeta.

Un corpo che si muova verso la Terra con un’incertezza sull’orbita avente un raggio di 100 000 km, ha una probabilità dell’1,5% di cadere al suolo. Per questo motivo è necessaria un’osservazione assidua delle posizioni degli asteroidi: calcolando orbite sempre più precise si può distinguere fra i corpi davvero pericolosi e quelli innocui. Il continuo miglioramento della conoscenza delle orbite spiega perché all’annuncio della scoperta di un asteroide potenzialmente pericoloso (riportata comunemente anche da stampa e TV), segua qualche giorno dopo la puntuale smentita (ma non riportata dai media perché non fa più “notizia”).

In ogni caso l'atmosfera terrestre ci protegge dai NEO più piccoli, per intenderci quelli con un diametro dell'ordine di una decina di metri. Questi corpi, durante l’attraversamento dell’atmosfera, raggiungono temperature talmente elevate che sublimano prima di raggiungere il suolo. Nella fase di disintegrazione si generano superbolidi molto luminosi (visibili anche in pieno giorno), come quello di Lugo di Romagna del 19 gennaio 1993, dello Yukon del 18 gennaio 2000 o quello, un po’ più piccolo, del 6 aprile 2002 su Innsbruck (Austria). I superbolidi, a parte gli effetti elettromagnetici al suolo, sono relativamente innocui.

NEO sui 50 metri di diametro possono dare luogo ad eventi tipo quello di Tunguska (Siberia, 30 giugno 1908), o a quello avvenuto in Brasile nel 1930. Se cadono su regioni abitate il numero di vittime può arrivare a 5000, ma la catastrofe è regionale senza effetti sul larga scala. Per asteroidi di diametro superiore ai 1500 m l’effetto di devastazione è su larga scala (per via delle polveri immesse in atmosfera), e il numero di vittime potenziali è stimabile in 1,5 miliardi di persone. Con NEO dai 10 km in su, come quello responsabile dell’estinzione dei dinosauri 65 milioni di anni fa (evento K/T), si rischia l’estinzione della specie umana.

Il numero dei NEO diminuisce a mano a mano che si sale con le dimensioni, tuttavia la probabilità che, alla fine, un NEO di dimensioni chilometriche o decimetriche impatti la Terra non è zero. Da qui l’importanza di un monitoraggio continuo della volta celeste per scoprire e catalogare tutti i PHOs. Sfortunatamente le risorse investite nella ricerca dei PHOs non sono esuberanti ed esiste la probabilità di scoprirne uno pochi giorni prima della collisione con la Terra. In questo caso sarebbe molto difficile cambiarne l’orbita nella misura sufficiente ad evitare l’impatto: solo se il corpo è scoperto con grande anticipo si può avere una minima probabilità di successo nel difficile compito di deviazione orbitale.




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8 novembre 2011
Il giallo della telefonata con Bechis Crosetto ammette: «Ero io»

Ma il sottosegretario spiega: «Privacy violata, ho negato perché non volevo ferire Berlusconi, gli voglio bene»

Guido Crosetto
Guido Crosetto
MILANO - «Non mi va di raccontare balle. Non ne sopporto il peso. La telefonata con Bechis è mia». A tarda sera crolla il mistero sulla fonte che ha annunciato al vicedirettore di Libero le dimissioni imminenti del premier Berlusconi. È stato Guido Crosetto a passare al giornalista l'informazione poi smentita dallo stesso presidente del Consiglio. Ma sebbene infondata, la notizia ha tenuto banco per tutta la giornata. E la voce contraffatta dell'audio diffuso dal giornalista ha scatenato la curiosità del web: «Quella testa di c... è andato a Milano, ma entro domani si dimette». Rivelava l'esponente del Pdl. Frasi colorite ma a quanto pare efficaci, dal momento che su twitter è partita la caccia a #lamicodibechis.

L'audio rallentato
L'IMBARAZZO - «La mia privacy è stata violata. Era un discorso con un vicedirettore, giornalista che conosco da undici anni», aggiunge il sottosegretario alla Difesa, imbarazzato per il riferimento poco cortese a Berlusconi. «L'epiteto iniziale è semplicemente un modo magari colorito di parlare tra persone in confidenza da anni, di un terzo amico di cui non condividi in quel momento una decisione e cioè quella di andarsene da Roma. A caldo pensavo fosse più semplice liquidare tutto negando, esclusivamente per non ferire una persona alla quale sono affezionato ed a cui voglio bene, con un termine che mi capita di usare con molti amici, non contestualizzando in un dialogo in libertà. Riflettendo con calma preferisco la verità. Non è mia abitudine mentire e, non voglio iniziare a farlo». Questo è l'epilogo. Ma la giornata che ha consacrato i social network come un canale primario di comunicazione politica era cominciata molte ore prime.

La voce alterata
IL TWEET DELLA DISCORDIA - «Berlusconi si dimette». Alle 10.30 di lunedì mattina Franco Bechis assapora il brivido dello scoop su twitter. Sulla rete cominciano i trenini di gioia, come a capodanno. Ma la doccia fredda per il vasto popolo degli antiberlusconiani è dietro l'angolo. Tempo due ore, e Berlusconi smentisce via Facebook: «Le voci di mie dimissioni sono destituite di fondamento». Il commentatore di Libero viene bollato come «troll» dai signori del TT, e un paio di deputati di Italia dei Valori e Fli sollevano accuse di aggiotaggio. Al solo udire la parola dimissioni Piazza Affari è infatti decollata. Per poi ripiombare all'arrivo della smentita su valori rasoterra. Bechis, che conosce le regole del mercato (e anche il codice penale), corre subito ai ripari, e pubblica l'audio della telefonata (opportunamente registrata) con una delle sue fonti. La voce è alterata, ma basta rallentare l'audio ed ecco spuntare il pastoso accento piemontese dell'onorevole Crosetto. Che dopo qualche smentita di circostanza, a tarda notte ammette.



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8 novembre 2011
Berlusconi: 'Voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi'
Foto Berlusconi: 'Voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi' Le opposizioni e i dissidenti Pdl si preparano a un possibile governo di larghe intese

Roma  -  Che il governo sia in bilico è evidente da giorni. Quello che è ancora incerto è quale scenario si aprirà domani con il voto sul rendiconto di bilancio. Il premier ha posto la fiducia sul provvedimento, ma mai come ora la fiducia riguarda in realtà la tenuta della maggioranza. Berlusconi è consapevole della criticità del momento, ma continua a testa bassa a difendere la sua posizione.

Non solo il premier esclude la possibilità di un governo di larghe intese, ma smentisce anche con forza le voci che giudicano imminente il fatidico "passo indietro". E' stato Giuliano Ferrara a diffondere oggi questa notizia: "La via d'uscita c'e'. Invece di prolungare l'agonia, Berlusconi si presenta alle Camere, chiede la fiducia per varare la legge di stabilita' e il maxiemendamento, annuncia che si dimettera' un minuto dopo e che chiede le elezioni a gennaio. Di questo si discute".

Ma Berlusconi è netto: "Non mi dimetto. Domani si vota il rendiconto alla Camera, quindi porro' la fiducia sulla lettera presentata a Ue e Bce - ha spiegato al telefono con Libero -. Voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi". In effetti, il rischio del "tradimento" è alto: le defezioni nel Pdl - con o senza uscite clamorose dal partito - sono sempre più numerose. C'è chi, come Pisanu, non ha mai fatto mistero della sua preferenza per le elezioni anticipate. C'è chi, come Frattini, Matteoli e Sacconi, punta ad allargare la maggioranza con la convinzione di ottenere la fiducia. Ma allargare la maggioranza implica che si riconosca che questa non è più sufficiente: lo sa bene la Lega, alleato di ferro, che con Maroni ha lanciato l'ultimatum: se la maggioranza non c'è, si vota.

Inizieranno domani alle 15:30 nell'Aula della Camera le votazioni sul disegni di legge di rendiconto e di assestamento del Bilancio dello Stato. Saranno in tutto quattro le votazioni su cui l'Assemblea di Montecitorio sarà chiamata ad esperimersi. Sul rendiconto è prevista un'unica votazione: il testo è stato infatti trasformato in un unico articolo. Sono, invece, quattro le votazioni per l'assestamento: una per ciascuno dei tre articoli e uno per il voto finale.

Sono già partite le grandi manovre per prepararsi a un eventuale "governo di larghe intese". Le opposizioni sono già state ricevute da Napolitano per dei colloqui informali. Chiunque dovesse partecipare a un nuovo esecutivo, dovrà reggere il timone di una nave in tempesta. Lo sa bene Gianni Letta, uno dei papabili premier (nel caso si evitassero le elezioni anticipate). Intervenuto in una conferenza stampa, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha dichiarato: "Nel passaggio da un governo all'altro - non è che lo stia auspicando - gli impegni assunti non cambiano, continuano: si chiama principio della continuità amministrativa. Il patto sottoscritto oggi (tra Regioni, Governo e Ue, ndr) resiste - ha concluso Letta - ad ogni evento ammesso che eventi di quel tipo ci siano".


Veronica Benigno



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3 novembre 2011
Pd prepara manifestazione sabato per spingere governo emergenza
mercoledì 2 novembre 2011 12:16

ROMA, 2 novembre (Reuters) - Il Partito Democratico si prepara a manifestare sabato in piazza a Roma per una "ricostruzione democratica", che passi però dal governo di emergenza che anche ieri il segretario Pier Luigi Bersani avrebbe chiesto al presidente della Repubblica di sostenere per fare fronte alla crisi finanziaria.

In una nota, oggi il Pd annuncia un "grandissimo appuntamento popolare", per il 5 novembre a piazza San Giovanni, con 14 treni, due navi e oltre 700 pullman già prenotati. E il partito sottolinea come la manifestazione "sia una festa della democrazia, aperta a tutti", non solo al centrosinistra.

"Il nostro intento è di riunire tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro paese per avviare insieme una ricostruzione democratica, sociale ed economica dell'Italia", ha detto in un comunicato lo stesso Bersani.

"Per realizzare questo obiettivo c'è bisogno di uno sforzo corale. Per questo chiediamo a tutti di venire in piazza con noi, alle diverse associazioni impegnate nella società, ai movimenti civili, a coloro che hanno a cuore il futuro degli italiani".

Alla manifestazione, che si svolgerà all'indomani del vertice del G20 di Cannes, e alla fine di una settimana calda per la zona euro e l'Italia - con il governo greco che ha deciso di indire un referendum sul piano di salvataggio finanziario Ue/Fmi - parleranno anche il candidato socialista alle presidenziali francesi, François Hollande, e il presidente della Spd tedesca Sigmar Gabriel, entrambi oggi all'opposizione nei rispettivi paesi.

Sia il centrosinistra che il Terzo polo hanno offerto in questi giorni la propria disponibilità a sostenere un governo "di emergenza", la cui precondizione però sono le dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi o un voto di sfiducia in Parlamento.




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diritti
15 ottobre 2011
L’I-Day è arrivato: la manifestazione degli indignati a Roma

Oggi gli indignados manifestano in 82 Paesi del mondo. Nella Capitale, ma anche in altre città italiane, sono attese 150 mila persone che dalle 14 inizieranno a sfilare al grido di “Noi il debito non lo paghiamo“ e di “Uniti per il cambiamento globale”. Fra i manifestanti anche Fanpage, per seguire ciò che accade in piazza.


L'I-Day è arrivato: la manifestazione degli indignati a Roma [DIRETTA].

19:55- Continuano gli scontri con le forze dell’ordine nella zona di via Merulana dove in alcuni casi sono state inzalzate barricate improvvisate con cassonetti incendiati

19:45- Il blocco dei violenti si sta sparpagliando tra le vie di Roma compiendo raid incendiari e atti vandalici, mentre i manifestanti pacifici hanno ormai abbandonato la piazza e si dirigono verso bus e stazioni.

19.26- Alcuni teppisti avrebbero tentato di incendiare una pompa di benzina in via Merulana. Ma le forze dell’ordine sarebbero riuscite a fermarli in tempo.

19.20- I facinorosi sono in fuga verso Santa Maria Maggiore. Tra Piazza San Giovanni e via Merulana si contanto decine di roghi.

19.06- Piazza San Giovanni è tranquilla.

19.00- Su Facebook Nichi Vendola parla di quanto accaduto: “Oggi a Roma sono andate in scena due manifestazioni. Una è quella meravigliosa di centinaia di migliaia di persone che hanno lavorato per portare i loro simboli, per manifestare pacificamente lo spirito di rivolta contro un destino di precarietà che rischia di risucchiare il senso della vita di questa generazione. Dall’altra parte c’è stata un’altra manifestazione. Quella di minoranze di teppisti, di black block che come si è visto, sono innanzitutto in azione per togliere la scena a tutti gli altri, per prendere loro la parola, e loro parlano bruciando auto e rompendo telecamere”.

18.52- La situazione in Piazza San Giovanni sta tornando pian piano alla normalità. Sembra che le forze dell’ordine abbiano preso il controllo della Piazza.

18.37- Al momento i feriti sarebbero complessivamente una ventina. Nessuno di loro verserebbe in gravi condizioni. Lo si apprende da alcune fonti d’agenzia.

18.31- All’interno del blindato dato alle fiamme c’erano degli agenti che, però, sono riusciti a fuggire. A Piazza San Giovanni stanno arrivando rinforzi.

18.28-  Parla Gianni Alemanno: “A caldo ho l’impressione che oggi a Roma ci sia il peggio di tutta Europa, soggetti molto pericolosi”.

18.24- Blindato dei carabinieri dato alle fiamme. Al momento non si sa con certezza se al suo interno vi siano agenti.

18.17- Twitter. Stefano scrive: “Blindato dei carabinieri prima accerchiato e poi mandato in fiamme in Piazza San Giovanni. Speriamo non ci sia nessuno dentro”

18.10- Via vai di ambulanze. Vanno avanti gli scontri a San Giovanni in Laterano, dove gli agenti rispondono con cariche e lanci di lacrimogeni agli assalti dei teppisti.

18.03- Un militante di Sinistra e Libertà ha perso due dita per l’esplosione di un petardo. Sarebbe stato aggredito dai teppisti mentre sfilava pacificamente in via Cavour.

17.53- Twitter. “Elicotteri fumo ambulanze”. Emblematico l’ultimo tweet del Popolo viola.

17.47- Continuano gli scontri a Piazza San Giovanni. I teppisti lanciano pietre e fumogeni verso gli agenti che rispondono con idranti e gas lacrimogeni. Il Corteo sarà deviato verso il Circo Massimo.

17.26- Assaltato un mezzo della polizia. Alcuni teppisti hanno attaccato un mezzo della polizia, che però a riuscito a scappar via.

 17.20- A Piazza San Giovanni continua il fitto lancio di lacrimogeni da parte degli agenti per disperdere la folla. Ora bisognerà capire se gli altri manifestanti giungeranno o meno in Piazza.

17.07- Scene di guerriglia Piazza San Giovanni. Gli agenti lanciano lacrimogeni in via Merulana.

17.02- Manifestanti consegnano alla polizia 3 incappucciati. Tre incappucciati colpevoli di atti di vandalismo in via Cavour sono stati bloccati da alcuni manifestanti e consegnati alle forze di polizia.

16.59- Twitter. Paco scrive: “A via Emanuele Filiberto la situazione è pesante, assaltano i mezzi della polizia… se siete in zona allontanatevi”

16.55- Incendio in via Labicana. Secondo quanto riportato dalla agenzie di stampa, il lancio di materiale incendiario avrebbe causato un rogo in un edificio abbandonato in via Labicana.

16.50 -“Quelli vestiti di nero hanno distrutto l’alimentari elite in via Cavour la titolare piange”. E’ questo l’ultimo tweet del popolo viola, postato circa 20 minuti fa.

16.41- Il corteo cerca di isolare gli incappucciati. I manifestanti urlano loro di andar via. In precedenza si sono registrate alcune cariche della polizia nei confronti dei facinorosi.

16.34- “E’ un gran peccato” ha sentenziato Mario Draghi  commentando gli incidenti che si stanno verificando nella capitale. Proprio questa mattina il governatore della Banca d’Italia aveva detto di comprendere le ragioni degli indignati.

 16.20- Danneggiati gli uffici del Ministero della difesa in via Labicana. I teppisti vestiti di nero e incappucciati hanno sfondato il portone e gettato negli uffici bombe carta e fumogeni.


16.13- Twitter. Giulio scrive: “Ma la lezione di Genova? Manifestazione sputtanata dai soliti idioti ”

16.05- I black bloc starebbero creando disagi nella zona del Colosseo. La polizia è schierata in assetto anti sommossa. Fonti di polizia riferiscono che prima dell’inizio della manifestazione sono stati arrestai 4 anarco-insurrezionalisti

15.57- Lievemente ferito un uomo di sessant’anni che stava cercando di fermare un lancio di bottiglie. L’incidente sarebbe accaduto in via Cavour.

15.34- Londra: Julian Assange, fondatore di Wikieaks, sta partecipando alla manifestazione vicino St Paul. 

15.30- Continuano i disordini. Aggredite 2 troupe di Sky, incendiate altre 2 auto. I manifestanti cercano di  isolare i gruppi più facinorosi urlando “Fuori dal corteo”.

15.10- Si registrano altri atti di vandalismo da parte di un gruppo di manifestanti col volto coperto, probabilmente black bloc. Danneggiato e saccheggiato un supermercato, spaccate le vetrine di alcune banche, incendiati alcuni cassonetti in via Cavour. Apprensione tra i residenti.

14.55- Gli incappucciati sono un centinaio. Imbracciano uno striscione con su scritto ”Non chiediamo futuro, ci prendiamo il presente”.

14.50- Incendiata un’auto. Alcuni manifestanti vestiti di nero col volto coperto da un passamontagna hanno spaccato le vetrine di alcuni negozi in via Cavour per poi accanirsi su un’automobile.

14.44- Pierferdinando Casini scrive su twitter: “Chi è pacificamente in piazza è da ascoltare, in tanti sono delusi, come le famiglie che non ce la fanno e vedono un Governo assente”.

14.37-Canti e striscioni di protesta. I manifestanti sfilano mettendo in bella mostra striscioni e cartelloni. Su uno si legge ”Avete rubato anche i nostri sogni, siamo qui per riprenderceli”, un altro recita “Contro i padroni e il potere delle banche”, un altro ancora riporta la scritta ”Senza lavoro, senza casa ma con il nostro futuro”. Intanto si continua ad urlare lo slogan “Noi la crisi non la paghiamo’”.

14.28- “Siamo una milionata” scrive su Twitter il Popolo Viola.

14.15- Massima allerta per le forze dell’ordine. Chiuse alcune stradini laterali per evitare che la folla si disperda.

14.02- “Prevarrà il buon senso” ha dichiarato Antonio Aurigemma, assessore alla mobilità di Roma. Aurigemma s’è detto sicuro che “il diritto a manifestare il proprio dissenso non andrà a ledere il diritto dei cittadini romani a muoversi in città”

13.51- Prende il via il corteo principale da Piazza della Repubblica. Si marcia verso Piazza San Giovanni. Ben visibile lo striscione “People of Europe: rise up!”.

13.38- Appena partito il corteo da La Sapienza, in Piazzale Aldo Moro. Gli studenti raggiungeranno Piazza della Repubblica dove si uniranno agli indignati.

 13.36- Il popolo viola ha annunciato la diretta twitter dell ‘evento. A dare gli aggiornamenti sarà Giacomo, precario alla sua prima manifestazione. Ecco l’ultimo tweet (postato una mezz’oretta fa): Occupato hotel baglioni Piazza Repubblica

13.21- Gianni Alemanno: “Per ora tutto tranquillo, speriamo che tutto vada bene.”. Il sindaco di Roma ha dichiarato che seguirà l’evolversi della manifestazione in Campidoglio.

13.03 – Piazza della Repubblica è pronta al corteo: “La crisi non è neutra”, è il cartello che indossano gli indignati che, sotto le bandiere e le sigle più diverse, si apprestano a marciare per le strade di Roma. Tra gli altri striscioni segnaliamo: “Quando l’ingiustizia diventa legge ribellarsi è un dovere” e ”15 ottobre: scenderemo in piazza a milioni”. Presenti anche i Red Block: ”Una sola soluzione: la rivoluzione”.

12.50 – Chiuse quattro stazioni metro: Come precedentemente annunciato sono state chiuse le stazioni della metropolitana Cavour, Colosseo, Barberini e Spagna, tutte zone dove passerà il corteo. “I treni – ricorda l’Agenzia per la Mobilita’ - transitano regolarmente anche se non fermano alle stazioni interdette”. Le deviazioni previste per i bus scatteranno, invece, alle 14.

12.37Cominciano ad arrivare i primi “indignados”: La manifestazione parte alle 14, ma  in piazza della Repubblica  si stanno già radunando i primi partecipanti, muniti di zaino, sacco a pelo e immancabili striscioni. «La passione politica non ha prezzo – recita uno dei primi cartelli esposti in piazza – per tutto il resto c’è Berluscard». A quanto si apprende alle 12;20 nella stazione di Anagnina erano gia’ arrivati circa 50 autobus.

12.21I primi commenti degli esponenti politici: Pierferdinando Casini: “Mi preoccupano molto di più quelli che non vanno in piazza, che aumentano ogni giorno, perchè vedono il governo distante anni luce dai problemi che li riguardano”. Antonio Di Pietro lancia invece un appello affinche “sia mantenuta la calma e la manifestazione sia tanto indignata quanto civile e pacifica, senza incidenti che farebbero comodo solo a Berlusconi e alla sua propaganda bugiarda”, scrive il leader di Idv nel suo blog.

11:39 – Si segnalano i primi incidenti a Cassino: Alcuni indignados che volevano prender parte alla manifestazione a Roma avrebbero devastato alcune carrozze di un treno che li portava nella Capitale. Lo comunica la Polfer del Lazio, precisando che l’episodio è avvenuto all’altezza di Cassino. Una persona è stata fermata e 4 sono state denunciate.





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5 ottobre 2011
Incidente nucleare in Belgio: Nessun pericolo per l’Italia?

L'incidente nucleare sarebbe avvenuto nell'impianto di reciclaggio, AIEA, nei Paesi Bassi. Italia, pericolo radiazioni in arrivo?

Un ispettore dell’Euratom e un funzionario di Begoprocess, presenti all’interno dell’impianto al momento dell’incidente, sono stati quest’oggi sottoposti a diverse e precise procedure di decontaminazione esterna e a minuziosi controlli medici che determineranno il livello della loro esposizione radioattiva. L’Aiea ha confermato quanto segue: “Le autorità belghe hanno riferito l’area in cui è avvenuto l’incidente è stata isolata e che non c’è stata alcuna perdita radioattiva nell’ambiente. La decontaminazione dell’impianto dovrebbe cominciare presto”. L’Aiea dunque conferma a priori la non dispersione di materiale radiattivo e conseguente fuga radiattiva nell’ambiente circostante il perimetro dell’impianto esposto al rischio, dunque non ci dovrebbero essere conseguenze per i Paesi circostanti e per l’Italia.

Un incidente radiattivo in Belgio di entità simile all’odierno, accadde già nella fine d’agosto 2008, un articolo.




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23 settembre 2011
Satellite, rischio frammenti su Italia aumenta a 1,5%
venerdì 23 settembre 2011 13:16
 

[-] Testo [+]

MILANO (Reuters) - Il rischio che frammenti di un satellite della Nasa destinato a disintegrarsi cadano questa sera su alcune zone del Nord Italia è pari all'1,5%, in aumento rispetto allo 0,6% di questa mattina.

Lo ha detto in una nota la Protezione civile, che continua a monitorare la situazione.

I frammenti del satellite della Nasa Upper Atmosphere Research Satellite (Uars) potrebbero colpire l'Italia in due fasce temporali: la prima tra le 21:25 e le 22:03 di oggi e la seconda tra le 3:34 e le 4:12 di domani, fa sapere la Protezione Civile.

Il territorio potenzialmente interessato, si legge nella nota, comprende le Province Autonome di Trento e Bolzano, tutte le province di Piemonte, Valle D'Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia; Piacenza e Parma per l'Emilia Romagna.

La Protezione civile ha fatto sapere che, date le scarse probabilità che i frammenti causino il crollo di strutture, sono da scegliere luoghi chiusi.

"I frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti, pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici", ha aggiunto il Dipartimento.

All'interno degli edifici - prosegue il Dipartimento - i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell'eventuale impatto sono i vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi).

Al momento non è prevista alcuna limitazione al traffico aereo né a quelli ferroviario, stradale, autostradale o marittimo.

-- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia




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16 settembre 2011
Aumento di IVA e IPT: cosa cambia per l'automobilista

Aumento di IVA e IPT: cosa cambia per l'automobilista

Da sabato 17 settembre molti rincari e poche scappatoie

Da sabato 17 settembre scatta per gli italiani l'aumento dell'IVA, che passa dal 20% al 21%, portandosi dietro l'aumento del prezzo di ogni genere di bene. Aumenta tutto: dall'acqua minerale al sapone per i piatti, dagli alimenti alle bollette, passando ovviamente per il prezzo di mantenimento o acquisto di un'auto. Si salvano solo il pane, il latte e i pomodori su cui resta un'aliquota fissa del 4%. E per gli automobilisti c'è anche un'altra stangata: l'aumento dell'IPT, ovvero della tassa provinciale di trascrizione che si paga nel momento di acquisto di una vettura (nuova o usata) e che non è più fissa, ma variabile in base ai kW. Un aumento che solo sul fronte dell'IVA determinerà un aggravio di costi per gli italiani di quasi 220 euro per ogni auto acquistata (435mln di euro all'anno), dice Federauto. E non parliamo di carburanti, pedaggi o parcheggi. Qui la stima è difficile perché varia dalle Alpi alla Sicilia, ma è ovvio che, con l'aumento dell'IVA, si dovrà fare i conti anche con questo, e con l'affitto di un garage, se non se ne possiede uno.

IVA AL +21%, UNO 0,1% CHE PESA COME UN MACIGNO
Le spese per l'auto pertanto aumentano da ogni punto di vista, compreso quello dell'acquisto, sebbene non sia ancora chiaro se il rincaro dell'IVA peserà da subito sull'automobilista o se le case o i concessionari si faranno carico della differenza per sostenere le vendite almeno per un periodo. Guardiamo ad Opel per esempio. Il marchio tedesco ha comunicato ieri che chi acquisterà un'auto entro settembre non dovrà preoccuparsi dell'aumento dell'IVA. Ed il suo esempio potrebbe essere seguito da altri costruttori. Tuttavia le case non possono farsene carico per sempre e l'automobilista pagherà quel 21% di IVA. Questo significa che, per esempio, comprando un'utilitaria da 10.000 euro circa, come può essere una Fiat Punto, che è l'auto più venduta in Italia, si pagheranno all'incirca 210 euro di IVA anziché 200 e per una sportiva da 100.000 euro, come una Porsche 911, 2.100 euro di IVA anziché 2.000.

L'IPT NON E' PIU' FISSA, MA VARIABILE IN BASE AI KW
Il capitolo IPT è più delicato, perché l'importo fisso finora compreso tra i 151 euro e i 196 euro, a seconda della provincia e con la possibilità per ogni amministrazione locale di aumentarla fino al 30% rispetto all'importo base, diventa variabile al di sopra dei 53 kW. Quindi: fino ai 53 kW l'IPT resta quella attuale, al di sopra l'imposta è proporzionale alla potenza ed è compresa, sempre a discrezione delle province, tra i 3,5119 euro/kW e i 4,5655 euro/kW. Facciamo un esempio: per una Hyundai ix20 1.4 CRDi (66 kW, 90 CV) l'aumento sarà del 53% circa, per supercar del calibro Lamborghini Aventador (515 kW, 700 CV) di oltre il 1000%. Per quanto concerne poi gli aumenti tariffari che ciascuna Provincia può disporre, è da notare che questi sono stati già varati negli anni passati dalle amministrazioni Provinciali. Così, ad esempio, fa sapere l'ACI che l'aumento è del 25% per Crotone, Lecco, Messina e Sondrio; del 29% per Vercelli; del 26% per Perugia. La maggior parte delle Province hanno deliberato un aumento del 30% (ben 50 Province, nella misura di 4,56 euro per kw) e del 20% (45 Province, nella misura di 4,21 euro per kw). Nessun aumento, invece, per sei Province: Aosta, Bolzano, Prato, Trento, Brescia e Firenze.
Restano infine escluse da quest'ultima manovra finanziaria le Regioni a statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta) e le Province autonome di Trento e Bolzano.




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16 settembre 2011
Nucleare: il Giappone dice addio all’atomo e vira verso il “verde”

nucleare_stresstest_250x166Abbandonare il nucleare e scegliere le rinnovabili, puntando a diventare un Paese leader nel settore. È questa la nuova politica energetica del neo premier Yoshihiko Noda per il Giappone.

A sei mesi dal disastro di Fukushima e il giorno successivo al nuovo incidente nucleare francese, Noda, sesto capo di governo in 5 anni, ha annunciato nel suo primo intervento al  Parlamento giapponese che il Paese del Sol Levante cambierà strada: diminuirà sempre di più la dipendenza dall'energia nucleare a vantaggio delle energie rinnovabili, fino a diventare un modello a livello mondiale in questo settore. Una politica in linea con quella dell’ex premier Naoto Kan, che aveva accettato di rassegnare le dimissioni solo dopo l’approvazione di un progetto di legge che incentivasse fortemente sole e vento a discapito di uranio e plutonio.

Negli ultimi 6 mesi in Giappone su un totale di 54 reattori 30 sono già stati chiusi, così, se prima dell’incidente si prevedeva di aumentare di oltre il 50% l'elettricità d'origine nucleare sul totale nazionale, ad Agosto di quest’anno la quota energetica dell’atomo è scesa al 26,4%.

Ripartiremo con una pagina bianca e presenteremo entro l'estate prossima un nuovo piano energetico che arriva fino al 2030”, ha dichiarato il nuovo capo del governo. “Dobbiamo creare –ha spiegato Noda- una società basata su nuove energie. Grazie alle nostre capacità tecniche, insieme a una riforma delle leggi e a una politica di sostegno per l'adozione delle nuove energie, noi dobbiamo fare del Giappone un modello su scala globale”.


Il Giappone è un paese massacrato dai terremoti. Dobbiamo ridurre il nostro utilizzo di energia nucleare nei prossimi 20 anni”. Lo ha affermato Masayoshi Son, fondatore e amministratore delegato della Softbank, intervenuto in occasione del lancio della Japan Renewable Energy Foundation. Per raggiungere l’obiettivo 60% di energia dalle rinnovabili entro 20 anni, spiega Son, saranno necessari 2 trilioni di yen (26 miliardi di dollari). E Son, l’uomo più ricco del Giappone, ci crede e ha già investito personalmente per costituire la Japan Renewable Energy Foundation. Inoltre, la Softbank investirà dai 10 ai 20 miliardi di Yen nel business delle energie rinnovabili.

Se, da una parte, aumentare la produzione di energia rinnovabile è una priorità, dall’altra, questa virata “verde” è una strada obbligata dal deficit energetico, ma anche dalla crisi dello yen. A spiegare la situazione è lo stesso Noda:  “Il Giappone deve uscire da due crisi: quella del terremoto di marzo e la crisi economica globale. La discesa storica dello yen, abbinata con l’ascesa dei Paesi emergenti, rappresenta una minaccia senza precedenti per la nostra industria. C’è il rischio che le nostre industrie scompaiano e che posti di lavoro vengano persi. Se ciò accadesse, non potremmo uscire dalla deflazione o ricostruire le zone colpite”.


sarà vero?




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16 settembre 2011
Esplosione nucleare in Francia. WWF chiede chiarezza


«L’impianto di Marcoule in è usato per riciclare l’uranio e il plutonio contenuti nelle bombe nucleari e nelle barre di combustibile esaurite e farne MOX (Mixed Oxide Fuel), combustibile usato in impianti nucleari». Lo afferma il prof. Sergio Ulgiati del Comitato scientifico del Italia. «Il MOX contiene plutonio e uranio di varia origine (riciclato, impoverito o naturale). Siccome la sua produzione richiede una serie di fasi molto delicate di separazione del plutonio e dell’uranio dal combustibile esaurito o dagli ordigni nucleari smantellati, il rischio di tale lavorazione è evidente, e così pure la possibilità di fuoriuscita di materiale altamente contaminato in atmosfera». L’esperto non tarda poi a riferirsi al recente incidente nucleare che ha coinvolto l’impianto francese: «Resta pertanto il timore – continua Ulgiati – che l’incidente possa aver coinvolto anche scorie di elevata attività e per questa ragione sono  necessarie informazioni chiare e dettagliate». Intanto il WWF Italia, tenuto conto della ridotta distanza che separa l’Italia dal luogo dell’, ha chiesto al Governo italiano di attivarsi per ottenere dati completi sulla reale natura dell’incidente e della sua entità. «Questo incidente – aggiunge Mariagrazia Midulla, Responsabile Policy Clima ed Energia del WWF Italia – mostra come ogni singola fase del ciclo nucleare rappresenti una potenziale fonte di pericolo».



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13 settembre 2011
Francia, con l'esplosione di Marcoule torna l'incubo nucleare

Nella tarda mattinata di ieri a Marcoule, vicino Avignone - a 257 km da Torino - si è verificata un'esplosione in un sito di trattamento delle scorie. È al momento esclusa la possibilità di una fuga radioattiva. Greenpeace denuncia: "l'impianto in cui si è verificata l'esplosione non rientra nella lista di quelli per i quali il Governo francese aveva richiesto gli stress test".


marcoule

13 Settembre 2011

A sei mesi dal disastro di Fukushima, un altro incidente nucleare risveglia la paura per il nucleare. Dal Giappone al sud della Francia. Nella tarda mattinata di ieri a Marcoule, vicino Avignone, si è verificata un'esplosione in un sito di trattamento delle scorie.

La notizia dell'incendio, che ha provocato 1 morto e 4 feriti, ha scosso anche l'Italia per la vicinanza ai confini del nostro Paese e dunque per i rischi di una fuga radioattiva per la popolazione. Marcoule si trova infatti a 242 km in linea d'aria da Ventimiglia, 257 da Torino e 342 da Genova. La possibilità di una fuga radioattiva è stata poi esclusa dalle autorità francesi. La conferma che non ci sono state contaminazioni al di fuori dell'impianto è giunta anche dalla polizia.

Secondo le prime ricostruzioni l'incidente è stato causato dall'esplosione di un forno che serviva a fondere rifiuti radioattivi metallici. Secondo un portavoce di Edf , la società proprietaria del sito, “si tratta di un incidente industriale, non di un incidente nucleare”.

L'impianto in cui è avvenuta l'esplosione è utilizzato per il trattamento di scorie ma non sono presenti reattori. Nella centrale, filiale della società Socodei e Edf, viene prodotto il Mox, combustibile nucleare contenente uranio miscelato a plutonio proveniente dalle armi atomiche. L'esplosione di ieri non è però avvenuta nella centrale.

Il sito fa infatti parte del più ampio centro nucleare di Marcoule, un'istallazione industriale gestita da Areva e dal Cea, e prima centrale nucleare francese. Nella zona di Marcoule furono costruiti i reattori nucleari a uso militare per le ricerche destinate alla costruzione della bomba atomica francese.

In seguito all'esplosione avvenuta ieri, per cause ancora da accertare, non è prevista nessuna evacuazione né isolamento di lavoratori della centrale dove è avvenuto l'incidente.

Salvatore Barbera, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace, ci ha confermato a telefono che attualmente non sembra vi siano rischi per l'Italia derivanti dall'incidente francese. Un team inviato sul posto dall'associazione non ha infatti rilevato al momento nessuna fuga radioattiva.

Tuttavia, come ci ha spiegato Barbera, Greenpeace denuncia il fatto che l'impianto in cui si è verificata l'esplosione non rientra nella lista di quelli per i quali il Governo francese aveva richiesto gli stress test. Conclude Barbera "pur non trattandosi di una centrale nucleare, il sito contiene comunque materiale potenzialmente pericoloso".

Secondo l'associazione ciò conferma che la sicurezza dell'industria nucleare è soltanto “una promessa continuamente disattesa” e che i nuovi standard di sicurezza richiesti dopo il disastro di Fukushima sono “lontani da coprire l'intera filiera del nucleare”. La Francia, come la Germania e il Giappone, dovrebbe gradualmente abbandonare il nucleare e investire in risparmio energetico ed energie rinnovabili.




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13 settembre 2011
Esplosione su un sito nucleare a Marcoule : un morto e quattro feriti
Un forno è esploso Lunedi alle 11:45 nel sito nucleare di Marcoule (Gard), in un impianto di trattamento dei rifiuti di una filiale della EDF, con il rischio di una fuoriuscita radioattiva.
"Ci sarebbero un morto e diversi feriti. L'incidente è avvenuto nel centro Centraco della società Socodei, una filiale della EDF, di Codolet " ha precisato un portavoce del Commissariato all'Energia Atomica (CEA) "Per il momento, non c'è sversamento di rifiuti radiattivi", ha aggiunto.
12 settembre 2011 - Ernesto Celestini
Fonte: www.rue89.com - 12 settembre 2011

La prefettura di Gard ha dichiarato all’agenzia Reuters che non ci sarebbe stato rilascio radioattivo "anche se il rischio di perdite esiste."


Un morto e quattro feriti, bilancio provvisorio


L'incidente ha provocato la morte di una persona e il ferimento di quattro, una bilancio provvisorio confermato dall’ASN (Autorità per la sicurezza nucleare).

Carte nucléare de France

Il sito Marcoule è una piattaforma con più siti:
• Centraco (centro nucleare di trattamento e ricondizionamento), specializzata nel trattamento dei rifiuti provenienti dallo smantellamento delle centrali nucleari, gestito da una filiale di EDF, è formato da una fonderia e un inceneritore,
• MELOX, specializzata nella produzione di Mox ed è gestito da Areva
• Progetto di ricerca sui reattori di quarta generazione gestito dalla CEA.


Il sito Francenuc, riporta da fonti ufficiali, che Centraco è in attività dal 1999, e raccoglie rifiuti a basso livello radioattivo. Il forno ha una capacità di circa 4 tonnellate.


Un perimetro di sicurezza è stato creato per prevenire il rischio di perdite, hanno precisato i vigili del fuoco che al momento non erano ancora in grado di fornire una valutazione precisa del bilancio di questo incidente. Ma secondo il quotidiano locale Midi-Libre, che ha inviato giornalisti sul posto:

 

  •  "Non è stata messa in atto nessuna misura di contenimento della radioattività nei villaggi circostanti, né nel perimetro di sicurezza intorno allo stabilimento. Solo le porte del recinto sono state chiuse ".
  • Contattato alle14:00, quasi due ore dopo il fatto, il reparto della ASN di Marsiglia, incaricato di assicurare il controllo del nucleare per proteggere il pubblico e informare i cittadini ha detto di non aver nessun funzionario in loco per rispondere alla stampa, e consiglia di "richiamare più tardi".
  • Alle ore 14.15, ASN di Marsiglia ha precisato che i responsabili avevano lasciato il sito di Marcoule e non erano perciò raggiungibili. Si doveva attendere il ritorno del Capo Divisione prima di rilasciare ogni dichiarazione.
  • Data l'urgenza del caso e la necessità di informare tempestivamente la popolazione preoccupata per una possibile perdita radioattiva, l'ASN ha risposto che di fronte a un tale evento, la procedura interna prevedeva di "attendere il semaforo verde del Capo divisione prima di fornire qualsiasi informazione. "

Non è stata la prima volta a Marcoule.


Nel marzo scorso, un incidente di livello 2 (in una scala fino a 7) si era già verificato sulla stessa piattaforma di Marcoule. Questo incidente era stato inizialmente segnalato di "livello 1" da parte di Areva, ma dopo aver esaminato il caso, l'Autorità di sicurezza nucleare aveva deciso di classificarlo di "livello 2". Contestazione avanzata dall’ASN: "Il mancato rispetto di parecchi requisiti di sicurezza nell'impianto."
Nello stesso sito, Areva produce il combustibile MOX, da un miscuglio di uranio e plutonio, particolarmente radioattivi.
Il 3 marzo, ricorda L'Express, in occasione di un'operazione eccezionale, una massa di materiale fissile era stato introdotto nella fabbrica, e questo materiale aveva provocato il superamento del "limite di sicurezza-critica" - un incidente di criticità equivale all'inizio di una reazione nucleare fuori controllo - perché, a quanto pare, il materiale fissile non era stato pesato correttamente. L’Express continua:
" Il limite infatti, è stato superato solo dell’1% ", ha precisato l’ ASN - il rischio di criticità era quindi nullo. Naturalmente, questo "evento" non ha avuto nessun impatto né sul personale né sull'ambiente, afferma la ASN, visto che è stato riparato il giorno successivo.


E lo iodio?


Speriamo che le persone che vivono nei paraggi abbiano dello iodio a loro disposizione, come è previsto dai piani di intervento prioritari (IPP). La Francia però, potrebbe avere qualche falla nelle dotazioni previste per questi trattamenti preventivi, da disporre al più presto dopo una fuga di radiazioni.
Greenpeace deplora che il sito non sarà sottoposto a revisione da parte dell'Autorità per la Sicurezza Nucleare, nell'ambito dei controlli previsti dopo l'incidente a Fukushima in Giappone.
"Per mancanza di mezzi, i soli siti sottoposti a queste verifiche supplementari saranno le centrali nucleari di L'Aia e MELOX" si giustifica Sophia Majnoni, responsabile della campagna nucleare.
Alle 14:30, la prefettura di Gard non era ancora in grado di dare comunicazioni e il suo sito web è stato bloccato.




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12 settembre 2011
Francia: esplode forno in un sito nucleare “Non ci sono fughe radioattive”


Scoppia un forno nello stabilimento che produce combustibile nucleare a Marcoule, vicino Nimes. Un morto e quattro feriti. Il sito si trova a circa 242 chilometri da Ventimiglia, a 257 da Torino e a 342 da Genova. Un portavoce della Cea, il commissariato per l’energia atomica, precisa: "Nessuna fuoriuscita radioattiva si è verificata al momento"

La Francia ha temuto oggi l’allarme nucleare. C’è stata questa mattina un’esplosione nel sito nucleare di Marcoule, poco distante da Nimes. Un uomo è morto e 4 sono i feriti. La polizia francese ha fatto sapere che non c’è rischio di contaminazione. Un portavoce della Cea, il commissariato per l’energia atomica, precisa che: “Nessuna fuoriuscita radioattiva si è verificata al momento a seguito dell’incidente nel sito francese di Marcoule”. Fino a quando nel pomeriggoio è arrivata la rassicurazione da parte dell’Agenzia francese per la Sicurezza del Nucleare (Asn): “L’incidente causato da un’esplosione in un sito nucleare nel sud-est della Francia è chiuso”. “Questo incidente non implica rischio radiologico, né – continua la nota – necessità di protezione per la popolazione”.

L’impianto di Marcoule è utilizzato per il trattamento di scorie, ma non sono presenti reattori. Wikipedia riporta come a “Marcoule furono costruiti i reattori nucleari a uso militare per le ricerche destinate alla costruzione della bomba atomica francese”.

Nello stabilimento (una filiale di Edf), viene prodotto il Mox, un combustibile nucleare che contiene uranio miscelato a plutonio proveniente dalle armi atomiche. Il sito di Marcoule si trova a 242 km in linea d’aria da Ventimiglia, 257 da Torino, 342 da Genova.

La Protezione civile italiana sta comunque monitorando quelli che possono essere gli eventuali rischi per il nostro Paese. Impegnati, insieme alla Protezione Civile, anche l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e i vigili del fuoco. Il capo della Protezione civile nazionale, Franco Gabrielli, precisa che “nella malaugurata circostanza che si possano verificare fughe radioattive, sarebbero comunque ridotte, perché – continua – non fuoriuscite dal reattore della centrale”. I vigili del fuoco hanno una rete di rilevamento della radioattività attiva sul territorio nazionale, pronta a segnalare anomalie.

Intanto Cecile Duflot, leader del partito ambientalista francese Europe Ecologie-Les Verts, chiede al governo di Parigi “la più grande trasparenza, in tempo reale, sulla situazione e le conseguenze ambientali e sanitarie”. Inoltre i verdi transalpini denunciano che l’area dell’incidente al deposito di Marcoule risulta “offuscata” su Google Earth così come accade per i “siti militari”.



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12 settembre 2011
Incidente nucleare Francia, Wwf: “pericolo c’è, serve intervento Ue”

ROMA / “Il pericolo c’è, occorre l’intervento dell’Ue”, ha dichiarato Sergio Ulgiati del Comitato scientifico del Wwf Italia, in riferimento all’esplosione alla centrale elettrica Marcoule, nel sud della Francia.
In una nota Ulgiati ha spiegato che “l’impianto in questione è usato per riciclare l’uranio e il plutonio contenuti nelle bombe nucleari e nelle barre di combustibile esaurite”.
Quello che si ottiene è di nuovo un mix energetico, il MOX (Mixed Oxide Fuel), che contiene plutonio e uranio.
Il rischio derivante dalla lavorazione dei materiali è evidente, secondo l’esponente del Wwf.
“Il procedimento richiede una serie di fasi molto delicate di separazione del plutonio e dell’uranio dal combustibile esaurito o dagli ordigni nucleari smantellati ed è ad alto rischio, come la possibilità che il materiale che esce contamini l’atmosfera”.




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12 settembre 2011
Esplosione in sito nucleare Un morto e 4 feriti in Francia

L'incidente è avvenuto per un incendio all'interno di un sito di stoccaggio di rifiuti radioattivi. La zona  si trova a 242 chilometri in linea d'aria da Ventimiglia, 257 da Torino, 342 da Genova. Per il governo, la commissione energia atomica e l'Asn: "Non c'è fuga radioattiva o chimica all'esterno dell'impianto"

PARIGI - Alle 11:45 locali, c'è stata un'esplosione nel forno di un sito nucleare a Marcoule (FOTO 1 - VIDEO 2), nella regione del Gard a sud della Francia (MAPPA 3). L'incidente è avvenuto a causa di un incendio all'interno di un sito di stoccaggio di rifiuti radioattivi. L'esplosione ha causato un morto e quattro feriti, di cui uno "molto grave" trasferito in elicottero all'ospedale di Montpellier. Il corpo della vittima è stato trovato carbonizzato. Le altre persone sono state invece ricoverate all'ospedale di Bagnols-sur-Ceze. Il bilancio è stato confermato dall'ente nazionale per l'energia elettrica, Edf, mentre i vigili del fuoco hanno eretto un perimetro di sicurezza intorno alla zona. Secondo un portavoce di Edf: "Si tratta di un incidente industriale, non un incidente nucleare". L'Aiea, agenzia internazionale per l'energia atomica, ha comunque attivato il proprio centro per le emergenze.

L'esplosione è avvenuta nel sito Centraco della società Socodei, controllata del gruppo Edf, a Codolet, un comune francese di 558 abitanti che si trova nel dipartimento del Gard nella regione della Linguadoca-Rossiglione. "In questo momento - ha affermato il funzionario - non vi è rilascio verso l'esterno". Fonti del commissariato per l'agenzia atomica hanno confermato: "Al momento non c'è stato un travaso all'esterno di materiale radioattivo" e la stessa cosa ha comunicato ufficialmente il governo francese. "Secondo le prime informazioni, si tratta di un'esplosione di una fornace per la fusione di scorie radioattive metalliche di attività debole e molto debole", ha scritto in una nota l'Asn, l'autorità per la sicurezza nucleare francese, confermando che l'incidente non ha causato alcuna fuga radioattiva o chimica all'esterno dell'impianto. "L'incendio scoppiato dopo l'esplosione è sotto controllo", ha aggiunto Edf e il ministero dell'Interno ha confermato: non è prevista nessuna evacuazione né isolamento di lavoratori della centrale dove è avvenuto l'incidente.

Quelle centrali che fanno paura all'Europa 4 - La mappa dei siti 5

Il forno esploso oggi - non distante da Avignone e Nimes -, si trova a 242 chilometri in linea d'aria da Ventimiglia, 257 da Torino 6, 342 da Genova, dove è stata allertata la Protezione civile su tutto il territorio della regione Liguria. Il dipartimento della Protezione civile nazionale è in contatto con l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) per monitorare e verificare gli eventuali rischi per l'Italia. I vigili del fuoco hanno una rete di rilevamento della radioattività pronta a segnalare anomalie.

L'impianto in cui è avvenuta l'esplosione è utilizzato per il trattamento di scorie ma non sono presenti reattori. Nella centrale, filiale della società Socodei e Edf, viene prodotto il Mox, un combustibile nucleare che contiene uranio miscelato a plutonio proveniente dalle armi atomiche. Ma l'eslosione non è avvenuta nella centrale, il sito fa infatti parte del più ampio centro nucleare Marcoule, un'istallazione industriale gestita da Areva e dal Cea, e prima centrale nucleare francese. Nella zona di Marcoule furono costruiti i reattori nucleari a uso militare per le ricerche destinate alla costruzione della bomba atomica francese. Il titolo di Edf, quotato alla borsa 7 di Parigi, è arrivato a perdere il 6% dopo la diffusione delle prime notizie sullo scoppio.

L'incidente avvenuto nel sito nucleare di Marcoule "non riguarda sicuramente la centrale nucleare", ha detto l'esperto Emilio Santoro, dell'Enea. "L'esplosione - ha aggiunto - è avvenuta in un impianto per il ritrattamento del combustibile". Non è chiaro, al momento, se si tratti di un forno per estrarre l'umidità dal combustibile oppure di un impianto nel quale vengono fusi o vetrificati i metalli a bassa attività. "La causa dell'incidente al momento non è nota", ha osservato Santoro. "Probabilmente si è trattato di un effetto prodotto da una cattiva gestione o dall'anomalia all'interno di un forno".

"Siamo molto preoccupati", ha detto Angelo Bonelli, presidente dei Verdi. Il nucleare, prosegue, è "un'energia insicura e pericolosa che mette a rischio la salute e il futuro delle popolazioni che vivono intorno alle centrali: è necessario avviare una battaglia per bandire il nucleare dall'Europa con un grande referendum europeo". Adesso, spiega, "ci aspettiamo che siano resi pubblici i dettagli di quanto è accaduto perché dalle informazioni in nostro possesso nel sito di Marcoule è presente, oltre a tre reattori gas-grafite simili a quello di Latina, un reattore autofertilizzante Phoenix da cui si ricava il plutonio per le bombe nucleari che ha avuto in passato diversi incidenti e dove è presente sodio radioattivo infiammabile a contatto con l'aria".

(12 settembre 2011)




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12 settembre 2011
Fusione fredda, lo strano caso dell'Università di Bologna

Due fisici emiliani sostengono di aver concretizzato uno dei sogni più sfuggenti della ricerca. Il loro reattore a fusione funziona, ma non sanno spiegare come. La comunità scientifica resta scettica

Roma - Sta facendo molto discutere la recente "impresa" di Sergio Focardi e Andrea Rossi, ricercatori dell'Università di Bologna che sostengono di aver sviluppato un nuovo design di reattore nucleare "portatile" in grado di generare energia attraverso un processo di fusione a temperatura ambiente. Nei giorni scorsi il reattore è stato presentato a un piccolo gruppo di spettatori e giornalisti, ma la comunità internazionale continua a professare scetticismo per via della mancanza di spiegazioni teoriche sul principio di funzionamento della tecnologia.

In molti hanno provato a "ingabbiare" il processo chimico-fisico che si verifica al centro delle stelle - la fusione di due atomi in un elemento differente con la conseguente generazione di spaventose quantità di energia - replicandolo a temperature meno estreme di quelle esistenti nei succitati nuclei stellari. Tutti hanno sin qui fallito, o per lo meno non sono riusciti a passare l'indispensabile test del "peer review" - la valutazione di studi e ricerche da parte di scienziati terzi e pubblicazioni specializzate.

Altrettanto fallimentare è stato finora il tentativo di Focardi e Rossi, con il loro studio inesorabilmente bocciato dalle riviste di settore per mancanza di spiegazioni teoriche sul funzionamento del loro reattore. Ma i due bolognesi non si sono dati per vinti, hanno dato origine al "blog di esperimenti nucleari" Journal of Nuclear Physics e hanno invitato stampa e colleghi a presenziare alla prima dimostrazione pratica della loro tecnologia.

Il reattore di Focardi e Rossi fonde atomi di nichel e idrogeno generando rame e liberando grosse quantità di energia: l'energia necessaria per la sua accensione è di 1.000W, ma scende a 400W dopo pochi minuti ed è utile a produrre 12.400 W con un guadagno energetico 31 volte superiore alla potenza in entrata. I ricercatori stimano il costo di produzione elettrica a meno di un centesimo per kilowattora, molto meno di quanto necessario agli impianti a carbone o gas naturale.

Per Focardi e Rossi il reattore funziona, e l'avvenuta fusione sarebbe confermata dalla produzione di rame e dal rilascio di energia corrispondente. Giuseppe Levi, scienziato dell'Istituto Nazionale di Fisica che ha collaborato all'organizzazione della conferenza stampa, conferma la produzione di 12KW e pianifica di redigere un rapporto con le sue considerazioni sul reattore bolognese.

I due fisici emiliani ammettono di non essere in grado di spiegare il perché, il principio teorico su cui si basa la loro tecnologia, ma promettono di passare dalla fase di sperimentazione a quella della produzione di massa del reattore nel giro di tre mesi. Il nostro giudice sarà il mercato, dicono Focardi e Rossi, e il mercato giudicherà la validità del nostro lavoro spazzando via congetture, ipotesi e criticismo.

Alfonso Maruccia



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8 settembre 2011
Gaffe su Fukushima, il ministro dell’Economia si dimette
Il governo del premier nipponico Yoshihiko Noda perde il primo «pezzo» a una settimana dal varo, mentre sale la «frustrazione» tra le comunità locali per i ritardi nella «ricostruzione» post tsunami dell’11 marzo.
Ieri il ministro dell’Economia Yoshio Hachiro ha dovuto rassegnare le sue dimissioni dopo le polemiche scoppiate per le dichiarazioni al rientro dalla visita di due giorni fa al disastrato impianto nucleare di Fukushima, in compagnia dello stesso Noda. Aveva definito l’area intorno alla centrale, i 20 km della cosiddetta «no-entry zone», come disseminata di «città fantasma» e poi cercato di toccare un giornalista dicendogli per scherzo: «ti passo un po’ di radiazioni». Giudizi «inaccettabili e poco rispettosi», hanno tuonato le forze dell’opposizione conservatrice e alcuni esponenti di primo piano dei Democratici, il partito di Hachiro.
«Chiedo scusa per quanto accaduto», ha detto il ministro uscente in conferenza stampa convocata in tarda serata, aggiungendo di «non avere ricordi chiari» sulle osservazioni in merito alle radiazioni. Per Noda è un duro colpo, mentre è al lavoro per le misure decisive per la ricostruzione, tra l’insoddisfazione in aumento. «C’è un senso di frustrazione profonda, aspettiamo che il governo prenda azioni decise», è stato lo sfogo raccolto di Kiyoshi Murakami, ascoltato consigliere del sindaco di Rikuzentakata, città della prefettura di Iwate tra le più colpite. A 6 mesi dal più grande disastro naturale abbattutosi nel dopoguerra sul Giappone, infatti, «i detriti (1 milione di tonnellate, ndr) sono stati raccolti quasi tutti, suddivisi per tipologia», ha aggiunto, e ora «siamo in attesa di disposizioni sullo smaltimento finale».



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8 settembre 2011
Manovra economica, il sì del Senato al voto di fiducia

09:53 gio 08 settembre 2011 

Senato

La manovra economica presentata ieri sera dal governo al Senato ha ottenuto la fiducia con 165 sì, 141 no e 3 astenuti su 309 votanti. Il testo ora passa all'esame della Camera previsto entro la fine della settimana. Si tratta di un provvedimento, più volte modificato, che vale quasi 60 miliardi di euro in 4 anni. Per il 2013 la manovra vale 54,265 miliardi di euro. A quanto pare, con le ultime modifiche apportate, nel 2012 il provvedimento impatterà positivamente sul deficit per 4,343 miliardi di euro, gettito che arriverà quasi interamente dall'aumento di un punto percentuale dell'Iva, e nel 2013 per 4,399 miliardi di euro. Il via libera alla manovra è arrivato alla vigilia del direttivo Bce che dovrà decidere se continuare a comprare i titoli italiani.




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6 settembre 2011
Sciopero generale 6 settembre 2011, il programma

09:51 mar 06 settembre 2011 13 Commenti

Cgil

Il 6 settembre è arrivato. Oggi in tutta Italia è il giorno dello sciopero sciopero generale di otto ore indetto dalla Cgil (leggi la notizia) 'contro, e per cambiare, la manovra iniqua e sbagliata del governo'. Per protestare contro la manovra economica del governo in tutto il Paese si svolgeranno oltre cento cortei. A Roma parlerà il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. Nella Capitale il corteo è partito questa mattina alle 9 da piazza dei Cinquecento. Tanti i lavoratori dei mezzi di trasporto pubblico su strada, gomma e aria, che aderiscono alla mobilitazione. Fermi, dunque, aerei, treni, bus, metro e tram, navi e traghetti (leggi la notizia).

Alla vigilia della manifestazione il responsabile Economia e lavoro del Pd, Stefano Fassina, ha fatto sapere che il Partito democratico partecipa. A tal proposito il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha detto: 'Certo che ci sarò, ci saremo con tutti quelli che criticano questa manovra. E' un governo di irresponsabili, non ho altra definizione. Con tutti i problemi che ci sono, per un puntiglio ideologico e una micragneria politica, si vuol mettere un solco tra le forze sociali. E' da irresponsabili'.

Il mese di settembre si preannuncia piuttosto caldo. Tante, infatti, saranno le manifestazioni di protesta contro la discussa manovra, che da un mese a questa parte è stata modificata più volte e si è arricchita di nuovi, gravi, provvedimenti, ultimo dei quali quello relativo ai licenziamenti (leggi la notizia). A dare il via all'ondata di protesta lo sciopero di oggi indetto dalla Cgil. Mobilitazione che non poche critiche e polemiche ha suscitato.

Ad esempio la non adesione di Cisl e Uil. Contrario all'iniziativa, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha detto: 'Capisco la protesta, la denuncia, la mobilitazione. Ma lo sciopero generale no. Noi non possiamo condividere una scelta che indebolisce ulteriormente il Paese. Non vogliamo dare il colpo di grazia a un'Italia già così malandata'. E, intervistato dal settimanale A, parlando della Cgil ha affermato: 'Sembra solo esaltarsi convocando scioperi. Ne farebbero uno a settimana, magari uno al giorno'. Mentre a proposito di Bersani ha detto: 'Schiera il Pd sullo sciopero? Bè, contento lui, contenti tutti'. Le parole del segretario della Cisl hanno trovato pronta replica da parte della Camusso che ha affermato: 'A valutare dalle dichiarazioni che ci sono state direi che c'è una grande sottovalutazione dell'effetto che può avere una norma che viola le leggi esistenti e i diritti dei lavoratori'.

Ma vediamo come si svolgerà la manifestazione a Roma, dove è atteso il comizio del segretario generale della Cgil. Nella Capitale sono due i cortei previsti. Da piazza dei Cinquecento il corteo si snoda per via Cavour, Basilica di Santa Maria Maggiore, via Merulana, via Labicana, via Celio. La conclusione nei pressi del Colosseo, vicino all'Arco di Costantino, dove è previsto il comizio finale. L'altro corteo, quello organizzato dall'Usb, parte da largo Corrado Ricci attraversando via dei Fori Imperiali, piazza Venezia, via San Marco, via delle Botteghe Oscure, largo di Torre Argentina, corso Vittorio Emanuele, via della Cuccagna e termina in piazza Navona.




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5 settembre 2011
Fukushima: a scuola di radioattività
News - 30 agosto, 2011
Il 1 settembre suoneranno le campanelle in Giappone e i bambini di Fukushima dovrebbero tornare a scuola tra quaderni bianchi e alti livelli di contaminazione radioattiva. Lo rivelano i risultati delle analisi del nostro team di esperti. Chiediamo al nuovo Primo Ministro del Giappone di posticipare l'apertura delle scuole della zona.

A Fukushima tra il 17 e il 19 agosto scorso abbiamo effettuato misurazioni in una scuola superiore, in un asilo e in un centro di assistenza all'infanzia. Risultati: 1.5 Micro Sievert in un'ora (µSv/h) a un metro dal suolo in una scuola già decontaminata dalle autorità e 2 µSv/h a un metro dal suolo in un parco del centro cittadino.

Questi livelli di radioattività, oltre 15 volte superiori agli standard di sicurezza internazionali, dimostrano che gli sforzi delle autorità per decontaminare l'area non sono sufficienti a garantire la salute dei bambini.

È come chiedere a un genitore di scegliere tra la salute o l’educazione dei propri figli.

Il nuovo piano di decontaminazione arriverà comunque troppo tardi. Il nuovo Primo Ministro, Yoshihiko Noda, deve rinviare subito l'apertura delle scuole, trasferire quelle nelle aree più a rischio e mobilitare i migliaia di lavoratori necessari a portare le dosi radioattive il più possibile al di sotto di 1 mSv/y.

Il nostro team, inoltre, ha scoperto che, mentre i tassi di radioattività media rimangono al di sopra della dose massima consentita di 1mSv/y in molte aree già decontaminate dalle autorità, una diminuzione dei livelli di radiazioni è stata registrata in luoghi dove le comunità locali e le organizzazioni non governative hanno svolto ulteriori attività di pulizia.

Ridurre i livelli di esposizione alle radiazioni per i bambini è possibile, ma si devono mettere in atto misure immediate per evitare qualsiasi pericolo per la loro salute.




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24 agosto 2011
I ribelli espugnano il bunker del Rais Ma di Gheddafi non c'è alcuna traccia
I ribelli espugnano il bunker del Rais
 Ma di Gheddafi non c'è alcuna traccia

Sulla fortezza è stata issata la bandiera degli insorti. Il Colonnello: "Sono a Tripoli, non mi arrendo"
PETROLIO, IMMIGRAZIONE E CONTRATTI: GLI AFFARI ITALIANI CON LA LIBIA SONO AL PALO

Il bunker di Gheddafi è stato espugnato. Una statua del dittatore è stata decapitata dai ribelli, mentre a terra sono rimasti diversi cadaveri, apparentemente di soldati lealisti. Un funzionario russo ha riferito di aver parlato al telefono con il leader libico, il quale gli ha detto che combatterà fino alla fine. Giovedì Berlusconi incontrerà a Milano Mahmud Jibril, leader del Consiglio nazionale transitorio (leggi l'articolo). Oggi l'ambasciatore libico in Italia Hafed Gaddur ha garantito che il nuovo governo rispetterà i contratti con le aziende del nostro Paese. Una rassicurazione che arriva nel momento in cui, a causa della crisi libica, molti affari sono al palo (articolo di Sara Nicoli)




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24 agosto 2011
Milioni di girasoli buddisti per bonificare Fukushima

L’idea è dei : piantare girasoli, noti per la loro capacità di risanare la terra dalle tossine per bonificare l’area nuclearizzata attorno a .

Il monaco a capo del Tempio, Koyu Abeche, ha distribuito tra la popolazione 8 milioni di semi di girasole e 200mila di altre piante come la senape selvatica, l’amaranto e la cresta di gallo. I semi saranno piantati ovunque, tra le case, nelle vie, sulle colline, nei giardini e naturalmente intorno alla centrale nucleare.  Milioni di per salvare il Giappone dalla micidiale contaminazione delle radiazioni che hanno avvelenato tutta l’area interessata dall’incidente nucleare nella città di Fukushima causato dallo Tsunami.

La tecnica che utilizza i girasoli si chiama , cioè , e consente, per esempio, di risanare un terreno fortemente inquinato da idrocarburi pesanti e riduce a zero i rischi ambientali connessi alle bonifiche di tipo tradizionale. È già largamente adottata in altri Paesi e può dare un importante contributo al disinquinamento del territorio e al riutilizzo delle aree bonificate. I girasoli sono stati piantati anche a  per assorbire il cesio che ha nquinato i bacini d’acqua nelle vicinanze della centrale dopo il disastro della centrale nucleare.

servirà a qualcosa?




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18 agosto 2011
satira politica.:

Burlesquoni operato alla mano destra: «Tutto bene, continuerò a rubare con la sinistra.»  




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18 agosto 2011
Islanda, la “Gloriosa Rivoluzione” di cui nessuno parla
Scritto da Michael Vittori //   5 agosto 2011   

rivoluzione islanda 300x196La Gloriosa Rivoluzione del nuovo Millennio. Nelle temperie politico-economica del momento, tra speculazioni e Borse sull’orlo della crisi isterica e governi che annaspano di fronte alle bizze dei mercati, non può che destare impressione la rivoluzione dal basso avvenuta in Islanda.

Dopo lo shock del default del 2008, nella Repubblica dei geyser i cittadini hanno preso in pugno la situazione, riscrivendo da zero le leggi del vivere comune e imponendo nuove regole al ‘dissoluto’ mondo finanziario. La classe dirigente che aveva portato il paese nel baratro è stata pacificamente allontanata e il popolo sovrano ha posto le basi per un futuro veramente democratico. E adesso sta essere garantita anche la totale libertà d’informazione.
Peccato, però, che nessuno dei nostrani organi d’informazione principali ne parli, né i quotidiani più importanti tanto meno la televisione. L’unico a riportare la notizia è stato il Fatto Quotidiano e centinaia di blogger tra cui in primis Informare x Resistere. Eppure la rivoluzione senza sangue sulla falsariga dell’antenata inglese del 1688, è di enorme portata. E noi di Mondoliberonline, promotori del giornalismo partecipativo, non possiamo esimerci dal raccontarvela.

I fatti

Il collasso economico dell’Islanda risale al 2008. Nel settembre di tre anni fa la nazionalizzazione della più importante banca del paese, la Glitnir Bank, si rivela la classica goccia che fa traboccare il vaso: la moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività. L’Islanda viene dichiarata ufficialmente in bancarotta.
Nel gennaio del 2009 le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate, ma la situazione economica rimane precaria. Per ovviare alla crisi, il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%. Una spada di Damocle, una ghigliottina a cui i cittadini non intendono sottoporsi: le piazze tornano a riempirsi,  il popolo chiede a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.

Passano due anni e lo scorso febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono il mese successivo e il NO, manco a dirlo, vince con consenso bulgaro (93% ). Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’isola. Contestualmente, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione. Un compito che viene affidato al popolo islandese: vengono eletti legalmente 25 cittadini tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici tre vincoli per la candidatura sono la maggiore età, disporre delle firme di almeno 30 sostenitori e sopratutto non aver alcuna affiliazione politica.
La rivoluzionaria Assemblea Costituzionale inizia così il suo lavoro e presenta una Magna Carta in cui confluiscono le idee elaborate nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta ora dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative.

Ma non finisce qui. Dopo questa eccezionale lezione di civiltà, democrazia diretta e sovranità popolare, gli islandesi stanno lavorando ad un altro strumento “rivoluzionario”, l’”Icelandic Modern Media Initiative”, un progetto finalizzato alla costruzione di una cornice legale per la protezione della libertà di informazione e dell’espressione. L’obiettivo è la creazione di un ambiente sicuro per il giornalismo investigativo, una sorta di “paradiso legale” per le fonti, i giornalisti e gli internet provider che divulgano informazioni giornalistiche.

Silenzio da censura

E’ incomprensibile come quotidiani, giornali e televisioni non abbiano documentato questa rivoluzione epocale. E’ come se su una delle notizie più importanti degli ultimi anni sia calata una ‘velina’. Come mai? Forse per non ‘stimolare’ l’opinione pubblica europea a fare altrettanto? Per timore che l’Islanda funga da ‘cattivo esempio’? Emerge così in tutta la sua evidenza il paradosso di quegli organi d’informazione che da un lato lanciano crociate nel nome dell’”libertà d’informazione” e di internet, ma dall’altro tacciono chi dalle parole passa ai fatti.

Se lasciare la rete nella totale anarchia è più che opinabile – vogliamo permettere la pubblicazione di siti incitanti all’odio razziale, revanscisti o ancor peggio pedopornografici come accade ora? – quel che è certo è che se proprio non vogliamo trarre insegnamento dalla lezione islandese, perlomeno dovremmo degnarci, con un pizzico di coerenza, di raccontarla a chi vuole ascoltarla.






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17 agosto 2011
Trovati fanghi radioattivi a 100 km da Fukushima
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Marco De Vidi

GIAPPONE. Enormi eccessi di radiazioni rilevati nei residui degli impianti di depurazione delle acque. Intanto riapre il reattore 3 della centrale di Tomari: il primo a riprendere l’attività.

Alti livelli di cesio radioattivo sono stati rilevati in un fosso a Aizuwakamatsu, città a 100 km a ovest di Fukushima. Si tratta di fanghi che provengono dagli impianti di depurazione delle acque. Secondo gli standard di sicurezza imposti dalle autorità nipponiche i fanghi contaminati possono essere trasportati nelle discariche e interrati solo se hanno valori dell’isotopo inferiori agli 8.000 becquerel per kg. In questo caso si sono registrati valori di 186mila becquerel. L’area è stata dunque messa in sicurezza e la Corte distrettuale ha bandito l’accesso nelle immediate vicinanze. Negli impianti di stoccaggio sono 54mila le tonnellate di fanghi che presentano quantità di cesio, la metà dei quali rimangono negli impianti di depurazione dell’acqua. Le operazioni di decontaminazione stanno incontrando infatti notevoli difficoltà: sette impianti di quattro diverse prefetture hanno dovuto vietare l’entrata perché i livelli di radiazioni erano troppo elevati. Inoltre accade spesso che le popolazioni dei luoghi designati si oppongano con forza all’interramento.
 
Del resto il nucleare ha subito una radicale trasformazione nell’immaginario dei giapponesi: da fonte pulita e sicura è diventato in pochissimo tempo un incubo che sta sconvolgendo le convinzioni e le abitudini di tutto un popolo. Per rivolgersi alle generazioni più giovani, il ministero dell’Educazione ha deciso che dall’aprile 2012 nei programmi scolastici sarà introdotto il tema delle radiazioni, durante le lezioni di scienze. Non succedeva da trent’anni che nelle scuole si affrontasse tale argomento: ma se nel passato l’intento era elogiare la soluzione del nucleare civile, ora si parla dei pericoli e i rischi per la salute che queste tecnologie possono comportare. Intanto nell’isola di Hokkaido verrà riaperto il primo reattore dal terremoto dell’11 marzo. Il governatore dell’isola, Harumi Takahashi, ha infatti autorizzato il ritorno all’attività del reattore 3 dell’impianto di Tomari, che ha una portata di 912 megawatt. Dopo la tragedia di cinque mesi fa ci fu il blocco di 39 impianti su 54 in tutto il Giappone, e furono decisi interventi straordinari e stress test appositi.
 
Quello di Tomari, di proprietà della Hokkaido Eletric Power co., sarebbe il primo impianto a riprendere l’attività, manca solo l’autorizzazione formale del ministro dell’Industria Banri Kaieda. Da mesi si discute in Giappone sull’opportunità di chiudere del tutto con le fonti nucleari, ma la riapertura dell’impianto nell’isola di Hokkaido dimostra come si sia ancora distanti da una svolta che rinunci del tutto all’energia prodotta dall’atomo. Nel frattempo emergono altre inquietanti verità a proposito della fusione dell’impianto di Fukushima. L’Independent ha raccolto in un lungo articolo le testimonianze di tecnici e operai che lavoravano nella centrale. Da queste interviste si deduce che il disastro del marzo scorso non è stato causato solo dallo tsunami, ma anche dal violento sisma che lo ha originato. Stando al quotidiano britannico infatti «è stato il terremoto a bloccare l’impianto di raffreddamento dei reattori».
 
Lo tsunami ha poi sommerso l’impianto 40 minuti dopo, provocandone il definitivo spegnimento e dando il via alla catena di effetti che hanno portato alla fusione dei tre reattori. La Tepco e il governo hanno sempre parlato di circostanze imprevedibili alla base del disastro, portando avanti una vera e propria campagna di disinformazione. Invece se i danni sono stati provocati proprio dal sisma, «questo potrebbe significare che tutti i reattori di identica concezione presenti in Giappone dovrebbero essere chiusi, perché incapaci strutturalmente di resistere a scosse sismiche di una certa entità». L’inchiesta condotta dall’Independent dimostrerebbe dunque come i rischi siano costanti per gli impianti in Giappone, vulnerabili perché esposti ad eventi sismici che colpiscono il territorio con regolare frequenza. Proprio ieri è stata registrata una scossa di magnitudo 4,4 a Ibaraki, 150 km a nordest di Tokyo. Per ora non ci sono notizie di danni a persone o cose, ma la notizia rappresenta a questo punto un importante monito.




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16 agosto 2011
Bersani: «La manovra è già figlia di nessuno»

Il Pd: paghino gli evasori. Prodi: «L'euro non finirà».

«La manovra è già figlia di nessuno. Il Pd è pronto al confronto in Parlamento ma a due condizioni: paghino gli evasori e si introducano misure strutturali per equità, crescita e lavoro». Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha criticato il dibattito interno alla maggioranza e indicato le condizioni dei democratici in vista della presentazione della manovra il 17 agosto al Senato.
FIGLIA DI NESSUNO. «Visto che il decreto sulla manovra», ha sostenuto Bersani, «è stato approvato all'unanimità dal Consiglio dei ministri viene da chiedersi: in Cdm c'erano le controfigure? Possibile che dopo poche ore la manovra non sia più figlia di nessuno? La verità è che un governo di sopravvissuti può solo scrivere le sue decisioni sulla sabbia».
CONTRO L'EVASIONE. «Berlusconi dice adesso», ha aggiunto il leader Pd, «che sta riflettendo. Sappia dunque che se governo e maggioranza vogliono davvero discutere con noi in Parlamento, dovranno tenere conto di due condizioni: questa volta il contributo di solidarietà devono darlo gli evasori; questa volta ci deve essere nella manovra qualche cosa di strutturale per l'equità fiscale e per la crescita e il lavoro. Se non c'è questo, faranno da soli e con una opposizione che si farà sentire».
«IL CAV NON CHIEDERA' LA FIDUCIA». Quanto alla possibilità che la manovra venga approvata con la fiducia, Bersani si è detto sicuro che il premier non la chiederà. «Adesso dice così perché deve dare un messaggio di tranquillità al suo pollaio, perché c'é un sacco di gente del centro destra che vorrebbe cambiare la manovra. Dopodiché, abbiamo avuto 47 fiducie, e credo che quando saremo 'sotto', per problemi interni alla maggioranza, Berlusconi ci ripenserà».
BOSSI NON FACCIA FINTA DI NON CAPIRE. Più che con Berlusconi, però, il leader dei democratici è stato duro con il Senatùr. «Prima gli dico di non fare il furbo, perché ha capito benissimo ... poi glielo rispiego», ha ironizzato Bersani reagendo alle parole del Senatur che sostiene di non aver capito le proposte del Pd per modificare la manovra. «Primo punto: voglio far pagare il 20% a chi ha pagato il 3 o il 4%, e sono 15 miliardi. Quei soldi li metto alla pubblica amministrazione perché paghi le piccole imprese che sono in crisi di liquidità; poi li metto sulle deroghe dei Comuni ai patti di stabilità perché facciano investimenti per creare un po' di occupazione», ha spiegato il segretario del Pd a radio Popolare.
TRACCIABILITA' E LIBERALIZZAZIONI. «Secondo punto: faccio della tracciabilità seria sull'evasione fiscale; faccio un po' di alienazione di immobili statali e comunali. Terzo punto: risparmi nella pubblica amministrazione e nella politica. Infine faccio un po' di liberalizzazioni». Quindi, ha concluso il leader Pd, «come vede, quello che diciamo noi lo capisce anche un bambino. Il problema è se c'é la volontà politica di farle. E dubito che una parte di queste cose possa farle un governo di centrodestra».
PRODI: L'EURO NON FINIRA', ANCHE BERLINO NE HA BISOGNO. E della crisi che sta mettendo a dura prova l'Europa è tornato a palare anche l'ex premier Romano Prodi: «Sono preoccupato, ma non credo che ci sarà la fine dell'euro», ha detto intervistato da Radio 24. «Quando si va nel concreto e si dice 'abbandoniamo l'euro, i primi ad avere paura ad abbandonarlo sono i tedeschi. In un mondo grande come quello di oggi essere soli non va bene neanche per la Germania», ha spiegato il professore. «Sanno benissimo che solo con l'euro possono avere la forza economica che hanno oggi. Senza l'euro tutti gli altri paesi compresa l'Italia avrebbero svalutato e svaluterebbero la loro moneta». A questo proposito, Prodi ha ricordato come siano mutate le quotazioni lira-marco. «Quando ho iniziato la carriera accademica ci volevano 145 lire per un marco. Quando siamo entrati nell'euro ce ne volevano 990. Abbiamo svalutato del 600 per cento». E dunque? «I tedeschi sanno benissimo che in questo caos non potrebbero gestire una democrazia moderna. Con la demagogia arrivano fino al limite del burrone e dopo si fermano!».
AGENZIE DI RATING COME QUI QUO QUA. Prodi non ha risparmiato stoccate neanche alle agenzie di rating: «Si parla tanto di concorrenza e poi le tre agenzie di rating mondiale sono come Qui, Quo, Qua: vanno d'accordo tra loro», ha afferma. «Sono tutte americane. Si mettono d'accordo. Non c'é niente da fare, istintivamente rispondono a stimoli politici. Ci vogliono agenzie europee, cinesi, indiane. Questa soluzione avrebbe anche un altro vantaggio: quello di rendere relativo il giudizio di queste agenzie che, comunque, ci vuole. Ci vogliono dei controlli e i loro giudizi andrebbero poi presi con una certa saggezza». Qualcuno propone agenzie di rating in mano agli Stati. «Io ho delle perplessità perché evidentemente perderebbero di credibilità. Per definizione ognuno metterebbe l'asino dove vuole il padrone. Nel mercato di oggi è meglio che ci siano tanti asini e tanti padroni»




permalink | inviato da marika il 16/8/2011 alle 0:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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